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13 dicembre 2012 4 13 /12 /dicembre /2012 00:22

Giovetti-fdm.JPGLa fine del mondo esiste, l’errore sta nell’approccio calendaristico, ovvero la pretesa di metterci una data. Questo in sostanza è quello che dice la Chiesa Cattolica col recente discorso del Papa che ha commentato il vangelo di Marco in un passaggio la cui lettura viene affidata dalla Chiesa Cattolica alla liturgia della XXXIII domenica fra anno (caduta quest’anno il 18 Novembre).

Paola Giovetti, prolifica autrice di ricerche e compendi su temi esoterici e spirituali, nel 2008 è uscita con 150 pagine dedicate alla fine del mondo del 2012. L’ho ripresa in mano in questi giorni per rispolverarmi varie curiosità connesse con tale tematica. Nelle pagine 135 e seguenti ella ci ricorda, tra l’altro, la figura di Jakob Lorber, lo scrivano di Dio (pg 135 e segg.).

 Costui il 15 Marzo 1840 a Graz, quarantenne musicista sloveno, ricevette dal mondo superiore l’ordine di scrivere. E lui lo fece per i successivi 24 anni rinunciando ad una carriera di musicista che gli avrebbe dato la  sicurezza economica. Egli produsse una enorme quantità di manoscritti, pari ad oltre diecimila pagine di stampa, senza riceverne alcun profitto e, nemmanco, cercarlo.

Uno scrittore no profit, o meglio un profeta no profit i cui scritti sono, nella loro interezza, nominati “Nuova Rivelazione” ed integrano i Vangeli senza sostituirvisi. Egli prevede il vuoto spirituale dell’uomo di oggi, duemila anni dopo Cristo, e preconizza un uso autodistruttivo del progresso scientifico: inquinamento, malattie e catastrofi naturali. Il punto intrigante però sta nelle sue previsioni scientifiche che, secondo quanto afferma Giovetti, si sarebbero oggi rivelate vere in termini molto precisi. Ad esempio le particelle sub atomiche che Lorber enuncia e delle quali descrive con estrema precisione la durata di vita, affermando che essa è la trilionesima parte di un secondo, come in effetti è.

Ora, se le sue previsioni scientifiche sono di tale esattezza si può credere che siano altrettanto attendibili le profezie spirituali che parlano di salvezza e redenzione. Ma il punto che interessa qui è che Lorber, sotto dettatura di Dio difronte al problema del “quando” ciò sarebbe avvenuto, scrive (pg 140):

E’ cosa che non potrà mai essere definita secondo il computo degli anni terreni [ … ] E se anche Io rendessi noto il numero, tu non riusciresti mai a capirlo …”

**

http://www.jakoblorber.it/ita/X0065_giornalino.php

Girando su Internet poi scopro che esiste una associazione dedicata a questo mistico, Lorber appunto, e  che pubblica in giornalino nel quale nel numero di Novembre 2012, si annuncia la fine … della rivista stessa. Ma non per l’avvento della fine del mondo, dato che in effetti in tale prospettiva risulterebbe inutile proseguire, magari chiedendo abbonamenti ecc. , bensì per la fine … dei fondi.  Evidentemente la crisi non colpisce solo gli esodati.  Qui l’editorialista se la prende con i politici corrotti e segnala in termini positivi il movimento di Grillo come segno dei tempi. Mah!

Vengono buone le parole di Cecilia Gatto Trocchi in uno dei suoi tanti scritti sul mondo esoterico delle sette:cecilia-e-le-sette.JPG

"I nuovi movimenti religiosi o mistico/esoterici, come un tempo i partiti politici, presentano un'alternativa alla dispersione urbana, all'isolamento, alla neutralità affettiva, alla confusione dei valori fondanti, alla crisi della famiglia e talvolta alle istituzioni." In una parola, alla secolarizzazione.

La cultura propria della nebulosa magico/esoterica critica la Chiesa su due versanti. E’ gerarchizzata ovvero interpone una autorità terrena nel rapporto tra l'uomo e Dio. (Questa critica riesce particolarmente pesante quando arriva a sostenere che ciò, alla lunga, produce i roghi della Inquisizione). In secondo luogo è exxoterica (sic): produce messaggio aperto e comprensibile anziché esoterico, salvifico. In pratica è al corrente delle verità nascoste, ma si guarda bene dal divulgarle.

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9 dicembre 2012 7 09 /12 /dicembre /2012 19:06

Schlussgesang.JPGVerso la fine dell’anno canterò questo bel pezzo di Schubert. Significa “Canto per l’uscita” e, con tutto il rispetto, lo dedico a Mario Monti.

Io mi considero tendenzialmente razionalista, ma solo tendenzialmente perché in realtà sono vittima di una curiosità peregrina che mi porta spesso a sconfinare in campi molto diversi da quelli ascrivibili alla sfera della Ragione. E non sarei onesto se attribuissi questa mia caratteristica ad un eroico spirito di ricerca ed indipendenza culturale. Forse, molto più banalmente, sono un opulento e confuso consumista.

*

Come ho già scritto un anno fa, pare proprio che il 21.12.12 non ci sia la fine del mondo. Nibiru (il Pianeta X) non è ancora apparso nell’orizzonte cosmico, i Maya con i loro interpreti New Age si erano sbagliati e Marco nel suo discorso sulla fine dei tempi (13,5 – 37) intendeva riferirsi a “il fine ultimo” e non a “la fine ultima” dell’uomo e dell’universo. Insomma l’escatologia non centra niente con i giochi sulle date, lo ha solennemente chiarito anche il sommo, nonché potente, teologo tedesco Ratzinger.

Tuttavia certe volte alcune coincidenze riescono proprio simpatiche. E’ il caso, ad esempio, del concerto di fine anno che mi approssimo ad affrontar cantando col Coro valdagnese della Associazione Progetto Musica.

In quella serata, quando il mondo dovrebbe finire suppongo verso la mezzanotte, avrò il piacere di cantare la Deutsche Messe, di Franz Schubert ed in particolare verso tale ora dovremmo essere giunti al brano denominato Schlussgesang che significa proprio canto dell’uscita. Uscita dal mondo? No, una semplice uscita dalla chiesa. Una specie di ”ite! … Missa est…” In un tedesco nazional-poetico.

Qui l’autore del testo (Johann Philipp Neumann) intende l’uscita dalla messa, ma anziché Andate in Pace, che risulterebbe molto più tranquillizzante, ci fa intonare:  “Herr! Du hast mein fleh’n verkommen … ecc. ecc.

Anche qui l’uso del tedesco quindi, come a Milano, si potrebbe polemizzare sulla scelta. Ed in effetti le polemiche per il Lohengrin mi hanno messo una pulce nell’orecchio… I nostri ultimi governi, giunti al loro canto dell’uscita, hanno tagliato brutalmente sulla cultura lasciando spazi colpevolmente vuoti, spazi che, forse, qualche lobby tedescofila sta sinuosamente colmando.

Ma se questa è la spiegazione che la mia mente - patologicamente dietrologa - si è data sul perché sono finito a cantare in tedesco anche i saluti di Natale della mia mesta e moderata cittadina pedemontana, non mi spiega perché anche il cattolico Schubert avesse composto su testo in lingua tedesca in un’epoca in cui queste cose si cantavano solo in latino. E allora sono andato a vedere un po’ di storia.

 

**

Giuseppe-II.JPGGiuseppe II. Leggo che questa Deutsche Messe era già nota ed eseguita prima di essere compiutamente pubblicata nel 1870, ovvero oltre cinquant’anni dopo la morte di Franz, e che era stato soprattutto il fratello Ferdinand a farla conoscere nei decenni precedenti attraverso rielaborazioni semplificate per organo e coro. Il punto interessante, e anche un po’ intrigante, è che si tratta di un’opera che può essere più facilmente ricondotta alla religiosità protestante che a quella cattolica. E ciò viene indicato da vari fattori.

Innanzitutto l’uso della lingua nazionale anziché il latino, fatto questo che costituisce già una prima chiara indicazione in proposito. Ciò è dovuto al fatto che gli autori seguivano la politica dell’imperatore Giuseppe II d’Asburgo il quale tendeva ad emanciparsi, anche sul piano religioso, dal Vaticano. E’ il Giuseppinismo, un movimento di riforma religiosa di stampo illuminista, interno al cristianesimo cattolico, un movimento al quale dobbiamo, tra l’altro, idee moderne come l’istituzione del matrimonio civile.

La simpatia di Franz per questo movimento si può rintracciare anche nelle sue precedenti messe, quelle in latino. In esse il messaggio riformatore è meno chiaro ed espresso solo in forma allusiva, laddove nel Credo viene omessa la frase: “credo in unam sanctam catholicam et apostholicam ecclesiam” mentre viene lasciato tutto il resto dello statement cattolico. L’omissione è sistematica e non casuale, ma non è efficace perché colpisce solo chi conosce il significato del testo ed è quindi un messaggio intuibile solo da chi ne conosce la parte mancante cioè il Clero. In pratica in termini moderni Schubert sbaglia il target e genera solo ritorsione avversa.

***

Ma, a mio avviso, il messaggio segreto di Schubert è invece vincente in questa messa, la D872 appunto, cantata in tedesco. Un’opera che ancor oggi commuove e prende sempre più piede di qua e di là delle Alpi, soprattutto per il Zum Sanctus, un brano in Mi bemolle maggiore, lento, facile e popolaresco, con  forte spiritualità ed impatto emotivo.

 

 

 

 

Auguro sinceramente al mio Paese, alle sue donne e ai suoi uomini che lavorano o che, haimè, vorrebbero farlo ma non possono, un futuro intenso come la coralità luterana.

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29 novembre 2012 4 29 /11 /novembre /2012 00:59

consiglio-supremo-di-difesa-copia-1.pngLa riunione del Consiglio Supremo di Difesa di questa mattina ha fatto il punto della situazione con particolare riferimento al Mediterraneo. Il presidente del Consiglio dei ministri Mario Monti era moderatamente soddisfatto per gli impegni finanziari, e i relativi margini di spesa nazionali, appena portati a casa dall’Europa mentre il ministro degli esteri Terzi era interessato soprattutto a definire la posizione dell’Italia sul riconoscimento dello Stato palestinese all’ONU.

 

Dal comunicato finale non è dato sapere se le fortissime pressioniesercitate da Israele, anche attraverso la comunità ebraica, in questi ultimi giorni hanno avuto successo o no. Io mi auguro e ritengo probabile che Giorgio abbia mantenuta dritta la barra sul mainstream  DUE popoli DUE stati” che significa votare SI all’ONU, ma al tempo stesso continuare a proteggere gli interessi di Israele nel mediterraneo, per garnatirne l’esistenza in uno scenario che, al di là della propaganda, si sta evolvendo sempre più in senso antisionista. israele_jet_centrale_nuclea--400x300.jpg

 

 

Penso che a consolidare questa linea siano state utili anche le assicurazioni portate a casa dal Qatar da Monti con la recente visita e sono certo che è stato dato il via libera, anche in termini di spesa, al posizionamento dei missili NATO contro la Siria nel confine con la Turchia.

Ciò rappresenta un’aggressione meno costosa di quella libica con somma soddisfazione per gli spending revisionists.

 

L’anno prossimo alcune missioni internazionali verranno un po’ ridimensionate, alcuni generali verranno mandati in pensione, dando così la stura ai conseguenti spoils systems, e si potranno vendere le ex caserme.   

Tutto va bene madama la marchesa.

 

 

                                                                                   *

 

 

Meglio per tutti se i provvedimenti attuativi si fanno subito senza aspettare  il prossimo governo ...

 

Thank you, Geoge.

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28 novembre 2012 3 28 /11 /novembre /2012 18:04

Si dirà: ma i tumori? I tumori sono veri e sono gravi, ma haimè non da ora. Si dirà: e la corruzione per continuare a produrre inquinando? Tutto vero secondo me, ma non è nota solo dal 2011… Vuoi vedere che il sistema mediatico-istituzionale si è svegliato quest’estate dopo un innocente torpore pluridecennale e ha improvvisamente scoperto che a Taranto si muore di tumore più che altrove? Cos’è, sono finalmente arrivati i buoni? No, è più realistico supporre che alcuni gangli occulti del sistema abbiano deciso di attivarsi oggi e non ieri per interessi strategici non dichiarabili né ieri né oggi.

                                                                                        *

In queste ore di emergenza il sistema mediatico-istituzionale è impegnato in una spericolata manovra di accerchiamento ed isolamento della magistratura tarantina. Occorre una sorta di svolta autoritaria che riporti la situazione sotto controllo dell’ esecutivo e a questo fine il Governo comincia ad ammettere qualcosa lasciandoci intravvedere qualche retroscena della vertenza.  Clini, sapendo che il decreto in corso di preparazione dovrà poi passare in Parlamento comincia a parlare chiaro.

Io spero che la democrazia e la divisione dei poteri resti salda, ma ammetterei che c’è un problema di invadenza. L’obiettivo di chi sostiene (nel senso che usa strumentalmente la sua rigidità) la magistratura è in realtà quello di sottrarre la capacità produttiva all’Italia per favorire altri produttori. E chi sono? Clini parla di paesi emergenti che non rispettano l’ambiente, ma forse sono anche paesi europei come la Grecia e la Germania. In ogni caso è opportuno tenere chiaro che se l’Italia vuole rilanciare il PIL non può mollare l’acciaio. E altrettanto chiaro dev’essere che se vuole tenere la propria capacità produttiva nel lungo periodo deve lanciare ORA un processo di ammodernamento e adozione dei futuri standard ambientali, per essere più forte sul tavolo negoziale della futura divisione internazionale del lavoro. In sede WTO è più difficile assegnare certe produzioni ai BRICS se essi non sono ancora pronti a produrre nel rispetto degli standards globali di emissione. E tale posizione diventerebbe inoppugnabile qualora l’Italia avesse già pronto l’impianto prima degli altri. L’Italia deve però fare un balzo felino e mostrarsi più veloce dei tedeschi e dei francesi.  Alla UE  basta tenere le quote di produzione acciaio entro i propri confini, non interessa che esse siano fatte in Italia o, ad esempio, in Grecia. Anzi una Grecia dotata di impianti di tale portata sarebbe più credibile per finanziare il debito perché risulterebbe più solvibile in prospettiva. Inoltre non bisogna perdere di vista che l’Europa non può permettersi una sovra-produzione di acciaio perché deve evitare che i prezzi vadano sotto i SUOI costi di produzione. A occhio mi pare che la Germania la stia già vedendo così. Ed è quindi possibile che nella UE si stia facendo strada un ragionamento del tipo chiudere Taranto per aprire in Grecia, quindi criminalizziamo. E da qui prende il via la battaglia… e si può cominciare a piangere i morti di cancro dopo che si è fatto finta di non vederli per decenni. Qualcosa del genere succedeva nella valle del Chiampo qualche decennio fa. Allora facevo il sindacalista e ricordo ancora il profondo nero che permeava il mio cuore difronte alle inerzie del sistema. Allora molti operai e sindacalisti denunciarono l’insostenibilità di una certa situazione sanitaria, ma ci fu il rol-call istituzionale e la politica coprì tutto. E noi dovremmo indignarci per le morti di cancro solo quando ce lo dicono loro?

 

**

 

Certo che il sistema di controllo intercettivo del quale sono state dotate le magistrature in anni recenti fa saltare i vecchi metodi di copertura e assegna a questo potere istituzionale, la magistratura appunto, un notevole vantaggio rispetto al vecchio modello di politica in cui si potevano dire le cose inconfessabili in privato e coprirle con solenni dichiarazioni in pubblico. Spero che sia finita e spero anche che ci resti l’acciaio. E’ troppo? Dobbiamo accettare il salta-finestra o la minestra ? NO; io dico di no. Se l’Italia è quella che volevano mio padre e mio nonno da questa vicenda saprà uscire con l’acciaio e senza tumori. Altrimenti tra pochi anni saremo tutti alla fame, non solo gli operai di Taranto.

                                                                                          

                                                                                          ***

     

Anche per questo occorre una nuova politica. Una politica in cui chi rappresenta gli interessi civici non è più un mestierante, ma un cittadino onesto, con tutta la sua ingenuità, ma anche tutta la sua integrità, al quale venga dato il potere necessario perché faccia il rappresentante del nostro interesse generale. Ma che lo faccia solo pro tempore e abbia un ruolo di controllo ed indirizzo senza cointeressenze nell’esercizio delle competenze amministrative. A me sembra un ragionamento facile da capire, ma pare proprio che non entri nella testa neanche di persone serie e preparate, persone che però purtroppo dopo decenni di privilegi insostenibili ci stanno perdendo di vista.

 

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18 novembre 2012 7 18 /11 /novembre /2012 21:32

orlando-paladino.JPGIl problema delle violenze della Polizia contro le manifestazioni studentesche sta per essere definitivamente ricondotto al “giallo lacrimogeni”, una succulenta polpetta giornalistica che mette al centro l’edificio del ministero della giustizia, ma forse anche un binario morto. Non mi stupirei se si fosse trattato di un atto intimidatorio contro la polizia giudiziaria che da qualche anno si sta allargando un po’ troppo con le intercettazioni. Occorre quindi toglierlo rapidamente dalla attenzione dell’opinione pubblica e passare alla fase in cui ci si lavano i panni in casa senza che i vicini se ne accorgano.

 

Nel frattempo la Cancellieri viene contestata da studenti in un dibattito pubblico a Rimini e qualcuno ne approfitta per esporre lo striscione che fa arrivare il messaggio alla ministra. Siamo in piena fase di manipolazione, ma è impossibile dimostrarlo. Vogliono trasparenza sulle infiltrazioni. Vogliono il cartellino di riconoscimento degli agenti in piazza.

                                                                               

                                                                                      *

Il vertice della Polizia è attraversato in questi giorni di fine legislatura, da una corrente alternata. La Spending Review ha dato la stura ad una battaglia interna al gruppo dirigente, una battaglia che è connessa con le nomine di fine legislatura. Vi sono varie aspettative da soddisfare (e varie vendette da ultimare). E per tranquillizzare gli esclusi occorre un bel messaggio di continuità: dopo Monti ci sarà Monti, si tratta di capire se vale anche per la Cancellieri. Ovvero: speriamo che il prossimo capo della polizia non prenda più di Manganelli. Il che a sua volta si traduce in: speriamo che la gestione dei fondi riservati sia meno discrezionale e più trasparente, si fa per dire, tra le diverse Direzioni. Il terreno di gioco di questo scontro di alta politica è stato quello delle manifestazioni studentesche, usate dai contendenti come  occasione per la battaglia finale. Ne resterà solo uno. Ora il più bravo è quello, proprio quello che saprà dar prova di riuscire a manipolare le manifestazione in funzione degli obiettivi contingenti del Viminale. Perciò, attraverso lo spionaggio delle micro leadership studentesche e del movimentismo paranoglobal si infarciscono le manifestazioni di agenti provocatori. Questi, che sono poliziotti mascherati ma proprio per questo portano una sfiga terribile a quelli in divisa, in regime di scarsa trasparenza rischiano a volte, nei punti strategici delle piazze, di essere più numerosi degli stessi studenti in marcia e guai a menarli, perché rischi di pagarla dopo in caserma oppure quando sarai valutato per la carriera.

                                                                                         **

Occorre perciò un metodo, ovviamente discreto e sicuro, per identificare i poliziotti e permettere a chi monitora la situazione di piazza che costoro siano tracciabili ed identificabili sempre, in ogni momento. In tal modo si eviteranno sacrifici inutili e dolorose plastiche facciali per i poliziotti mascherati. Ecco una delle questioni in palio. Ma ce ne sono molte altre, troppe. Per me i sindacati dei poliziotti dovrebbero dire basta e quelli che devono guadagnarsi il pane picchiando gli operai esodati e i giovani senza futuro dovrebbe ro trovare il coraggio di fare come i loro colleghi di Bruxelles… guarda un po’ questa foto.

 Frankfurter-Polizei.JPG

Fai presto Annamaria, i giovani sotto coperta ne hanno le balle piene e i loro capi aspettano con ansia la rottamazione…

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12 novembre 2012 1 12 /11 /novembre /2012 23:33

foto-di-Arnulf-Rainer.JPGA Valdagno una sera di ottobre 1928 Lidia e Albino, due ragazzini cresciuti troppo in fretta, salgono angosciati le scale di un’altra casa, quella della nonna. Con loro non ci sono i due fratellini più giovani Alfreduccio e Giannina rimasti a casa loro con la madre e il padre. L'anziana signora tutta d'un pezzo li riceve con sorrisi di circostanza e offre loro la cioccolata calda.

La ragazza, che aveva in proposito ricevute istruzioni precise dal padre, comincia ad esporre il motivo della visita: le cambiali della ditta paterna sono all'ultimo giro e se non vengono pagate sarà il disastro finale. Il fallimento.

La vecchia se la ride di questi problemi e mostra tutta la sua cattiveria sfoderando lo spirito di vendetta di cui è capace. Con parole dure accusa il figlio di ribellione e con perfidia espone la sua tesi: egli osò sposare una puttana e ciò costituisce  oggi la causa del fallimento.

" Per forza tuo padre non ce l'ha fatta. Ha sposato quella volgare donna che è tua madre e non ha potuto evitare lo sperpero del danaro che io gli avevo dato. E' colpa di tua madre! Quella puttana che mi ha rubato il mio Simone... E oggi con che coraggio ti manda qui da me a chiedere ancora denaro. Con quale coraggio tuo padre manda i due figli affamati anziché mostrare il muso alla donna che lo aveva avvertito!".

Albino, che non è certo il ragazzo più sveglio della famiglia, si butta sulle ginocchia della nonna nel pietoso tentativo di abbracciarle le gambe, ma lei lo respinge. E lo allontana con parole terribili:

Tu! … Tu sei il frutto di quel peccato! Guardati, alla tua età dovresti essere un uomo, dovresti aiutare tuo padre a condurre l’officina, invece sei un bamboccio sempre attaccato alle gonne di tua madre. Vai, torna da lei e dille che stavolta la pagherà cara la sua lussuria… E che da questa famiglia non avrà più un centesimo!”

Lidia ha l'animo troppo dolce e sensibile per accettare quelle parole. Da dieci giorni il padre è disperato e lei lo ha visto piangere. Ora, suo padre, l'eroe supremo piegato e ridotto a tal punto trova nella vecchia un nuovo nemico; un nemico morale che lo colpevolizza ancor più. No! Lidia non accetta questa verità e sente una fitta allo stomaco. Un senso di fastidio che associa ancor più al pensiero della propria madre, così maldestramente evocata nelle parole della nonna. Sua madre, quella donna che ogni notte le ruba il padre e che forse oggi, come non bastasse, lo sta portando alla catastrofe.

E se la nonna avesse ragione? Se fosse vero che quelle mani che oggi puntano il dito indice accusatore contro sua madre avevano un giorno indicato la retta via? Mio dio che disgrazia: il padre fuorviato da una ballerina stupida e infelice. Un padre ingannato che non ha saputo cogliere il segno di quelle mani. Quelle stesse mani che ora le stanno servendo la cioccolata con lo zucchero, zucchero... tanto zucchero. Troppo zucchero.

No! "Nonna non mi piace questa cioccolata... ha troppo zucchero."

 

*

 

Il giorno dopo il padre non aprì il cancello dell’officina. Si recò coi figli dal direttore della banca e, col cappello in mano, glieli indicò nel tentativo di impietosirlo. Ma fu tutto inule. Dovette chinarsi a firmare le carte. Quelle carte che, sapeva, gli avrebbero causato il pignoramento di ogni bene.

Disse ai figli di tornare a casa da soli. Disse a Lidia di portare a casa i fratelli, anche quello più vecchio, e lo disse solo a lei perché di lei, solo di lei si sarebbe fidato. Pur conscia della tragedia Lidia ne fu orgogliosa e lo fece con grande determinazione. La stessa determinazione con la quale la sera tardi si rifiutò di obbedire alla madre che le ordinava di andare all’osteria a cercare il padre per farlo rincasare.

Papà tornerà da solo!” disse “E tornerà con i soldi per la banca, vedrai!”.

Ma papà non tornò. Rimase assente per tutta la notte e anche il giorno successivo. E di lui non si sapeva niente, né in piazza né in casa. Finché il figlio più giovane Alfreduccio non entrò di corsa in cantina perché mandato dalla madre a prendere legna per il focolare. Spalancò la porta di corsa, Alfreduccio, come sempre faceva, ma questa volta si trovò le gambe penzolanti del padre davanti agli occhi.

In quel mattino di fine autunno del 1928 il piccolo Alfreduccio corse, corse, corse fino allo stremo nel tentativo di dimenticare la scena in cui il padre veniva tirato giù. Era nudo, il padre, dalla cintola in giù. E così lo ricordò per trent’anni: appeso per il collo, la testa storta e i pantaloni calati sulle scarpe infangate. Col vestito da festa per una tragedia.

La salma del suicida venne sepolta senza cerimonie, com’era costume al tempo, nel pezzo di terra sconsacrata ove ancora giacevano salme senza memoria di soldati giustiziati per diserzione nella prima guerra. Un luogo del cimitero lontano dalla tomba di famiglia. La salma della nonna invece, morta poche settimane dopo di crepacuore, come si diceva al tempo, venne sepolta con mesta cerimonia funebre, nella tomba di famiglia. E lì giacquero le salme entrambe fino a quel giorno del 1958 in cui i becchini abbatterono, per una nuova ristrutturazione, l’ala cimiteriale in cui esse stavano.

Quel giorno d’autunno di trent’anni dopo Alfreduccio e con Lidia, assistettero alla riesumazione e versarono una lacrima sopra ciò che restava del vestito paterno. Una lacrima di verità amara come la cioccolata di cacao senza zucchero.

La salma nella bara sentì quella lacrima, la sentì con tutta la sua verità e il suo gusto. E quando la bara fu riposta accanto a quella della madre, la salma parlò … e disse:

Mamma non mi piace questa cioccolata... ha troppo zucchero.

 

 

 

 

 (la foto in alto a destra è opera dell'artista austriaco Arnulf Rainer)

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10 novembre 2012 6 10 /11 /novembre /2012 01:55

Beatles-Revolution-Repubblica.JPGHo letto The Beatles Revolution, edito dalla Biblioteca diRepubblica, uscito nelle edicole in occasione del cinquantesimo anniversario dei Beatles.

 

Varie iniziative editoriali in queste ultime settimane si occupano dei Beatles e in molti casi il tipico approccio marketing oriented della critica giornalistica riconduce banalmente quell’epopea a fenomeno  discografico tout court. Ne consegue che viene scelto il 5 ottobre 1962 come data di nascita dei Beatles perché è la data di uscita del loro primo disco (Love Me Do). Ma fortunatamente non è questo l’approccio di questo libro. Qui si coglie con onestà intelletuale la questione di fondo: i Bealtles sono stati molto di più.  Per carità, se vogliamo possiamo vedere questa pubblicazione come una sofisticata e patinata brochure, ma in ogni caso a mio avviso essa fa centro perché propone un punto di vista secondo il quale si è trattato di un’ epopea poetico-musicale dal significato rivoluzionario. Qualcosa che ha segnato la cultura della mia generazione e informato profondamente il suo gesto fondamentale: il sessantotto. 

 

*

 

Rilegatura elegante, con un progetto grafico pregevole, contiene cinque testi di commento corredato da foto meno note ma di qualità. Foto che illustrano i vari anni del percorso che li ha caratterizzati. Da quelle in bianco e nero degli anni del decollo a quella colori degli anni esplosivi. Vi sono anche schede riassuntive di vari aspetti che riguardano il contesto sixties alternato in ogni articolo.

 

Dopo il pezzo introduttivo di Michele Serra, il quaqle cin spiega che allora il mondo aveva bisogno di senntirso NUOVO, il pezzo più interessante, che ha lo spessore di un saggio di critica musicale, è certamente quello firmato da Filippo Ceccarelli, giornalista parlamentare e commentatore politico di Repubblica. Egli descrive tutto il percorso biografico-artistico del complesso con efficacia e sintesi mirabili. In particolare egli coglie di volta in volta il nesso tra le migliori canzoni di ciascun album e  il contesto biografico cercando di esprimere lo spirito profondo dell’intuizione artistica che caratterizza la canzone sia dal punto di vista musicale che del testo. Il tutto con una periodizzazione scandita dalla sequenza degli Lp citando però anche i singles più significativi. Ne esce una storia molto frendly verso i quattro protagonisti e i loro partners, con momenti appassionanti.

Il ruolo manageriale di Brian Epstein ne esce più decisivo rispetto a quello musicale di George Martin e l’accento apologetico viene posto più sugli anni ‘67-‘70 a scapito dei primi anni  ’62-’66. L’analisi musicologica trova il suo apice nell’alternante commento di A Day in The Life che risulta il miglior pezzo in assoluto, significativo e collettivamente ispirato e realizzato. 

Insomma il rapporto tra l’epopea beatlesiana e lo spirito di un’intera generazione che fu globale e rivoluzionaria viene ben individuato. Basta questo per leggerlo con piacere. E se anche uno non vuol vederci niente di rivoluzionario potrà comunque gustarsi la ricchezza e la straordinaria creatività innovativa di questi artisti dell’era mediatica i quali, in particolare Lennon e McCartney, ancora seducono le nuove generazioni.

 

**

 

Curiosità e minuterie:

 

A Liverpool, nel quartiere di Woolton dove è nato e cresciuto John Lennon, c’è la Quarry Bank School da lui frequentata e dalla quale egli ricavò l’ispirazione verbale per il primo nome che diede al complesso musicale da lui stesso fondato in età adolescenziale: i Qwarryman. Ancora quando suonavano skiffle.

Il significato della parola quarry è legato alle antiche attività di estrazione del marmo dal terreno. In pratica il significato è simile a quello della parola “priara”, (da pria = pietra) un termine usato dalle mie parti per indicare le cave di pietra. Il primo complesso musicale creato da John si chiamava “i priari”?

 

***

 

Con l’arrivo del decennio sixties, il leader del gruppo Jonh Lennon decise di cambiare nome al complesso musicale e adottò il più moderno (allora) Johnny and the Moondogs, per poi passare a The Silver Beetles (con la doppia “e”) e quindi a The Beatles dove la seconda vocale è una deformazione che esprime un senso di distorsione che a sua volta richiama l’accento dei bassi fondi.

Giovannino e i cani lunari.

I cani ululano alla luna, e questo era il termine con il quale l’ironia giornalistica degli ultimi anni cinquanta definitiva i cantanti che non accettavano di esibirsi nel compassato stile melodico gradito all’upper class esthablishment.

The Silver Beetles. Brando-Guzzi.JPG

Beet è il termine inglese per la barbabietola da zucchero (Beta vulgaris = sugar beet). Mentre Beetle, notoriamente, è lo scarafaggio. Ma il verbo to beetle ha un significato più complesso, che potremmo tradurre con “mazzolare”, che significa usare l’arnese che picchia sullo scalpello, ma significa anche bastonare a morte. Nel film il selvaggio, il primo biker movie hollywoodiano (The Wild One, USA 1954), dove si scontrano le bande dei motociclisti, e Johnny (Brando) atterra Lee Marvin, abbiamo un monologo con il termine “beetles”.   

 

 

 

The BeAtles

Filippo Ceccarelli nel suo saggio di 88 pagine, osserva che la “a” di Beatles avvicina il nome al beat o, se si vuole, al suono di “beat less” , ovvero senza beat”, il che assume un senso ironico e un po’ paradossale. Un’altra ironia potranno coglierla coloro che amano gli Anagrams, ai quali non sfuggirà che l’anagramma di beatles è belates.

 

****

 

 

 

 

A hard day’s night?

Sempre nel quartiere Woolton c’è la strada d’infanzia di John: Newcastle Road, che oggi il comune di Liverpool sta decidendo se mutare o meno in Lennon Road. Il nome di questa via, nel mio paese, col mio dialetto, si chiamerebbe “strozo del castelo novo”. Ed è un luogo che esiste, si chiama vicolo Malpaga . E’ il luogo ove iniziava il percorso che portava al castello e lì, nei secoli scorsi si assoldavano e si pagavano i lavoranti in giornata che sarebbero entrati nel castello per guadagnarsi il pane di giornata. Il Malpaga  è il nomignolo col quale veniva chiamato il castellano che faceva la selezione mattutina e che pagava alla sera i lavoranti al ritorno dalla giornata lavorativa.

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7 novembre 2012 3 07 /11 /novembre /2012 16:26

Penso che la rielezione di Obama sancisca una sostanziale stabilità del quadro politico internazionale. E vedo bene la cosa solo per le politiche interne degli USA. La middle class può ora sperare che il sistema sanitario pubblico voluto da Ted Kennedy prima di morire, si consolidi e venga acquisito definitivamente dalla costituzione materiale degli Stati Uniti.

 

Diversamente vedo in modo problematico la politica estera, a meno che OBAMA non licenzi la Clinton per assicurarsi lo spazio di virata. Se la dovesse confermare significa solo che dobbiamo aspettarci una continuità negativa. Non so infatti quanto possa ancora durare l’effetto Osama sull’alibi diplomatico del terrorismo Quaedista. Perciò a mio avviso è probabile che Obama cerchi di accelerare l’ottenimento di obiettivi riformistici interni al Congresso in cambio di concessioni filo israeliane in campo estero. In ogni caso penso che l’equilibrio clintoniano (di Hillary) tra finanza catarina e finanza sionista sia destinato a saltare in favore di quest’ultima.

 

 

 

Spero ovviamente di sbagliarmi e canto per i civili di Siria, Egitto ecc. ecc..

obama-s-Kyppah.jpg

 

 

 

Jerusalem surge et exue te vestibus jucunditatis.

Indue te cinere et cilicio quia in te occisus est salvator Israel.

Deduc quasi torrentem lacrymis per diem et noctem et non taceat pupilla oculi tui

quia in te occisus est salvator Israel.

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3 novembre 2012 6 03 /11 /novembre /2012 17:29

Benedetto-XV.JPGLa lettura de:” Benedetto tra le spie” (Editori Riuniti  ) può risultare un po’noiosa nelle pagine centrali del libro, ma risulterà senz’altro piacevole per le curiosità che solleva nel lettore, in particolare per colui che ama la storia e gli intrighi.

Il titolo è già in sé accattivante per ragioni contingenti. Benedetto sedicesimo risulta infatti attorniato effettivamente di spie almeno secondo le cronache di questi ultimi mesi, che hanno visto  il maggiordomo del Papa (Paolo Gabriele) prima accusato e poi condannato in un processo che trae origine dalla diffusione di documenti riservati. Ma in realtà questo libro non si occupa e non può avere nessun riferimento con tali vicende perché era già stato scritto nel 2007 e il papa Benedetto al quale si riferisce il titolo è quello della Prima Guerra Mondiale: Benedetto quindicesimo.

 

 

Il profilo di questo papa è fondamentale per la comprensione della vicenda narrata da Paloscia. Vediamo.

*

Pio X muore improvvisamente il 14 Agosto 1914. Quattro mesi prima aveva nominato cardinale Giacomo Della Chiesa, il quale diventa suo successore col nome di Benedetto XV. La visione strategica di questo nuovo papa, ex arcivescovo di Bologna, era legata all’idea di costituire un nuovo stato Vaticano  i cui confini andassero dalla sponda destra del Tevere al mare ove sorgesse  un porto indipendente dal quale salpassero navi con bandiera Santa Sede. Un progetto ambizioso che  per poter  reggere e realizzarsi avrebbe avuto bisogno della vittoria degli imperi centrali.

Il predecessore di Benedetto, Pio X,  per quanto attiene ai rapporti diplomatici con lo Stato savoiardo lasciò una situazione difficile da sostenere. L’Italia non riconosceva lo Stato del Vaticano mentre esso era riconosciuto dal contesto diplomatico internazionale, e vigeva un sistema di trattati internazionali che rendevano anomala la posizione dell’Italia molto più di quella vaticana. Si capisce che ciò implicava varie anomalie: nella città di Roma ad esempio, i confini non erano definiti e i diplomatici di mezzo mondo vagavano per quello che consideravano uno stato diverso dall’Italia, ma che per la polizia italiana sottostava alle nostre leggi. In questa situazione Pio X non promosse alcuna conciliazione con lo Stato savoiardo,  mentre Benedetto XV fu iniziatore della svolta che mise in moto il processo diplomatico che condurrà al Concordato del 1929.

Pertanto negli anni del suo pontificato, che va dal 1914 al 1922 e che costituiscono un arco temporale fortemente segnato dalla guerra, egli sviluppò una doppia linea che lo vedeva da un lato conciliante verso lo Stato italiano ma al tempo stesso in perfetta intesa ed amicizia con gli Asburgo. Suo amico di infanzia era il barone Carlo Monti il quale per tutto il pontificato fu intermediario ufficiale tra le due parti Italia e Vaticano. Benedetto XV inoltre scelse Eugenio Pacelli, futuro Pio XII, come sottosegretario di Stato per gli affari straordinari.  E Pacelli poi, nel maggio 1917, divenne nunzio apostolico in Baviera.

Questo papa, Benedetto XV, fu quindi un instancabile attore di pace e fu sempre oggetto di forti attacchi da parte della massoneria italiana e del fascismo dei primi anni. Va detto inoltre, anche se Paloscia non affronta questi aspetti, che la sua memoria fu marginalizzata nei decenni successivi diventando anche oggetto di variegati attacchi.

Un esempio per tutti. Emanuele Brunatto, personaggio a noi noto perché presente nelle biografie di Padre Pio, nel 1933, quand’era esule in Francia, scrisse un libro-dossier pesantemente accusatorio nei confronti di Benedetto XV. In esso egli parla anche di pederastia e definisce il gabinetto papale di quel pontefice “un’alcova”. Il dossier ritrovato, (che nel web si trova qui,) contiene un capitoletto su Gerlach.  E qui veniamo al punto centrale del libro di Paloscia. Rudolph Gerlach, la figura chiave del libro, è un personaggio che aveva un ruolo nel gabinetto pontificio, associabile all’attuale Georg Ganswein, assistente di papa Ratzinger. Entrambi erano le persone più vicine al papa. Ma a differenza di quanto avviene oggi, “il legame tra il papa e Rudolph, quale ne fosse la natura, generò un grande intrigo di stato”. (pg 35, corsivo mio)

E nella ricostruzione di tale intrigo consiste la storia narrata dal libro.

L'autore si serve di nuove fonti d'archivio e il suo lavoro lascia seriamente presumere che le mappe dei porti di Ancona e di Bari, ove avvennero vari e pesanti affondamenti dovuti ai sottomarini tedeschi, fossero state consegnate proprio da monsignor Rudolph Gerlach. Egli fu processato e condannato contumace da un tribunale militare italiano. Ma non fu mai catturato perchè fu aiutato a fuggire in Svizzera dalla polizia italiana la quale agì con la copertura del Governo ingannando gli stessi servizi segreti militari.  

Per quel processo il Vaticano in quanto tale non risultò coinvolto nelle attività spionistiche a favore della Germania, ma successive ricostruzioni permnettono oggi di rirenere realistico che egli agisse con un pieno, per quanto riservato, mandato da parte di Benedetto XV.

 

**

 Che cosa mangiare con questa lettura.

Beh, per non contrastare occorre innanzitutto la consapevolezza che si tratta di un saggio storiografico. Ma non andrei sul pesante, tipo gulasch pepato o cose del genere. Questo libro infatti, anche per le sue piccole dimensioni, non merita un giudizio di pesantezza. Si caratterizza invece per una certa spinta a progredire tra le pagine, una sorta di acquolina in bocca riconducibile alla curiosità generata dal parallelismo con l’attuale situazione dell’omonimo papa in carica.  Direi comunque qualcosa che implica una certa masticazione, quindi rimaniamo sulla carne. Carne di manzo. Magari un manzo lessato avendo cura di sgrassare bene il brodo per non far salire troppo la pressione dopo la digestione. La pressione infatti rischia di salire da sé leggendo di un pontificato che si amerebbe ricordare per il pacifismo e il fermo anti-interventismo, ma che si scopre asservito agli interessi strategici degli imperi centrali al punto da mantener collocato nel posto più vicino al Papa il capo della rete spionistica anti-italiana.

Allo stesso tempo, dopo il manzo tagliato a fette rotonde, con salsa verde  e qualche “granu salis” (poco per carità), accompagnerei con vino rosso corposo, come potrebbe essere un cabernet da cacciatori, ma salterei il dolce, che in questo caso non potrebbe essere altro che una bella fetta di sacher viennese, perché richiamerebbe il gusto per la decadenza dell’impero asburgico. E ciò, haimè, contrasterebbe solennemente con il senso di disgusto che ci danno i metodi della polizia fascista, ma anche i servizi segreti imperiali.

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19 ottobre 2012 5 19 /10 /ottobre /2012 23:28

John-Lennon-s-portrait.jpgOggi si chiama “Femminicidio”, così ha voluto un filone di pensiero socio-giuridico che, a partire da Diana Russel, Marcela Lagarde e in Italia Barbara Spinelli, punta a farne una nuova categoria criminologica. Che cosa esso sia, più che importanti definizioni a me lo spiega bene il primo verso della canzone di Lennon McCrteney che chiude il Long Playng Rubber Soul:

 

preferirei vederti morta, ragazzina

piuttosto che con un altro uomo;

è meglio che tu tenga la testa a posto

o perderò il controllo.

 

Cantata da Lennon e uscita tra Rubber Soul e Revolver, testimonia di un’epoca in cui non si guardava ancora al significato politico dei testi rock. Questo per i Beatles è un fatto acclarato, ma non per John. Quella canzone val la pena di riascoltarla oggi che molti di noi hanno imparato l’inglese, con un occhio critico al testo e al suo significato. La si può gustare soprattutto se il testo è tradotto in spagnolo, perché per noi italiani può assumere una ironica passionalità che attenua l’aggressività del testo inglese.

 

 Run for your life!

 

Beh, non c’è dubbio che oggi, soprattutto sotto i colpi della campagna su femminicidio e stalking, appare una canzone reazionaria. E per quanto la verità possa essere rivoluzionaria non si può ignorare che John Lennon, grande artista, working class hero e poeta rock della Pace… nella vita picchiò varie volte le sue donne. Nessuna però lo ha mai accusato di questo, l’affermazione si trova nella biografia di Albert Goldman che non è certo tenero nei confronti di Lennon.

 

 

 

 

E’ giusto però dare atto a John del suo percorso di maturazione e a questo proposito si può apprezzare doppiamente il senso di quel “I didn’t want to hurt you, I’m just a jealous guy” di parecchi anni dopo.

 

*

 

La violenza domestica è un tema più volte trattato nel rock e non solo in chiave di gelosia. Elvis Presley già nel 1955 chiudeva i versi della sua canzone  Baby Let’s Play House con un verso inequivocabile; “senti un po’ ragazzina, cerca di capirmi, preferisco vederti morta che con un altro”. Poi nel 1966 abbiamo appunto Run fror your life! Dei Beatles, ma un testo rock fortemente femminicida è Hey Joe di Hendrix. Qui il narratore-cantante non si limita a minacciare, anzi canta perché ha già ucciso la sua hold lady … In Hey Joe c’è  l’immanente idea che si possa uccidere impuniti la propria donna se colta a “far casino” con un altro uomo. Egli dice: “Il boia non mi metterà addosso la sua corda” e dialoga con un altro uomo che lo incoraggia, ecc. Insomma un’idea che corrisponde esattamente al nostro concetto di delitto d’onore, che all’epoca di Hendrix era ancora diffuso in Italia. Esso fortunatamante verrà poi cancellato nei primi anni ’70 non senza aver dato spunto a stupende parodie cinematografiche.  

Tale idea violenta quindi non è penetrata nella coscienza della nostra generazione rivoluzionaria nonostante la potenza suggestiva di quel brano. E io melo spiego in termini musicali. Quel pezzo musicalmente è un dialogo antifonale tra il cantante e la sua chitarra (uomo e donna) e credo non ci sia niente di più efficace del brillante stridore di quella Fender che, in un assolo ancor oggi da brivido, urla a nome di quella donna, per quanto colta in flagrante, tutta l’assurdità di ogni morte per amore.

 

 

Ma poi evolvendosi, e politicizzandosi, il Rock cambia registro e prende la posizione opposta. Uno dei momenti più alti a mio avviso lo abbiamo con Tracy Chapman (che porta lo stesso cognome dell’assassino di Lennon) nella sua canzone (in realtà una monodia a cappella) Behind the wall dei primi anni ottanta. Una denuncia della violenza domestica tollerata dalle leggi nella quale il lamento di quella voce drammatica quanto incisiva: “last night I’ve heard the screamin’, loud voices behind the wall…” ecc. se si potesse comprendere senza traduzioni sarebbe, secondo la mia opinione, più efficace di qualunque spot contro la violenza sulle donne. Grazie Tracy.

 

 

**

 

 

Ora, è mia suggestione, forse per perdonare i Beatles, che quello di Run for your life sia stato un testo a tema, o comunque su commissione, per cercare una sigla ad una trasmissione TV.

La suggestione mi viene dalla lettura del libro di Padalino (Massimo Padalino: The Beatles Yeh!Yeh!Yeh! Testi commentati 1962-1966. Arcana Edizioni 2010 ), il quale a pg 480scrive: “Nel 1965 Run For Your Life non è solo una canzone, è anche una serie Tv. Ci recita Ben Gazzara, nella parte di uno che ha poco tempo da vivere. Va in onda sulla NBC, negli Stati Uniti: e continuerà dal 1965 al 1968.”

 

beatles by Padalino 

 

 

E’ un esempio di modalità persuasiva in quegli anni ai primordi, fondata sull’uso del media discografico, saldato con quello televisivo, per veicolare e far maturare messaggi politici.

 

 

***

 

 

Infine una nota malinconica, ma di alto profilo poetico. In quel periodo anche Tenco scrisse un testo e incise una canzone che divenne sigla di una importante serie televisiva nazionale, quella dedicata al commissario Maigret. Questo personaggio così come ideato dallo scrittore francese Simenon è un uomo che conosce l’animo umano e le sue debolezze, mentre nella versione RAI, è solo un pipettaro riadattato per famiglie italiane moderate. Ma se c’è qualcosa che resta ancora oggi di quella serie televisiva si tratta della grande lezione sul senso della vita che possiamo trovare ancor oggi tra quei versi, dove in un domani che è un altro giorno uguale a ieri … i sogni sono ancora sogni.

 

Una opprimente condizione esistenziale fa si che anche qui la vita se ne vada, ma non per femminicidio… qui la vita se ne va senza drammi e senza violenze tra le note di una scala minore. Grazie Luigi.

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