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27 marzo 2011 7 27 /03 /marzo /2011 01:32

 

Ok, cari amici “zerocomments”, partiamo subito con un testo che scuote l'anima: “sangue di cane “ , scritto da Veronica Tomassini. sangue di cane - libro

Ovviamente non è un romanzo banale, come non lo saranno molti di quelli che leggeremo qui, ma anzi, è certamente una lettura d'assalto, uno scontro tra il lettore emotivo e un romanzo che non risponde ad un piano di marketing editoriale, ma ad un forte impulso narrativo, al bisogno di liberare un'anima dannata!

 

Qui l’autrice, una siciliana dagli occhi intensi e la seconda di reggiseno, mette in gioco il proprio essere e ci offre  il vissuto di una storia forte, vera, amara, piena di desiderio e dedizione, ma anche e soprattutto sangue, vomito, merda e marginalità esistenziale. Questi elementi si fanno strada parola dopo parola e ricompongono una storia sconclusionata, ma magnetica, la storia della narratrice con Sƚawek, polacco semaforista. Etilista.

 

Non entro nella fabula e non faccio nessuna recensione. Io racconto un’emozione. E qui l’emozione è forte, come quando i movimenti dei visceri interni non dipendono più dalla volontà, ma vanno da soli.

 

Cosa mangerei con questo libro.

Aglio. Un trito finissimo col prezzemolo pestato e cosparso sulla polpa di tre o quattro pomodori cui sono stati tolti i semi e le parti dure… Dopo averlo lasciato pipare per una buona oretta e mezza, durante la quale bisogna leggere le pagine 36 – 100, lasciamolo stare a fiamma spenta per un’altra mezz’ora.

Intanto si riflette. …Cazzo, che scene!…: da San Paolo apostolo, la mensa della Caritas e quell’oscuro parco di Siracusa dove sulla panca il tunisino Yurek strappa a Tereza “i soliti gemiti cavernosi”, fino alla casa ordinata, la recita del bambino… mah! Che storie…

A questo punto, poi quando l’acqua per la pasta comincia il bollore, bisogna scegliere: fusilli, penne, oppure … Sì! Qui ci vuole pasta del sud, profondo sud. Propongo pasta calamarata. Sì, anche se andrebbe meglio col pesce. Infine, per apprezzare, ma anche per sdrammatizzare un po’ suggerirei del vino appropriato: direi un nero d’Avola. Anzi meglio stapparlo subito, che così si ossigena.

Poi la storia continua. “Fiori nel fango” come scrive lei, e molto altro… ogni frase è un epitaffio. Sono parole incise nella pietra, anzi in un vissuto di pietra. Un vissuto di morte e resurrezione; e poi ancora morte… Ma una storia d’amore. Amore come si deve, non stereotipi holliwoodiani, o peggio brodini RAI di prima serata.

 

Poi si va avanti, nel pomeriggio, pennichella compresa, forse un po’ disturbata, e dopo cena. Notte fonda, fino alla fine, dove la giovane, la puttana d’Albania, pregherà il Suo nome ad ogni granulo del rosario.

 

Si potrebbe scrivere molto altro, volendo giocare al lettore psicoanalista si potrebbe scomodare il campo delle distrofie neurovegetative, cercare farmaci, ecc. Ma io sono  solo un lettore e non voglio avventurami tra le motivazioni inconsce che stanno alla base del testo narrativo, dico solo che devono essere state forti e soprattutto autentiche, e testimonio un’esperienza di lettura. 

Grazie Veronica, non so chi sei, ma so come ami.Veronica Tomassini

 

 

 

Post scriptum: che cosa ascolterei con questo libro.

Non è per niente facile. La prima cosa che mi viene in mente è Archie Shepp, pensa un po’… sarà per il suono aggressivo, spezzato, ma anche caldo e controllato. Boh! L’importante in ogni caso è non aggiungere contenuto ansiogeno all’ambiente di lettura; e qui forse la black music rivoluzionaria degli anni sessanta non è il massimo della coerenza. Forse è meglio tentare di cogliere un lato in qualche modo romantico per questo amore neuro distonico… forse Skrjabin. Ecco, va già meglio: un pezzo di Skjabin per pianoforte, bisogna cercare nella discografia.

Ma dopo qualche decina di minuti ecco la soluzione. Come sempre viene da sola, per serendipità, mentre cerchi qualcos’altro. E’ Arnold Shȍemberg, e precisamente il suo Verklȁrte Nacht. Provare per credere… direi soprattutto dopo la lettura, con le luci spente e il sentimento acceso. Qui c’è il tardo romanticismo estremo e distonico, c’è il disarmonico annuncio della futura atonalità, ma c’è anche un sentimento d’amore intenso e doloroso. Insomma, c’è Sangue di cane, di Veronica Tomassini.

 

 

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