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1 maggio 2020 5 01 /05 /maggio /2020 15:33

 

!^ Maggio 1891 FESTA MONDIALE DEL LAVORO.

 

 

Lavoratori d’Italia il giorno primo di Maggio è destinato a portare nel mondo la notizia che la classe lavoratrice sa di avere dei diritti da conquistare. Questo pensiero ci affratella per mostrare la solidarietà nella lotta contro i nemici della nostra emancipazione. Senza confini, senza frontiere. La causa del lavoro è la causa della eguaglianza e della giustizia. Dobbiamo rialzare le condizioni della nostra classe attraverso la riduzione della giornata a OTTO ORE senza riduzione di salario. Così creeremo più posti di lavoro e i lavoratori potranno avere 8 ore per il lavoro, 8 ore per il sonno e 8 ore per il riposo utile, cioè tempo di vita, libertà e azione. Le famiglie potranno pensare all’istruzione, agli affetti e all’igiene.

E’ un plebiscito universale col quale la nostra classe vuole affermare il principio che il lavoro non è arbitrio dei proprietari della ricchezza, ma che la nostra forza libererà il mondo dall’oltraggio della schiavitù.

 

Vi invitiamo pertanto a fare del primo giorno di Maggio un giorno di festa, di vacanza e di riposo per sottrarre le braccia alla fatica quotidiana e rialzare la fronte al nostro destino benefico.

 

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Queste parole, tolte da ogni enfasi e retorica dell’epoca, sono state ascoltate da mio nonno Silvano che aveva 13 anni e non sapeva ancora leggere ma probabilmente sapeva già lavorare nella fabbrica di Gaetano Marzotto le cui scuole serali gli insegnarono a leggere e scrivere un po’. Le lesse poi mio padre che ebbe invece la fortuna di arrivare fino alla quarta elementare, ma le lesse dopo il 1946 quando, dopo aver fatto la prigionia in Grecia e aver contribuito alla caduta del fascismo potè iniziare a frequentare la sede del Partito Socialista e imparare l’importanza di leggere i giornali. Cosa che mi trasmise.

Queste parole le leggo oggi io dopo aver lavorato in un arco di quattro decenni con l’orario ivi auspicato. E li ringrazio per le loro lotte.

 

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Il fascismo abolì la festa del Primo Maggio per decreto il 19 Aprile 1923 accorpando la celebrazione del lavoro alla festività del 21 Aprile denominata Natale di ROMA. Antonio Gramsci, nei suoi quaderni che scrisse dal carcere ove scontava il reato di essere comunista, derise tale festività. Ogni volta che si celebra il Primo Maggio ancora oggi dopo 130 anni, si onorano Gramsci, mio padre e mio nonno con le loro mogli e i loro discendenti.

E se oggi il lavoro è dignitoso lo si deve, oltre alla tecnologia, alle idee di quel manifesto. Se oggi il lavoro non è ancora dignitoso ebbene allora bisogna continuare a lottare per le idee di quel manifesto.

 

 

 

 

Che il destino sia generoso con chi crede nella speranza.

 

 

 

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