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20 ottobre 2013 7 20 /10 /ottobre /2013 21:15
Anche per te, le tre donne di Battisti.

Per te che è ancora notte e già prepari il tuo caffé
che ti vesti senza più guardar lo specchio dietro te
che poi entri in chiesa e preghi piano
e intanto pensi al mondo ormai per te
così lontano.

Questo primo verso pare alludere ad una suora, forse di clausura, lontana dal mondo e dedita alla preghiera. Si ratta comunque di una donna cha ha rinunciato alle proprie vanità.


Per te che di mattina torni a casa tua perché
per strada più nessuno ha freddo e cerca più di te
per te che metti i soldi accanto a lui che dorme
e aggiungi ancora un po' d'amore a chi non
sa che farne.

Questo secondo verso ci presenta un’altra donna che porta a casa i soldi lavorando per strada di notte. Non ci sono equivoci sul suo mestiere in tale descrizione. E lei viene descritta come una donna capace d’amore anche per il suo uomo che probabilmente è colui che la sfrutta. In Italia la prostituzione non è reato, il reato sta nel suo sfruttamento. L’abolizione dei casini ha diffuso tale pratica lungo le strade. Il tema è presente in varie canzoni d’autore, vedi De Andrè e Paoli.


Per te che di mattina svegli il tuo bambino e poi
lo vesti e lo accompagni a scuola e al tuo lavoro vai
per te che un errore ti è costato tanto
che tremi nel guardare un uomo e vivi
di rimpianto.

Questo verso ci descrive una ragazza madre lavoratrice che, pur non avendo ancora elaborato totalmente il proprio lutto affettivo, affronta le conseguenze di ciò che l’autore considera un errore. Tuttavia il ruolo di madre è accettato e sostenuto col lavoro, il che fa di questa donna un soggetto forte ed autonomo.


Anche per te vorrei morire ed io morir non so
anche per te darei qualcosa che non ho
e così, e così, e così
io resto qui
a darle i miei pensieri,
a darle quel che ieri
avrei affidato al vento cercando di raggiungere
chi...
al vento avrebbe detto sì.

In questi ultimi versi l’autore si rivolge alle tre donne come se fossero una. Sono versi d’ammirazione e non di desiderio il cui il destinatario ideale si unifica in un’idea di donna vista, quasi spiata, da lontano. In essi l’autore tradisce un sentimento di umiltà depressa che viene riproposto quale conclusione del canto poetico.

***

Questa canzone di Mogol – Battisti venne incisa a fine ottobre 1971 e uscì come singolo assieme a “la canzone del sole”. Il disco rimase in classifica al primo e secondo posto tra i dischi più venduti per quattordici settimane. L’aspetto curioso è che si tratta di un pezzo atipico rispetto alla tendenza del periodo. Infatti Battisti, che canta in doppia voce, è accompagnato da un semplice pianoforte elettrico. Non c’è arrangiamento, non c’è rock. Vediamo un po’ di contesto.

Era appena morto a Parigi Jim Morrison, il giovane cantante e poeta dei Doors, sex symbol etilista portatore di una poetica rock totalmente antitetica al buonismo floreale degli Hippies. Di lì a poco uscirà Imagine di Lennon. In quell’anno lo “stushow”, ovvero la gara di spettacolo tra le scuole valdagnesi, ebbe un taglio smaccatamente rock e al “concorso per complessi moderni” tenutosi al Dopolavoro Marzotto spopolarono i “Normanni” e “Le Onde” eseguendo Badge e White Room dei Cream ovvero pezzi che di melodico hanno molto poco. In quei mesi in Italia stava avvenendo una fusione tra contestazione e musica giovanile. E il 5 Luglio a Milano erano avvenuti i primi scontri tra pubblico giovanile e polizia non connessi con tematiche di contestazione studentesca o partecipazione a scioperi operai, ma dovuti ad un concerto rock.

Era infatti avvenuto che allo stadio Vigorelli l’imprenditore di spettacolo Radaelli aveva portato i Led Zeppelin i quali conclusero con Whole Lotta Love, una bomba aggressiva che invita all’eccesso sessuale. Radaelli aveva fatto eseguire la performance nella prima parte della serata perché contava di concludere con Gianni Morandi.

E’ un esempio della incomprensione da parte dell’esthablishment di allora nei confronti dei fenomeni giovanili. Per Radaelli e il suo staff infatti Morandi, che era stato protagonista del ricambio generazionale negli anni sessanta, era ancora espressione delle tendenze innovative nella canzone italiana mentre i Led Zeppelin erano poco più che un fenomeno da baraccone. Il risultato furono gas lacrimogeni e inseguimenti per tutta la notte. C’erano anche alcuni giovani di Valdagno.

La vita giovanile a Valdagno in quei mesi era tutt’altro che provinciale. C’era una vasta componente di studenti che venivano da varie parti d’Italia, ospiti del Pensionato studentesco o famiglie private. Il movimento studentesco era in auge e gli studenti in generale si andavano politicizzando. In quei mesi il parlamento nazionale approvava la legge 1204 sui diritti delle lavoratrici in gravidanza affermando un’ottica di sostegno alla maternità.

****

La canzone portata al successo da Lucio Battisti è una dichiarazione d’amore distaccata e femministica; una dichiarazione ad approccio sociologico.

Tutta la chiave interpretativa sta in quel “anche”, che implica condivisione cioè un atteggiamento che esclude ogni gelosia ed offre il massimo dell’ammirazione. L’io narrante del testo vorrebbe infatti morire per lei, la donna suora prostituta di strada con casa e bambino, ragazza madre e donna lavoratrice. Insomma un vero mito anni settanta.

Quel testo infatti prospetta un approccio al tema della prostituzione tipico di quei primi anni settanta durante i quali la cultura della nuova generazione, quella sessantottina, riformulava i propri teoremi sulla vita e sull’amore. E questa secondo me è la chiave del successo di quella canzone. Un successo che si spiega in un testo che propone la donna in modo nuovo, anticonformista.

Non concordo con le interpretazioni buoniste di Wikipedia.

Devo dire che oggi a quarant’anni di distanza quell’approccio mi appare completamente irrealistico. Ma in ogni caso per me quella canzone è un ottimo esempio di fusione tra testo e musica dove semplicità e profondità di fondono. E’ una canzone che appare coerente e sincera. Anche se a rileggerla con qualche distacco descrive una situazione improbabile e un sentimento ipocrita. Potenza della musica.

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commenti

luigi 10/21/2013 11:16

Post molto "intrigante". Lo condivido in pieno e mi ritrovo nell'analisi sociologica (in senso buono). Di Battisti mi piace anche molto "I giardini di Marzo". Anche qui musica semplice e testi non banali. Grazie Francesco per il tuo bel blog, così variato e stimolante

francesco 10/21/2013 18:31

troppo buono.