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22 ottobre 2013 2 22 /10 /ottobre /2013 17:28
La velocità dell'angelo, di Gianrico Carofiglio.

Nella raccolta a tema COCAINA, di Einaudi Stile Libero BIG, questo racconto di Carofiglio (Gianrico) è stato posto al centro, tra Carlotto e De Cataldo. Ora, considerando che nella nostra cultura occidentale per leggere si va da sinistra a destra e quindi ciò che sta a sinistra è già avvenuto mentre ciò che sta a destra deve ancora arrivare, in questa sequenza ci dovrebbe essere nascosta anche una gerarchia di valore. Io però non la vedo. O meglio, non la leggo affatto. Il meglio di questo libro sta all’inizio… come ho già postato.

Uno scrittore in cerca di rinnovata ispirazione conosce la misteriosa “dottoressa Sara” in un bar sul mare del tramonto tra i conglomerati cementizi. Quel calcestruzzo pare alludere ad “una vista nascosta e prigioniera in quel materiale inerte”. E così pure tra i due i cui incontri si ripetono alimentati da reciproca curiosità emergerà via via lo strato nascosto.

Il dialogo funziona, lei è una poliziotta, un capo, sezione antirapina di una grande squadra mobile. C’è anche un sessantenne con le trecce rasta che porta da bere e pian piano entra nella storia che si raccontano perché venne da lei arestato quando, ancora giovane, spacciava. Ecco, l’antiscippo è un ottimo inizio per una buona carriera in polizia. Soprattutto perché lei ha tutte le qualità di uno sbirro maschio, ma in più è una femmina e ciò permette di arrivare dove un maschio non può.

Le indagini nascono perché ci sono i confidenti, e ci sono sempre, ogni volta. Ma è legale? E’ una domanda che non serve perché il ruolo dei confidenti nelle indagini è solo quello di farle nascere, il resto lo fanno le intercettazioni, le perquisizioni, le testimonianze i pedinamenti eccetera.

Sara è un’atleta, è brava a correre, ma impara dalla vita che non bisogna mai “correre più veloce di quanto il tuo angelo custode sia capace di volare”. E quando la vita insegna, si sa, usa una pedagogia dalla mano pesante. Come ad esempio un amore lesbico alla cocaina con una confidente, ovvero una situazione che non piace affatto all’articolo 40 del codice penale. Inoltre, anche se Carofiglio non lo scrive, ai Carabinieri dev’essere piaciuto incastrare una poliziotta. Qui l’autore che è sempre ossessivamente polically correct, mostra che il modello basato su due forze dell’ordine in concorrenza funziona e garantisce il cittadino.

Bella storia per una vita dura. Quando Sara finirà i servizi sociali, scontata la pena, cambierà vita nel privato. E un pomeriggio in riva al mare, tra i blocchi di calcestruzzo frangiflutti, troverà un uomo che ascolterà la sua storia… e alla fine le darà la mano.

Non so se vissero felici e contenti, ma Carofiglio con la sua scrittura ordinata, leggera e discreta anche stavolta sembra dirci di si.

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