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16 gennaio 2021 6 16 /01 /gennaio /2021 23:05

 

 

LiMes di dicembre 2020 chiude l’anno dedicando l’analisi al virus, ovviamente. Non so se per confermare l’adesione al mainstream mediatico e star fuori dalle polemiche o per tentare una sorta di bilancio.

Il numero però è chiuso da un articolo che ci aggiorna su uno dei temi che hanno caratterizzato l’annata politica di Macron ovvero i rapporti della Francia con l’Islam domestico. Nell’Ottobre scorso alcuni gravi episodi di violenza hanno rianimato l’interesse della società francese per questo tema. La decapitazione di un insegnante e la sparatoria contro fedeli cattolici dentro una chiesa ha offerto alla TV qatarina Al JAZEERA l’occasione per una intervista al presidente dell’Eliseo per fare il punto su tali problematici rapporti. Essi infatti si aggravano sempre più e nella intervista Macron stesso parla di “contro-società islamiche”.

Si tratta della minoranza musulmana francese che ammonta ormai a sei milioni di residenti, ovvero l’8% della popolazione. Sono strati di popolazione che derivano da varie ondate di immigrazione, storiche e recenti, principalmente dall’Africa sub-sahariana, dall’Algeria e dal Marocco. Essi, anche se residenti da più di una o più generazioni sono malamente integrati nelle banlieau e lamentano discriminazioni di vario genere che sarebbero da attribuire al loro retroterra etnico e religioso.

La Francia istituzionale è consapevole del problema e fin dai primi anni novanta ha avviato una politica di ricerca della convivenza agendo sul fronte amministrativo. Sono state create due istituzioni che hanno il compito precipuo di organizzare la rappresentanza musulmana. Esse sono Il Consiglio Francese della Fede Musulmana e la Fondazione dell’Islam di Francia. L’azione gode del sostegno diplomatico anche di Algeria, Marocco e Turchia, ma le tensioni geopolitiche non sempre aiutano. Queste politiche di integrazione sono state anche accompagnate da altre misure come il divieto del velo nei luoghi pubblici.

Nonostante questi tentativi le tensioni nel rapporto con l’Islam si sono aggravate e negli ultimi cinque anni le vittime civili degli attacchi messi in atto da gruppi terroristici islamisti sono diventate quasi trecento.

Macron quindi ha maturato la convinzione di dover intervenire per la sicurezza civile e sta adottando un orientamento che si fonda sull’idea di separare l’Islam dall’islamismo. L’articolo di LiMes definisce “manicheo” questo approccio che però è approdato ad una proposta di legge sul “separatismo” islamico. Essa prevede un forte regime di controllo delle moschee e delle organizzazioni culturali sospettate di diffondere l’odio e l’istigazione alla violenza, nonché la repressione delle pratiche come la “separazione dei sessi” e la “scolarizzazione domestica”.

Le nuove misure contemplano l’idea di bloccare l’afflusso di imam provenienti dall’estero, assegnando invece al Consiglio il compito di formarli in Francia. Il Consiglio stesso ha accettato l’idea e sta lavorando per costruire un accordo con le comunità islamiche. La Fondazione per l’Islam di Francia verrebbe invece finanziata direttamente dal governo francese per organizzare piani di studio islamico nelle università e la creazione di una cattedra di islamologia. E’ l’dea di un “Islam dei Lumi” che verrebbe distillato negli studi accademici in aperto contrasto con l’islamismo radicale, il cui insegnamento verrebbe represso (anche nelle moschee e controllando la predicazione degli Imam).

Si tratta di una sfida non semplice e tutta da verificare. Ma è un’ipotesi interessante nel medio/lungo periodo per un’Europa avanzata, tollerante e pienamente capace di convivenza multietnica.

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