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15 ottobre 2022 6 15 /10 /ottobre /2022 22:35

 

 

Il libro, pubblicato nel 1977 da Editori Riuniti col titolo PSICOLOGIA E MARXISMO, Piaget/Zazzo ed altri, edita un dibattito di un gruppo di studio francese seguito da una raccolta di articoli al tema stesso collegati. Prendo a riferimento quello di Maurice Caveing.

Costui è l’autore del saggio conclusivo e in quest’articolo vede nel rapporto Psicologia/Marxismo un’occasione di approfondimento e delucidazione del materialismo storico. Auspica un lavoro tale da fornire una teoria della personalità come sviluppo nuovo del marxismo.

Il suo riferimento è il lavoro del filosofo comunista francese Lucien Sève Marxismo e teoria della personalità edito in Italia da Einaudi nel 1973.

Caveing sostiene che sviluppando marxianamente le basi per una teoria della personalità si offrirà allo psicologo la possibilità di “fecondare la sua ricerca con la conoscenza dello status storico-sociale della personalità umana”. L’apporto marxista a suo dire infatti sarebbe quello dell’approccio storico dialettico il quale porterebbe all’analisi della trasformazione dell’individuo da biologico a sociale, andando oltre la semplice concezione  relazionale e tendendo a concepire l’individuo come “essenza umana” nei suoi “rapporti sociali”. In tal modo a suo dire diventerebbe anche “ possibile soddisfare tutti coloro che cercano di dare al marxismo il “supplemento di anima che gli mancherebbe”.

Un discorso interessante che passa anche attraverso una sintetica e succosa disanima delle nozioni di personalità presenti negli scritti di Marx.

Marx ci ricorda che essendo il fine del capitale la produzione di profitto e non la soddisfazione dei bisogni’ la sua teoria economica colloca l’individuo concreto al di fuori dell’analisi perché non interviene nella produzione. “Si rimprovera a Ricardo di studiare la produzione senza curarsi degli uomini; ma è proprio ciò che vi è di importante in lui, scrive Marx, ciò che non vedono gli economisti psicologi o umanisti che dissolvono nel vischio psicologico l’obiettività dei rapporti di produzione e dunque la scienza stessa”.(pg 166)

 

Sia nelle opere giovanili, dove passa dall’umanesimo astratto di Feuerbach al materialismo storico, sia in quelle della maturità Marx infatti non ha mai cessato di avere in vista la liberazione degli esseri umani da tutte le servitù materiali, sociali politiche ideologiche e anche dagli “ostacoli interni”. Ne L’ideologia tedesca si dice che i proletari devono “rovesciare lo stato per realizzare la loro personalità”; e ne Il Capitale Marx riconduce senza posa l’attenzione del lettore allo scopo finale cioè la liberazione degli uomini attraverso quella dei proletari. E qui Caveing  ci invita a “saper leggere Il Capitale” in modo sintomatico e non selettivo, come suggerisce Althusser (comment lire Le Capital, 1968)

Nel periodo ’77 – 79 quando lavoravo in fabbrica e studiavo psicologia a Padova preparando gli esami nelle ore di giornata che mi offrivano i turni di notte, ambivo a diventare psicologo del lavoro, cosa che poi non ho realizzato perché sono finito a fare il sindacalista. In quegli anni queste letture alimentavano le mie ambizioni culturali e il libro PSICOLOGIA E MARXISMO di Editori Riuniti 1977,  fu un ottima, per quanto impegnativa, lettura.

Il 9 maggio 1979 a Padova il professor Guido Petter venne aggredito da un gruppo di studenti violenti e nei giorni successivi al posto delle lezioni si tenevano assemblee di occupazione delle aule. Io mi ero presentato con L’Unità che sporgeva dalla tasca e fui spinto, senza particolare violenza peraltro, in strada con l’argomento che non dovevano entrare quelli del PCI perché essi erano LA NUOVA POLIZIA. Io dissi che se fossi stato un poliziotto non avrei certo  portato con me un giornale comunista e allora mi strapparono il giornale e mi dissero di andare da un’altra parte. Ricordo che cercai un’altra aula e seguii una lezione di statistica psicometrica con quiz che mi sarebbero poi stati utili in altre occasioni di trattativa su cottimi ed incentivi alla Marzotto. 

Quando perdi, non perdere la lezione; e io non persi la lezione, appunto…

è la legge del karma

(Dalai Lama)

 

 

 

 

 

 

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