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6 dicembre 2013 5 06 /12 /dicembre /2013 18:31
Calendario 2014, la Grande Guerra.

Oggi il GdV, sponsorizzato da Confindustria e BPV, offre il Calendario 2014 in carta patinata e foto brunite. Sono queste ultime l’aspetto interessante dell’opera, che mi ha spinto a comprare. La gran parte delle foto proviene dall’archivio della fondazione 3 Novembre. I fotografi sono quelli ufficiali della Prima Armata. L’introduzione di Antonio di Lorenzo ridonda di una moderata retorica che vuol fare di Vicenza la “Capitale della Grande Guerra” e dedica primario spazio ai soldati stranieri partendo, guarda un po’, dagli Americani in un elenco che non è redatto in ordine alfabetico, ma che relega all’ultimo posto gli inglesi. Bene. La Brigata Sassari riceve la sua parte di omaggio, umanamente doveroso, prima di citare le migliaia di morti sull’Ortigara e per la guerra delle mine. Egli ricorda che i battaglioni alpini erano organizzati su base regionale e che gli ordini venivano impartiti in dialetto veneto, affinché venissero compresi, ma si affretta a concludere sul bene prezioso dell’unità del Paese “al di là di tanti dibattiti”.

Credo che un paio di copie possano degnamente campeggiare dietro la scrivania del generale che guida la base americana a Vicenza e su qualche enfatico muro del Quirinale.

Ma questo calendario, sottratte le foto, non campeggerà nel mio muro; dove la Grande Guerra avrà la mia memoria attraverso i pensieri per mio nonno e i tanti, troppi parenti passati per quella storia.

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25 novembre 2013 1 25 /11 /novembre /2013 23:15
Santa Cecilia: femminicidio imperiale

Valdagno ha celebrato in pompa la ricorrenza di Santa Cecilia. Sindaco e mecenati hanno preso la parola per ringraziare gli storici operai componenti della istituzione musicale valdagnese per eccellenza: la Banda Marzotto.

Il cinema Teatro Super s’è fatto luogo di pubbliche celebrazioni dopo l’epoca degli sfarzi marzottiani; e in esso si raccolgono, oramai, le nostalgie della vecchia generazione. Ivi la Banda Marzotto, oggi complesso strumentale della ASSOCIAZIONE Progetto Musica, prosegue un percorso di cultura ormai ultracentenario e la ricorrenza di Santa Cecilia, che il martirologio colloca nel ventiduesimo giorno di novembre, sta diventando in proposito l’apposita occasione concertistica.

Il coro polifonico Progetto Musica, del qual mi onoro esser partecipe, si è collocato ormai a pieno titolo tra i concelebratori dell’evento ed oggi ha aperto il cerimoniale.

***

Quindi abbiamo onorato Cecilia e il suo mito di protettrice musicale. E’ stato infatti un onore per noi coristi poter consegnare ad un pubblico sensibile la dolcezza quasi straziante del pezzo Buine sere, cjase scure, la cui musica è stata composta dal nostro maestro. Nel mio intimo sentire si tratta di un brano che richiama la vicenda di quella santa e il fascino della nostra esecuzione sta soprattutto nella voce solista, giovane madre capace di intonazione quasi eterea.

Penso che Cecilia, la santa che Jacopo da Varazze definisce “vergine illustre” nel suo libro “Legenda Aurea”, possa ritenersi omaggiata soprattutto dall’ esecuzione di questo brano. Esso narra del desiderio sofferto ed insoddisfatto di un amante che sfida la notte giuliana, con tutto il suo rigore invernale, pur d’intravveder l’amata. L’innamorato guarda dal mezzo dei campi (in mjez dai ciamps) proprio come Valeriano, guardò Cecilia nel terzo secolo dopo Cristo, nella sua notte di nozze quando andò in bianco… (vedi il racconto del da Varazze).

Insomma una notte da calci e sputi proprio come dice un verso di Antonello Venditti parlando proprio, potenza della ispirazione artistica, di Cecilia.

Antonello Venditti nel suo album UNICA, uscito due anni orsono nella settimana ceciliana, dedica una canzone (Cecilia appunto) alla santa protettrice dei musicanti. La definisce “unico amore santo e sicuro come il primo amore”. E le dedica uno dei suoi statements più impegnativi:

PER TE IO MUOIO E CANTO

Ma se Antonello Venditti canta e muore per santa Cecilia varrebbe ancor più la pena ricordare gli omaggi a lei medesima tributati nei vari secoli da illustrissimi mostri sacri della musica, come Alessanrdo Scarlatti, Franz Joseph Haydn o della letteratura come Geoffrey Chaucer e, come abbiamo già visto, Jacopo da Varazze.

La Santa Cecilia celebrata oggi è una santa intrigante. Intrigante e sublime come le armonie del nostro coro.

Grazie Cecilia

****

P.S. C’è un’altra piccola curiosità del calendario odierno, che mi stimola un’altra riflessione. Il 25 Novembre infatti, in virtù di una disposizione internazionale, si celebra la giornata contro la violenza alle donne. Ora, ove tale tipo di violenza arrivi alla uccisione della malcapitata, essa dà luogo ad una nuova fattispecie di reato chiamato femminicidio. Santa Cecilia, nel racconto varazziano, muore sanguinante nella vasca da bagno dopo tre giorni di agonia. Ma non per opera di un bruto frustrato dai suoi dinieghi, ella fu colpita tre volte dal boia. Fu il potere di allora a voler morta Cecilia perché la sua religione non era gradita. Il femminicidio del potere, come dimostra la vicenda Malala, è diffuso nel mondo tutt’oggi; ed è quanto di più meschino si possa concepire perché non può essere ricondotto ad una perdita di controllo, ma ad una fredda decisione politica.

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23 novembre 2013 6 23 /11 /novembre /2013 17:36
Siria: Aleppo o Ginevra?

Domenico Quirico, l’inviato del quotidiano La Stampa miracolato in Siria dai servizi segreti, riappare oggi alla grande sulla prima pagina del quotidiano per cui lavora. Ciò mi permette di riprendere il filo della situazione siriana.

Egli racconta di quando ad Aleppo ha incontrato i Ceceni, razza dura ed accanita. Ma questi sono ventenni, figli se non addirittura nipoti di quelli che lo avevano già tenuto prigioniero per due giorni a Grozny. Quelli che li comandano hanno studiato nelle scuole comuniste ai tempi dei russi. A Grozny hanno perso ma questa per loro è “la stessa guerra, una santa guerra”. Questi guerriglieri ceceni sono islamici e Quirico li ha seguiti passo passo nella battaglia di Salaheddin dove, dice il servizio, hanno retto il fronte ed impedito ai militari di riprendersi il centro.

Il punto è proprio questo: hanno il know How per saper fermare l’esercito siriano. Per questo sono lì. I siriani regolari sono nettamente superiori ai cosiddetti “ribelli”, sia in armamenti, (hanno i Mig), sia sul campo. In questa condizione i ribelli riciclati dalla Libia ed anche Al Quaeda sono destinati a perdere sistematicamente, ma i ceceni invece conoscono i russi, i quali sono coloro che addestrano i siriani e pertanto le loro tattiche sono note. Ma forse è solo per descriverli bene; in realtà sono solo ex ribelli perdenti nella loro terra, ora mercenari come gli altri.

Fattostà che i due paginoni de La Stampa sono tutti qua: si prende il servizio di Quirico, che narra un episodio di due anni fa, lo si impagina con foto, altri inserti e riquadri, un po’ di pubblicità e un richiamo in prima pagina. Il punto è perché, perché ora?

Da lettore e da uomo libero mi permetto di pensare che sia per la ragione che segue.

E’ possibile che sia perché il vertice previsto (Ginevra due) è impantanato e a rischio pantano perenne. Il fronte insorgente è diviso e Kerry non ha nessuna intenzione di favorire Al Qaeda; Assad sta vincendo sul campo e Putin se la ride ai vertici internazionali. Forse ora i ceceni potrebbero assumere un ruolo più importante, non più di rincalzo tattico, ma una leadership nelle operazioni. Ovviamente io, non conoscendo lo scenario locale, non posso arrivare a dire che così si ristrutturerebbe il rapporto di forza militare, ma certo verrebbe tamponato il vantaggio di cui gode Assad, ovvero l’apporto di Hezbollah. Questa formazione sciita conosce le tattiche quaediste e quindi fornisce una forte consulenza operativa e di intelligence all’esercito siriano. I ceceni possono fare altrettanto sul campo opposto. Ma una leadership assolutamente straniera del fronte insorgente equivarrebbe ad una ammissione solenne della eterodirezione di questa guerra rafforzando Assad sul tavolo di Ginevra due.

Meglio quindi impantanare Ginevra due con varie scuse e prendere tempo per riorganizzare il campo, sempre coi petrodollari qatarini ovviamente, anche perché nel frattempo Assad ha permesso lo smantellamento degli impianti chimici e le ansie israeliane possono essere un po’ attutite. Ci penserà Netanyahu a drammatizzare il fronte iraniano…

Intanto, in queste settimane di pantano diplomatico ginevrino, si rivaluterà l’eterna ipotesi di fare di Aleppo una città “liberata” su cui impiantare un governo dei “ribelli”.

Cosa meglio della credibilità di un inviato eroico come Quirico per veicolare “sub limina” tale proposta?

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22 novembre 2013 5 22 /11 /novembre /2013 15:38

Il 22 Novembre 1963 passa alla storia soprattutto per la morte di JFK, ma ai sofisticati nostalgici dei sixties come me non sfugge che in quel giorno è morto anche Aldous Huxley. A lui è dedicato “The Psichedelic Experience” di Leary, Metzner e Alpert. E’ un libro, ma soprattutto una ricerca, molto importanti per la cultura alternativa sessantottina.

Sempre in quel giorno esce “With The Beatles” il secondo album del complesso. Ma in realtà questi fatti, colti nel loro significato embematico, segnano una data di nascita. Nasce qui infatti la vicenda globale della generazione sessantottina. Il lancio della Beatlesmania, i capelloni ecc. un nuovo piano di dominio dell’élite globale.

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21 novembre 2013 4 21 /11 /novembre /2013 17:33
JFK  e il lancio di Caroline

Noto che il cinquantenario della uccisione di JFK vien ricordato con una certa solerzia dal mainstream mediatico occidentale. Non ho ancora capito se ciò dipende dalle scelte propagandistiche di Obama o se c’è in ballo qualcos’altro. In ogni caso non vedo grandi novità all’orizzonte e soprattutto non colgo ansie d’inchiesta tra i vari servizi giornalistici. L’unica novità nel panorama Kennediano è data dalla nomina della figlia Caroline come ambasciatore americano in Giappone. E’ un fatto certamente significativo, che qualifica una politica estera obamiana alquanto ansimante, ma non è la fine del mondo.

Per carità, il ruolo della Caroline potrebbe essere anche rilevante in prospettiva perché, dopo un certo rodaggio che ne metta in luce qualità e difetti, potrebbe diventare candidata democratica alla presidenza. Vedremo. Nel frattempo colgo l’occasione per rinfrescarmi la memoria in tema di misteri Kennedy, in particolare su alcuni sassi lanciati con mano, ovviamente nascosta, negli anni scorsi.

Nel Marzo 1964, pochi mesi dopo la morte di JFK, la vedova Jaqueline si affidò ad Arthur Schlesinger per rilasciare una lunga intervista (pare di oltre otto ore). Le cassette sarebbero poi state affidate alla figlia Caroline assieme all’incarico di pubblicarle da grande quando sarebbe stato il momento giusto.

Ora il quotidiano La Stampa del 9 Agosto 2011 annunciava che il momento sarebbe giunto proprio col cinquantesimo attraverso la produzione di un documentario, oggetto tra l’altro di polemiche negli Stati Uniti, contenente tutte le rivelazioni Schlesinger. Poi la notizia è ritornata varie volte su altri quotidiani, ma non vedo il riscontro televisivo che sarebbe segnale di una vera volontà di informazione sul caso. Inoltre si punta più sul gossip che sulla sostanza del complotto…

In quei dialoghi la vedova accennava al proprio sospetto su Lindon JOHNSON e questo, seppur con una certa cautela, lo si dice ormai apertamente. Ne parla anche Imposimato nel suo libro sui 55 giorni del caso MORO, ma il punto vero sarebbe che a partire da questo fatto, il quale ormai costituisce una certezza acquisita, si potrebbe attivare una campagna di inchieste che scavi ed evidenzi gli aspetti ancora oscuri del complotto di poteri che stava dietro a Johnson e questo è ciò che mi aspetterei da una corretta celebrazione del cinquantenario. Invece abbiamo il gossip.

Ma anche sul terreno del gossip il maintream mediatico si dimostra tendenziosamente selettivo. Non si enfatizza ad esempio il fatto che durante la crisi di Cuba JFK si “faceva” in ascensore una giovane donna che poi è stato dimostrato essere una spia della STASI.

Anche la relazione tra BOB Kennedy e Marilyn Monroe è ancora da risolvere. La Stampa del 6 Agosto 2011 dava conto dell’inchiesta del giornalista americano Ronald Kessler, del New York Times pubblicata nel libro “The Secrets of the FBI”. Egli avrebbe messe le mani su alcuni file segreti di Hoover usati per ricattare i politici.

In particolare in quel libro si fa riferimento al rapporto che William Simon inviò il 5 Agosto 1962. Egli ivi dichiarava di aver prestato riservatamente a Bob la propria auto il giorno precedente proprio per un incontro clandestino tra Marilin e Bob. Secondo Simon in quell’incontro Bob avrebbe perentoriamente annunciato la fine della storia amorosa causando in questo modo il di lei suicidio. Per quegli incontri clandestini, che avvenivano a Brentwod sempre con l’auto di Simon, vi sarebbero vari riscontri come ad esempio la innocente testimonianza della figlia di Simon di aver trovato, dopo una delle tante volte che l’auto era stata prestata, gli occhiali Ray Ban di Bob dimenticati nel cruscotto.

Ora se si chiarisse bene la vicenda di quel triangolo (John - Marylin – Bob) si potrebbe capire meglio il vero ruolo di quell’attrice morta tra i letti del potere.

Non vorrei che l’avvio alla carriera politico-diplomatica di Caroline fosse in realtà la contropartita di un certo silenzio sulle questioni scottanti contenute nelle otto ore di quei famosi nastri.

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18 novembre 2013 1 18 /11 /novembre /2013 16:01
Le mafie della ex Jugoslavia

Limes di NOVEMBRE è dedicato al circuito delle mafie.

Come sempre, ricco di analisi d’attualità, Limes traccia una panoramica che permette la comprensione dei processi di ristrutturazione dei rapporti di forza tra potenze mondiali. Anche le cartine risultano preziose, una vera e propria mappa della mafia globale. Leggo quindi anche questo numero con l’approccio di chi è ormai convinto che mafia non significhi criminalità, ma potere. Semplice potere moderno, potere globale.

Oggigiorno le nazioni hanno ancora un ruolo in quanto fattori di compartimentazione del campo competitivo. E le mafie sono il vero motore di apertura dei mercati.

Tra i vari articoli richiamo questo perché connesso col tema della ex Jugoslavia; tema al quale ho dedicato precedenti attenzioni.

BALCANI, LUCI IN FONDO ALTUNNEL?

(pgg 181 – 188)

Che cosa resta oggi di quella terribile vicenda jugoslava, dopo il disfacimento? Forse per cercare la risposta a questa domanda ci viene in aiuto l’ultimo numero di LIMES, la rivista di geopolitica di Lucio Caracciolo. In questo ultimo numero della rivista l’articolo di Matteo TACCONI propone un percorso di lettura molto chiaro: L’ex Jugoslavia resta terra franca per le narcomafie. La caccia ai boss Kelmendi e Saric ha svelato una fitta rete di complicità politiche. Ora al monopolio albanese dell’eroina si affianca il grande business della coca. Ma le pressioni dell’UE cominciano a dare frutti.

Al termine del conflitto, scrive TACCONI, molti ex guerriglieri sono divenuti politici e hanno contribuito a fare del Kosovo uno Stato mafia, portando bad practicies nelle istituzioni. Ramush Haradinaj, ex comandante dell’UCK fondatore e numero uno della Alleanza per il futuro del Kosovo (AaK), è uno di questi. Naser Kelmendi, kosovaro del 1957 ufficialmente residente Sarajevo, è stato individuato come il più importante boss del ciclo mafioso che vede l’eroina afgana transitare attraverso i Balcani per raggiungere il centro europa e la piazza iperglobale di Londra. I due sono legati l’un l’altro da interessi ed amicizia.

Questi ed altri esponenti costituirebbero un vero e proprio gotha politico-criminale che spazia in tutta l’area: Albania, Kossovo, Montenegro e Sarajevo.

Poi c’è il serbo-montenegrino Darko Saric. Egli a suo tempo comprese che il settore eroina nei Balcani era già saturo e si diresse al brokeraggio, comparto della cocaina, allora poco trattata. In pochi anni mise insieme i pezzi di una filiera che fa dei Balcani tutt’oggi un grande, nonché sicuro, magazzino di coca. Costui per anni è stato ben ammanicato presso funzionari del Ministero degli Interni, ed ebbe incontri con lo stesso ministro degli interni di allora. La pacchia però è finita un paio d’anni fa quando l’operazione “Balkan Warriors”, elogiata ufficialmente anche da Pietro Grasso, ha smantellato buona parte della rete tra Sudamerica, Balcani e Italia.

Ma molto resta ancora da fare evidentemente: “L’impressione è che e mafie giganteggino, tengano in ostaggio la politica, contaminino la economia e sappiano replicare i loro schemi anche all’estero…” scrive sempre Tacconi. Per poi concludere però con uno sprazzo di ottimismo:

Ma è indubbio che ci sono stati dei miglioramenti e ciò è dovuto in buona parte al processo di integrazione europea, il quale procede lentamente, ma impone criteri più alti in termini di sicurezza e giustizia…“

Spero che queste parole non siamo semplice ottimismo di maniera, ma evochino invece una prospettiva realistica. Se il disfacimento jugoslavo ha finora prodotto solo un allargamento della rete degli Stati mafia ma il processo di integrazione europea ne può costituire una nemesi portando, vabbè, giustizia e pace… ebbene allora quel terribile sfacelo degli anni novanta potrà un giorno essere indicato non come un orrore, ma come un travaglio di nuova civiltà.

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8 novembre 2013 5 08 /11 /novembre /2013 19:00
Crollo del ponte di Mostar.

Vent’anni fa l’artiglieria croata faceva saltare il ponte di Mostar. Quella distruzione danneggiò seriamente la reputazione internazionale della Croazia e mise in guardia il mondo dagli orrori del vandalismo culturale. Oggi la sua versione ricostruita è considerata patrimonio dell’umanità anche per perpetuare il suo valore simbolico. La Croazia infatti è cattolica mentre la Bosnia è musulmana e quel ponte (sul fiume Neretva) rappresenta il tratto d’unione tra i due mondi.

Nel 1993 la situazione in loco era veramente triste e pericolosa. Quel piccolo ponte, che pur non serviva per il trasporto di armi, stava diventando centro topico del pacifismo internazionale e don Albino Bizzotto aveva autorizzato manifestazioni pacifiste caratterizzate dal gesto simbolico del suo attraversamento. Uno dei suoi seguaci, Gabriele Moreno Locatelli, lo aveva fatto sfidando il presidio dei cecchini del presidente Izetbegovic. Venne ucciso. Oggi c’è un film “Morte di un Pacifsta” e un libro “Il Guerriero e il Pacifista” che sostengono la falsità della versione ufficiale e accusano il servizio segreto bosniaco. Spero che un giorno si sappia la verità, intanto ciò che rimane è un altro lutto inutile e il ricordo di una guerra terribile.

*

Le forze militari delle Nazioni Unite erano concentrate nelle United Nations Protected Areas (UNPA) le quali a loro volta erano suddivise in quattro settori: Nord, Sud Est e Ovest. Quelle dislocate in Bosnia Erzegovina erano chiamate UNPROFOR 2. Il contingente spagnolo del settore Sud era appunto a Mostar, mentre i Britannici erano nelle zone Est e centro della Bosnia, a Vitez e Tuzla con un quartier generale di controllo a Kizeljak. Altre forze, come i Canadesi e i Francesi controllavano Sarajevo, con particolare attenzione all’aeroporto e un gruppo di peacekeepers olandesi erano disposte a Srebrenica. Il comando generale aveva quartier generale a Zagabria. Dalla Germania partivano i British Harrier specializzati in operazioni aria-terra, capaci di decollo ed atterraggio verticali; non necessitavano pertanto delle piste standard. Tutto ciò però non fu sufficiente a dominare la situazione.

La data di oggi mi fa tornare l’interesse per il libro di Alastair Finlan sul processo di disfacimento della Yugoslavia.

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La cronologia del crollo jugoslavo dopo Mostar

1993 Viene rivelato il piano di pace Vance Owen. Viene creato dalla comunità internazionale l’ICTY ovvero: tribunale criminale internazionale per la ex Iugoslavia, con sede all’AIA.

Esplode su larga scala il conflitto tra Bosniaci e Croato Bosniaci.

1994 (Febbraio) A Sarajevo viene bombardato con colpi di mortaio il Markale Market. NATO pianifica intervento, viene presentato il piano Owen-Stoltenberg e creata la federazione Bosniaco-Croatobosniaca. Viene attaccata Gorazde e abbattuto un British Sea Harrier (aereo da caccia britannico). Inizia il lavoro diplomatico del Gruppo di Contatto. In Dicembre cessano le ostilità.

1995 In Luglio cadono Srebrenica e Zepa. Vengono massacrati 7000 tra uomini e ragazzi musulmani bosniaci. Il Markale Market viene attaccato con mortai dai serbo bosniaci.

(Novembre) Accordi di Dyton.

(Dicembre) Firma di pace a Parigi. Viene dispiegata in Bosnia Erzegovina una apposita forza di pace Onu, la IFOR (Implementation Force)

1996 la SFOR (stabilization Force) rimpiazza la IFOR.

1998 Guerra aperta tra Serbia e Kosovo Liberation Army. In Settembre viene adottata dal Consiglio di Sicurezza la risoluzione ONU 1199.

1999 (Gennaio) Massacro di Racak. Colloqui di Rambuillet, prende avvio la Operazione Allied Force (Attacchi NATO conseguenti al rifiuto iugoslavo di abbandonare il Kossovo). In Aprile viee bombardata la TV e la Radio di Belgrado. (Giugno) Accordo tecnico-militare. Viene adottata la risoluzione 1244.

2000 A Belgrado Arkan viene colpito a morte. Scomparsa di Ivan Stambolic. (Ottobre) Insurrezione popolare contro Milosevic, che si dimette, Voijslav Kostunica diventa presidente della Iugoslavia.

2001 (Aprile) Il primo ministro serbo Ivan Djindjic permette l’arresto di Milosevich.

2002 (Febbraio) Inizia il processo a Milosevich per crimini di guerra.

2003 i presidente serbo Milutinovic SI CONSEGNA ALL’aia per affrontare il processo nel quale è sospettato di crimini di guerra.

(Marzo) Assassinio di Zoran Djindjic.

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7 novembre 2013 4 07 /11 /novembre /2013 00:31
STORIA E FANTASIA, di Gianni Bassi.

Nel 1996 la casa Editrice Veneta, di Vicenza ha pubblicato Storia e Fantasia, di Gianni Bassi, valdagnese acquisito. In questo libro l’autore presenta nove dei suoi racconti ambientati nel passato remoto vicentino. Questo volume avrebbe quindi dovuto precedere una raccolta di racconti che poi, a quanto mi risulta, non ha mai avuto seguito. L’intento dell’opera è più divulgativo che narrativo; l’autore infatti correda il testo di note a piè pagina ed ambienta le storie in circostanze presumibilmente verosimili.

Il primo personaggio che si incontra è “” abitante della Valle della Fontega a Fimon centomila anni fa. Siamo nel periodo interglaciale del ciclo Riss - Wὕrm, quando l’homo erectus viveva la lunga estate che ebbe luogo prima della glaciazione successiva. Gli umanoidi cacciatori dell’epoca vivevano in gruppi sparuti e la fiction di Bassi narra di una azione di caccia al daino durante la quale Pà deve affrontare un branco di iene inferocite e si salva grazie ad una sorta di grinta telepatica che trattiene le iene e gli permette di raggiungere un tronco sul lago assieme ai figli.

Successivamente abbiamo un salto di ventimila anni che ci porta in Val Liona, sempre sui Berici, durante i millenni in cui si afferma l’uomo di Neanderthal. Qui il tema più suggestivo, almeno nella mia lettura, è dato dal rapporto tra le razze superiori e inferiori che convivono. La scena si svolge nella parte meridionale del massiccio collinare dei Berici e la razza dei Pitecantropi è ormai in via di estinzione a causa della sua inferiorità nella lotta con il sapiens per la penuria di risorse. Nella fiction di Bassi il giovane VAIN, uno dei protagonisti della seconda storia, è infatti un homo sapiens musteriano, abile cacciatore il quale nutre un forte sentimento di amicizia per HER, suo schiavo. Questo giovane coetaneo di VAIN è un pitecantropo (1300 cc di cervello, contro i 1600 dei neanderthaliani) a sua volta molto affezionato tanto che nella mia lettura ha trovato spazio anche l’ipotesi di un amore omosessuale tra i due. Il terzo personaggio di questo racconto è HOL, un forzuto neanderthaliano che odia VAIN e che si mangia il cervello di HER durante una uscita di caccia. Ciò lo fa entrare in forte contrasto con VAIN che inizierà ad odiarlo a morte al punto da causare l’esilio da parte degli anziani della tribù. Ma nell’autunno successivo, quando tutte le tribù si ritrovano, come ogni anno, per commerciare pelli ecc. avviene lo scontro mortale tra i due. Tale scena avviene in una zona collocata tra le odierne Lonigo e Almisano ed io mi sono divertito ad immaginare una sepoltura rituale ai Rapossi, zona di millenarie, nonché attuali, sepolture sacre…

Il testo non va oltre le duecento pagine ed è corredato da un comodo indice analitico. I nove racconti comprendono un periodo che va dal 100.000 a.C. fino al 1500 a.C. con l'età del bronzo. Qui la comunità del FI-MOO guarda con apprensione alle montagne del settentrione perché teme la calata degli uomini selvaggi e giganti che non coltivano la terra. E muore Ma-Ha la vecchia saggia della comunità colei che, sorgente della forza e punto di riferimento per ogni decisione, raccontava con la sua saggezza le storie di un passato che diventa protostoria.

La parte più forte del libro mi è sembrata comunque essere quella divulgativa con note e appendici. Da appassionato archeologo Gianni Bassi si rivolge ai lettori attratti dalla preistoria nell'intento di superare le loro difficoltà di approccio agli aridi testi scientifici.

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4 novembre 2013 1 04 /11 /novembre /2013 22:11
Taste for intrigue.

[4 Novembre 2013]

TASTE FOR INTRIGUE. Il quotidiano americano International New York Time dedica oggi un articolo a Gerad de Villiers, 83, autore della popolare serie di narrativa spionistica francese.

Le sue spy thriller series sono diventate nei decenni un archivio di segreti d’intelligence del mondo reale. Era nato a Parigi l’8 Dicembre del 1929. Il suo primo romanzo risale al 1965 quando pubblicò “S.A.S. in Istambul”. E’ morto di cancro il 30 Ottobre 2013, dopo la pubblicazione, avvenuta lo scorso Agosto, del suo ultimo romanzo, che porta il numero 200, “Le venegance du Kremlin”.

Egli è stato il successore di Jan Fleming diventando l’autore della “longest-running fiction series“ mai scritta da uno stesso autore. Il suo personaggio topico è SAS ovvero Sua Altezza Serenissima Malko Linge. Egli definiva le sue storie “Fiabe per Adulti”, era spesso criticato dalle femministe freancesi per l’uso delle sue famose copertine ostensive di donne svestite munite di pistola, e non aveva mai nascosto il suo orientamento di estrema destra, razzista ed antisemita.

L’aspetto che mi intriga è la sua capacità di previsione come ad esempio quando nel 1980 scrisse un romanzo nel quale militanti islamici uccidono il presidente egiziano Sadat. Cosa che poi avvenne effettivamente l’anno successivo. E ancor megli m intriga la sua narrativa sulla Siria e sulla Libia con alcuni romanzi del 2011 nei quali prefigura molta della violenza effettivamente poi avvenuta.

Di lui possiedo “La vendetta di Saddam Hussein” uscito con la collana di Mondadori SEGRETISSIMO nel dicembre 2012.

Da leggere.

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2 novembre 2013 6 02 /11 /novembre /2013 16:18
Venetikens

Nel 1993 ero già da alcuni anni interessato a capire cosa succedesse nella pancia profonda del mondo veneto alle prime insorgenze della Lega Nord. Giravo le fabbriche della provincia e vedevo gli operai, molti dei quali provenienti da famiglie contadine, rivendicare una “diversità” dal resto d’Italia che nel decennio precedente era rimasta repressa nel gergo sindacale lasciando prevalere l’idea di una solidarietà. Fu così che cercando le ragioni di questo cambiamento io, che ero cresciuto in una città dalla lunga tradizione industriale, scoprii la profondità dell’identità veneta e mi interessai di storia e anche di preistoria.

Acquistai in quell’anno il libro I VENETI di Loredana Capuis e scoprii i Reti, la cultura Polada, e la romanizzazione della mia terra. Di questo si occupa ora esattamente la mostra VENETIKENS che si tiene a Padova nel Palazzo della Ragione. Questa mostra padovana risulta particolarmente utile a coloro che stanno seguendo le lezioni della dottoressa Cinzia Rossato presso l’Università degli Adulti Anziani di Valdagno. Un ciclo di conferenze che si ripropone di RISCOPRIRE IL TERRITORIO VICENTINO CON L’ARCHEOLOGIA, sette lezioni che conducono dal paleolitico alla romanizzazione.

Entrambe queste circostanze costituiscono un’ottima occasione per rispolverare quel libro e altri oggetti del medesimo dossier.

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Alla fine di Giugno del 1976 a Padova si tenne un convegno di studi etruschi ed italici ed in contemporanea presso il Museo Civico agli Eremitani, si tenne una mostra dedicata alla Padova Preromana con la cura, tra l’altro, della Soprintendenza Archeologica di Venezia. Quella mostra focalizzava principalmente i ritrovamenti del territorio strettamente padovano, ma spaziava nelle premesse e nelle correlazioni su tutto l’arco della paleontologia veneta. Per questo mi ritorna utile un rispolvero di quel catalogo, ancora con foto in bianco e nero, dal quale presero stimolo le mie prime curiosità sulla nostra preistoria.

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Il Giornale di Vicenza del 19 Dicembre 1994 in un articolo della pagina culturale dava notizia relativa alle tesi sostenute da tre studiosi sloveni sulla base di ricerche storiografiche, archeologiche e linguistiche.

Jozko Savli, Matej Bor e Ivan Tomazic sostengono un ruolo di particolare importanza degli antichi veneti, un ruolo che andrebbe ben oltre ciò che la preistoria ufficiale insegna. La loro ricerca per la verità è soprattutto focalizzata sulle origini della identità slovena, ma per questa via i tre ricercatori giungono alla conclusione insolita che gli antichi veneti sono “i veri antenati” dei popoli centroeuropei e in particolare degli sloveni. E’ noto che nel sesto secolo DOPO Cristo le popolazioni slave popolarono i Balcani ed è su questo che si fondano le ipotesi sulla formazione dell’identità slovena. Ipotesi sostenute e diffuse in particolare nel recente periodo della unità jugoslava al fine di dare fondamento culturale al nazionalismo. Ora, con il disfacimento della Jugoslavia riemergono le tesi come questa che tendono invece a differenziare gli Sloveni dalle identità delle popolazioni vicinali. Si tratta quindi di idee che a loro volta potrebbero essere influenzate dalla nuova situazione politica e anzi, considerando che escono nel momento immediatamente successivo alla conquista della indipendenza slovena in una prospettiva di entrata nella Unione Europea, diventa molto funzionale rivendicare fratellanze storiche con la popolazione veneta.

In ogni caso questa teoria è stata respinta dagli ambienti accademici e in Veneto viene supportata da ambienti del venetismo politico. Ed è interessante notare che nella mostra VENETIKENS di Padova non se ne fa cenno.

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Venetikens
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