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17 dicembre 2021 5 17 /12 /dicembre /2021 09:01

 

 

 

 

L’ Azalea è una pianta ericacea, ovvero di quel genere cespuglioso e fiorito che caratterizza varie specie. Per qualcuno il termine deriva dall’arabo e significa “calmato” o “pacificato”. In tal caso il messaggio è chiaro e coerente perché ricama la “riconciliazione”. Un’ idea con retrogusto religioso che costituisce il concetto-chiave per la lettura di questo libro.

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Sugli anni di piombo l’Italia vive ancora oggi una battaglia tra differenti narrazioni: il grande complotto, l’occasione mancata, le vittime, il riscatto e la riconciliazione. Si, è vero. Ci furono anche trame internazionali e deviazioni istituzionali, ma soprattutto, dice Giovagnoli, c’erano i terroristi.

Questo schema riduce alla psicologia di alcune persone e ai loro errori di comportamento, un fenomeno tutto politico che va ben oltre la dimensione psico-sociale o, se volgiamo, morale. Gli anni di piombo non ci furono solo in Italia ci furono in varie parti di Europa, Stati Uniti e America Latina. Io sono pertanto scettico su questo tipo di schematizzazione e la considero ipocrita.

Tanto per cominciare la parola “terroristi” è sbagliata. Essa tutt’oggi testimonia solo il disprezzo nei loro confronti. Il loro non era terrorismo, era lotta armata. Per carità: sbagliata, colpevole e non giustificabile da ogni punto di vista. Ma il terrorismo è un’altra cosa. Il terrorismo è quello delle stragi, il terrorismo è l’uso della tortura. Quelli sono metodi che creano terrore. E negli anni di piombo lo stato ha coperto quei veri terroristi ed ha usato, coltivato, la paura che le stragi inculcavano nella gente comune per ottenere consenso nell’opinione pubblica sulle leggi speciali.

Ora, non c’è dubbio che stiamo parlando di una storia piena di drammi umani, una storia fatta di persone da rispettare anche con il silenzio e la riservatezza morale. E non c’è dubbio che dopo quattro, cinque decenni ogni riavvicinamento, ogni perdono, ogni odierna comprensione tra colpevoli e vittime rappresenta un progresso in direzione dell’umanità. Certo, penso di poter comprendere anche il perdono. Ma esso riguarda la dimensione umana del problema. La riconciliazione riguarda le persone, non lo Stato. Un terrorista ha ucciso, è stato catturato, processato, condannato, ha scontato la sua pena? Caso chiuso. Se poi ci sono le condizioni morali e i famigliari delle vittime lo perdonano meglio ancora e buon per tutti.

Se esiste davvero questa è una società positiva, che va a avanti e impara dai propri errori. Ben venga, ma questo centra poco con lo Stato e trascura la comprensione delle motivazioni politiche del fenomeno. E il vero problema, per chi voglia fare i conti con gli anni di piombo, è, purtroppo, ancora questo.

E’ un peccato doverlo ricordare dopo aver letto quello che comunque è un bel libro, scritto con professionalità e dedizione.

 

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1 - Franco Bonisoli nel 2013 a 35 anni dall’eccidio di via Fani si è recato sul luogo ed ha lasciato una piantina. Picariello non precisa di quale specie essa sia, ma il titolo del libro suggerisce che sia un’azalea, e alla domanda del giornalista che lo accompagna e gli chiede se sia vero o meno che in quel frangente si sia inceppato il suo mitra risponde con una “piccola smorfia”; una risposta che, scrive Picariello, gli bastò. Perché l’amico Franco stava guardando intensamente le foto degli agenti caduti.

Dopodiché Picariello afferma che quel fatidico giorno:” … lui si era appostato dal lato opposto della strada, alle nostre spalle, - dice – davanti al portone di un condominio, alla fermata del bus. Dove un tempo era il famoso bar Olivetti”. Il resto del libro ritorna poi più volte su Bonisoli descrivendolo come un bravo ragazzo, che si è riconciliato anche con Montanelli che aveva gambizzato, insomma in definitiva un ragazzo e che si è sempre moralmente pentito del periodo violento.

E’ tutto molto bello, ma purtroppo non è vero. Il mitra di Bonisoli non si è affatto inceppato e, anche lo fosse, è stato comunque usato per sparare sul lato posteriore sinistro dell’auto di scorta mentre l’agente Jozzino è stato ucciso da qualcuno che, con molta perizia e precisione, gli sparò alle spalle dal lato destro. Questo è uno dei tanti dettagli che sono stati accertati ed acquisiti negli atti della commissione Fioroni.

Allora perché il bravo ragazzo che ha sbagliato e pagato la sua pena non lo dice? Temo che sia perché anche lui, come gli altri delle Br, sono ancora impegnati a reggere le balle che su via Fani lo Stato ha confezionato. A via Fani c’erano “anche” le Br ma servirono da paravento a ben altri soggetti violenti. Questa però è una verità molto scomoda e soprattutto proibita dalla NATO che, a differenza del suo nemico Patto di Varsavia, è ancora viva e vegeta e comanda su di noi

 

                                                                            ***

Il limite del libro, e della encomiabile ricerca che lo ha reso possibile, è proprio questo: ci si limita a considerare il rapporto morale con gli ex terroristi, la loro coscienza, la loro umanità ritrovata ignorando cosa LO STATO ha fatto a loro e alla popolazione civile per combatterli negli anni di piombo. E cosa fa ancora oggi per nasconderlo. Certo si tratta uno Stato manipolato e con le mani legate, ma da una alleanza militare che si travestiva di anticomunismo e che continua ancor oggi a riservare all’Italia quel trattamento nonostante siano trent’anni che il comunismo non c’è più.

In questo libro l’azalea viene idealmente posta in “via Fani” perché quel luogo topico del ciclo plumbeo italiano e rappresenta l’apice della epopea brigatista. Tutte le vicende umane dei personaggi che vengono richiamati in questo libro, anche quelli definiti “terroristi”, sono presentate come esperienze di vita tendente alla riconciliazione. Ma lo Stato italiano non si è mai riconciliato con se stesso; ha ripiantato e ricoltivato dentro se stesso quelle forze oscure contro le quali i costituenti stessi avevano combattuto. Ed in tal modo è staro tradito un paese che ha nuovamente pagato col sangue il prezzo di quella Costituzione.

Io spero che le azalee per perdonare questa parte della storia, quella che purtroppo il libro non spiega, da qualche parte stiano crescendo…

 

 

 

 

 

 

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