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18 novembre 2012 7 18 /11 /novembre /2012 21:32

orlando-paladino.JPGIl problema delle violenze della Polizia contro le manifestazioni studentesche sta per essere definitivamente ricondotto al “giallo lacrimogeni”, una succulenta polpetta giornalistica che mette al centro l’edificio del ministero della giustizia, ma forse anche un binario morto. Non mi stupirei se si fosse trattato di un atto intimidatorio contro la polizia giudiziaria che da qualche anno si sta allargando un po’ troppo con le intercettazioni. Occorre quindi toglierlo rapidamente dalla attenzione dell’opinione pubblica e passare alla fase in cui ci si lavano i panni in casa senza che i vicini se ne accorgano.

 

Nel frattempo la Cancellieri viene contestata da studenti in un dibattito pubblico a Rimini e qualcuno ne approfitta per esporre lo striscione che fa arrivare il messaggio alla ministra. Siamo in piena fase di manipolazione, ma è impossibile dimostrarlo. Vogliono trasparenza sulle infiltrazioni. Vogliono il cartellino di riconoscimento degli agenti in piazza.

                                                                               

                                                                                      *

Il vertice della Polizia è attraversato in questi giorni di fine legislatura, da una corrente alternata. La Spending Review ha dato la stura ad una battaglia interna al gruppo dirigente, una battaglia che è connessa con le nomine di fine legislatura. Vi sono varie aspettative da soddisfare (e varie vendette da ultimare). E per tranquillizzare gli esclusi occorre un bel messaggio di continuità: dopo Monti ci sarà Monti, si tratta di capire se vale anche per la Cancellieri. Ovvero: speriamo che il prossimo capo della polizia non prenda più di Manganelli. Il che a sua volta si traduce in: speriamo che la gestione dei fondi riservati sia meno discrezionale e più trasparente, si fa per dire, tra le diverse Direzioni. Il terreno di gioco di questo scontro di alta politica è stato quello delle manifestazioni studentesche, usate dai contendenti come  occasione per la battaglia finale. Ne resterà solo uno. Ora il più bravo è quello, proprio quello che saprà dar prova di riuscire a manipolare le manifestazione in funzione degli obiettivi contingenti del Viminale. Perciò, attraverso lo spionaggio delle micro leadership studentesche e del movimentismo paranoglobal si infarciscono le manifestazioni di agenti provocatori. Questi, che sono poliziotti mascherati ma proprio per questo portano una sfiga terribile a quelli in divisa, in regime di scarsa trasparenza rischiano a volte, nei punti strategici delle piazze, di essere più numerosi degli stessi studenti in marcia e guai a menarli, perché rischi di pagarla dopo in caserma oppure quando sarai valutato per la carriera.

                                                                                         **

Occorre perciò un metodo, ovviamente discreto e sicuro, per identificare i poliziotti e permettere a chi monitora la situazione di piazza che costoro siano tracciabili ed identificabili sempre, in ogni momento. In tal modo si eviteranno sacrifici inutili e dolorose plastiche facciali per i poliziotti mascherati. Ecco una delle questioni in palio. Ma ce ne sono molte altre, troppe. Per me i sindacati dei poliziotti dovrebbero dire basta e quelli che devono guadagnarsi il pane picchiando gli operai esodati e i giovani senza futuro dovrebbe ro trovare il coraggio di fare come i loro colleghi di Bruxelles… guarda un po’ questa foto.

 Frankfurter-Polizei.JPG

Fai presto Annamaria, i giovani sotto coperta ne hanno le balle piene e i loro capi aspettano con ansia la rottamazione…

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12 novembre 2012 1 12 /11 /novembre /2012 23:33

foto-di-Arnulf-Rainer.JPGA Valdagno una sera di ottobre 1928 Lidia e Albino, due ragazzini cresciuti troppo in fretta, salgono angosciati le scale di un’altra casa, quella della nonna. Con loro non ci sono i due fratellini più giovani Alfreduccio e Giannina rimasti a casa loro con la madre e il padre. L'anziana signora tutta d'un pezzo li riceve con sorrisi di circostanza e offre loro la cioccolata calda.

La ragazza, che aveva in proposito ricevute istruzioni precise dal padre, comincia ad esporre il motivo della visita: le cambiali della ditta paterna sono all'ultimo giro e se non vengono pagate sarà il disastro finale. Il fallimento.

La vecchia se la ride di questi problemi e mostra tutta la sua cattiveria sfoderando lo spirito di vendetta di cui è capace. Con parole dure accusa il figlio di ribellione e con perfidia espone la sua tesi: egli osò sposare una puttana e ciò costituisce  oggi la causa del fallimento.

" Per forza tuo padre non ce l'ha fatta. Ha sposato quella volgare donna che è tua madre e non ha potuto evitare lo sperpero del danaro che io gli avevo dato. E' colpa di tua madre! Quella puttana che mi ha rubato il mio Simone... E oggi con che coraggio ti manda qui da me a chiedere ancora denaro. Con quale coraggio tuo padre manda i due figli affamati anziché mostrare il muso alla donna che lo aveva avvertito!".

Albino, che non è certo il ragazzo più sveglio della famiglia, si butta sulle ginocchia della nonna nel pietoso tentativo di abbracciarle le gambe, ma lei lo respinge. E lo allontana con parole terribili:

Tu! … Tu sei il frutto di quel peccato! Guardati, alla tua età dovresti essere un uomo, dovresti aiutare tuo padre a condurre l’officina, invece sei un bamboccio sempre attaccato alle gonne di tua madre. Vai, torna da lei e dille che stavolta la pagherà cara la sua lussuria… E che da questa famiglia non avrà più un centesimo!”

Lidia ha l'animo troppo dolce e sensibile per accettare quelle parole. Da dieci giorni il padre è disperato e lei lo ha visto piangere. Ora, suo padre, l'eroe supremo piegato e ridotto a tal punto trova nella vecchia un nuovo nemico; un nemico morale che lo colpevolizza ancor più. No! Lidia non accetta questa verità e sente una fitta allo stomaco. Un senso di fastidio che associa ancor più al pensiero della propria madre, così maldestramente evocata nelle parole della nonna. Sua madre, quella donna che ogni notte le ruba il padre e che forse oggi, come non bastasse, lo sta portando alla catastrofe.

E se la nonna avesse ragione? Se fosse vero che quelle mani che oggi puntano il dito indice accusatore contro sua madre avevano un giorno indicato la retta via? Mio dio che disgrazia: il padre fuorviato da una ballerina stupida e infelice. Un padre ingannato che non ha saputo cogliere il segno di quelle mani. Quelle stesse mani che ora le stanno servendo la cioccolata con lo zucchero, zucchero... tanto zucchero. Troppo zucchero.

No! "Nonna non mi piace questa cioccolata... ha troppo zucchero."

 

*

 

Il giorno dopo il padre non aprì il cancello dell’officina. Si recò coi figli dal direttore della banca e, col cappello in mano, glieli indicò nel tentativo di impietosirlo. Ma fu tutto inule. Dovette chinarsi a firmare le carte. Quelle carte che, sapeva, gli avrebbero causato il pignoramento di ogni bene.

Disse ai figli di tornare a casa da soli. Disse a Lidia di portare a casa i fratelli, anche quello più vecchio, e lo disse solo a lei perché di lei, solo di lei si sarebbe fidato. Pur conscia della tragedia Lidia ne fu orgogliosa e lo fece con grande determinazione. La stessa determinazione con la quale la sera tardi si rifiutò di obbedire alla madre che le ordinava di andare all’osteria a cercare il padre per farlo rincasare.

Papà tornerà da solo!” disse “E tornerà con i soldi per la banca, vedrai!”.

Ma papà non tornò. Rimase assente per tutta la notte e anche il giorno successivo. E di lui non si sapeva niente, né in piazza né in casa. Finché il figlio più giovane Alfreduccio non entrò di corsa in cantina perché mandato dalla madre a prendere legna per il focolare. Spalancò la porta di corsa, Alfreduccio, come sempre faceva, ma questa volta si trovò le gambe penzolanti del padre davanti agli occhi.

In quel mattino di fine autunno del 1928 il piccolo Alfreduccio corse, corse, corse fino allo stremo nel tentativo di dimenticare la scena in cui il padre veniva tirato giù. Era nudo, il padre, dalla cintola in giù. E così lo ricordò per trent’anni: appeso per il collo, la testa storta e i pantaloni calati sulle scarpe infangate. Col vestito da festa per una tragedia.

La salma del suicida venne sepolta senza cerimonie, com’era costume al tempo, nel pezzo di terra sconsacrata ove ancora giacevano salme senza memoria di soldati giustiziati per diserzione nella prima guerra. Un luogo del cimitero lontano dalla tomba di famiglia. La salma della nonna invece, morta poche settimane dopo di crepacuore, come si diceva al tempo, venne sepolta con mesta cerimonia funebre, nella tomba di famiglia. E lì giacquero le salme entrambe fino a quel giorno del 1958 in cui i becchini abbatterono, per una nuova ristrutturazione, l’ala cimiteriale in cui esse stavano.

Quel giorno d’autunno di trent’anni dopo Alfreduccio e con Lidia, assistettero alla riesumazione e versarono una lacrima sopra ciò che restava del vestito paterno. Una lacrima di verità amara come la cioccolata di cacao senza zucchero.

La salma nella bara sentì quella lacrima, la sentì con tutta la sua verità e il suo gusto. E quando la bara fu riposta accanto a quella della madre, la salma parlò … e disse:

Mamma non mi piace questa cioccolata... ha troppo zucchero.

 

 

 

 

 (la foto in alto a destra è opera dell'artista austriaco Arnulf Rainer)

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10 novembre 2012 6 10 /11 /novembre /2012 01:55

Beatles-Revolution-Repubblica.JPGHo letto The Beatles Revolution, edito dalla Biblioteca diRepubblica, uscito nelle edicole in occasione del cinquantesimo anniversario dei Beatles.

 

Varie iniziative editoriali in queste ultime settimane si occupano dei Beatles e in molti casi il tipico approccio marketing oriented della critica giornalistica riconduce banalmente quell’epopea a fenomeno  discografico tout court. Ne consegue che viene scelto il 5 ottobre 1962 come data di nascita dei Beatles perché è la data di uscita del loro primo disco (Love Me Do). Ma fortunatamente non è questo l’approccio di questo libro. Qui si coglie con onestà intelletuale la questione di fondo: i Bealtles sono stati molto di più.  Per carità, se vogliamo possiamo vedere questa pubblicazione come una sofisticata e patinata brochure, ma in ogni caso a mio avviso essa fa centro perché propone un punto di vista secondo il quale si è trattato di un’ epopea poetico-musicale dal significato rivoluzionario. Qualcosa che ha segnato la cultura della mia generazione e informato profondamente il suo gesto fondamentale: il sessantotto. 

 

*

 

Rilegatura elegante, con un progetto grafico pregevole, contiene cinque testi di commento corredato da foto meno note ma di qualità. Foto che illustrano i vari anni del percorso che li ha caratterizzati. Da quelle in bianco e nero degli anni del decollo a quella colori degli anni esplosivi. Vi sono anche schede riassuntive di vari aspetti che riguardano il contesto sixties alternato in ogni articolo.

 

Dopo il pezzo introduttivo di Michele Serra, il quaqle cin spiega che allora il mondo aveva bisogno di senntirso NUOVO, il pezzo più interessante, che ha lo spessore di un saggio di critica musicale, è certamente quello firmato da Filippo Ceccarelli, giornalista parlamentare e commentatore politico di Repubblica. Egli descrive tutto il percorso biografico-artistico del complesso con efficacia e sintesi mirabili. In particolare egli coglie di volta in volta il nesso tra le migliori canzoni di ciascun album e  il contesto biografico cercando di esprimere lo spirito profondo dell’intuizione artistica che caratterizza la canzone sia dal punto di vista musicale che del testo. Il tutto con una periodizzazione scandita dalla sequenza degli Lp citando però anche i singles più significativi. Ne esce una storia molto frendly verso i quattro protagonisti e i loro partners, con momenti appassionanti.

Il ruolo manageriale di Brian Epstein ne esce più decisivo rispetto a quello musicale di George Martin e l’accento apologetico viene posto più sugli anni ‘67-‘70 a scapito dei primi anni  ’62-’66. L’analisi musicologica trova il suo apice nell’alternante commento di A Day in The Life che risulta il miglior pezzo in assoluto, significativo e collettivamente ispirato e realizzato. 

Insomma il rapporto tra l’epopea beatlesiana e lo spirito di un’intera generazione che fu globale e rivoluzionaria viene ben individuato. Basta questo per leggerlo con piacere. E se anche uno non vuol vederci niente di rivoluzionario potrà comunque gustarsi la ricchezza e la straordinaria creatività innovativa di questi artisti dell’era mediatica i quali, in particolare Lennon e McCartney, ancora seducono le nuove generazioni.

 

**

 

Curiosità e minuterie:

 

A Liverpool, nel quartiere di Woolton dove è nato e cresciuto John Lennon, c’è la Quarry Bank School da lui frequentata e dalla quale egli ricavò l’ispirazione verbale per il primo nome che diede al complesso musicale da lui stesso fondato in età adolescenziale: i Qwarryman. Ancora quando suonavano skiffle.

Il significato della parola quarry è legato alle antiche attività di estrazione del marmo dal terreno. In pratica il significato è simile a quello della parola “priara”, (da pria = pietra) un termine usato dalle mie parti per indicare le cave di pietra. Il primo complesso musicale creato da John si chiamava “i priari”?

 

***

 

Con l’arrivo del decennio sixties, il leader del gruppo Jonh Lennon decise di cambiare nome al complesso musicale e adottò il più moderno (allora) Johnny and the Moondogs, per poi passare a The Silver Beetles (con la doppia “e”) e quindi a The Beatles dove la seconda vocale è una deformazione che esprime un senso di distorsione che a sua volta richiama l’accento dei bassi fondi.

Giovannino e i cani lunari.

I cani ululano alla luna, e questo era il termine con il quale l’ironia giornalistica degli ultimi anni cinquanta definitiva i cantanti che non accettavano di esibirsi nel compassato stile melodico gradito all’upper class esthablishment.

The Silver Beetles. Brando-Guzzi.JPG

Beet è il termine inglese per la barbabietola da zucchero (Beta vulgaris = sugar beet). Mentre Beetle, notoriamente, è lo scarafaggio. Ma il verbo to beetle ha un significato più complesso, che potremmo tradurre con “mazzolare”, che significa usare l’arnese che picchia sullo scalpello, ma significa anche bastonare a morte. Nel film il selvaggio, il primo biker movie hollywoodiano (The Wild One, USA 1954), dove si scontrano le bande dei motociclisti, e Johnny (Brando) atterra Lee Marvin, abbiamo un monologo con il termine “beetles”.   

 

 

 

The BeAtles

Filippo Ceccarelli nel suo saggio di 88 pagine, osserva che la “a” di Beatles avvicina il nome al beat o, se si vuole, al suono di “beat less” , ovvero senza beat”, il che assume un senso ironico e un po’ paradossale. Un’altra ironia potranno coglierla coloro che amano gli Anagrams, ai quali non sfuggirà che l’anagramma di beatles è belates.

 

****

 

 

 

 

A hard day’s night?

Sempre nel quartiere Woolton c’è la strada d’infanzia di John: Newcastle Road, che oggi il comune di Liverpool sta decidendo se mutare o meno in Lennon Road. Il nome di questa via, nel mio paese, col mio dialetto, si chiamerebbe “strozo del castelo novo”. Ed è un luogo che esiste, si chiama vicolo Malpaga . E’ il luogo ove iniziava il percorso che portava al castello e lì, nei secoli scorsi si assoldavano e si pagavano i lavoranti in giornata che sarebbero entrati nel castello per guadagnarsi il pane di giornata. Il Malpaga  è il nomignolo col quale veniva chiamato il castellano che faceva la selezione mattutina e che pagava alla sera i lavoranti al ritorno dalla giornata lavorativa.

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7 novembre 2012 3 07 /11 /novembre /2012 16:26

Penso che la rielezione di Obama sancisca una sostanziale stabilità del quadro politico internazionale. E vedo bene la cosa solo per le politiche interne degli USA. La middle class può ora sperare che il sistema sanitario pubblico voluto da Ted Kennedy prima di morire, si consolidi e venga acquisito definitivamente dalla costituzione materiale degli Stati Uniti.

 

Diversamente vedo in modo problematico la politica estera, a meno che OBAMA non licenzi la Clinton per assicurarsi lo spazio di virata. Se la dovesse confermare significa solo che dobbiamo aspettarci una continuità negativa. Non so infatti quanto possa ancora durare l’effetto Osama sull’alibi diplomatico del terrorismo Quaedista. Perciò a mio avviso è probabile che Obama cerchi di accelerare l’ottenimento di obiettivi riformistici interni al Congresso in cambio di concessioni filo israeliane in campo estero. In ogni caso penso che l’equilibrio clintoniano (di Hillary) tra finanza catarina e finanza sionista sia destinato a saltare in favore di quest’ultima.

 

 

 

Spero ovviamente di sbagliarmi e canto per i civili di Siria, Egitto ecc. ecc..

obama-s-Kyppah.jpg

 

 

 

Jerusalem surge et exue te vestibus jucunditatis.

Indue te cinere et cilicio quia in te occisus est salvator Israel.

Deduc quasi torrentem lacrymis per diem et noctem et non taceat pupilla oculi tui

quia in te occisus est salvator Israel.

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3 novembre 2012 6 03 /11 /novembre /2012 17:29

Benedetto-XV.JPGLa lettura de:” Benedetto tra le spie” (Editori Riuniti  ) può risultare un po’noiosa nelle pagine centrali del libro, ma risulterà senz’altro piacevole per le curiosità che solleva nel lettore, in particolare per colui che ama la storia e gli intrighi.

Il titolo è già in sé accattivante per ragioni contingenti. Benedetto sedicesimo risulta infatti attorniato effettivamente di spie almeno secondo le cronache di questi ultimi mesi, che hanno visto  il maggiordomo del Papa (Paolo Gabriele) prima accusato e poi condannato in un processo che trae origine dalla diffusione di documenti riservati. Ma in realtà questo libro non si occupa e non può avere nessun riferimento con tali vicende perché era già stato scritto nel 2007 e il papa Benedetto al quale si riferisce il titolo è quello della Prima Guerra Mondiale: Benedetto quindicesimo.

 

 

Il profilo di questo papa è fondamentale per la comprensione della vicenda narrata da Paloscia. Vediamo.

*

Pio X muore improvvisamente il 14 Agosto 1914. Quattro mesi prima aveva nominato cardinale Giacomo Della Chiesa, il quale diventa suo successore col nome di Benedetto XV. La visione strategica di questo nuovo papa, ex arcivescovo di Bologna, era legata all’idea di costituire un nuovo stato Vaticano  i cui confini andassero dalla sponda destra del Tevere al mare ove sorgesse  un porto indipendente dal quale salpassero navi con bandiera Santa Sede. Un progetto ambizioso che  per poter  reggere e realizzarsi avrebbe avuto bisogno della vittoria degli imperi centrali.

Il predecessore di Benedetto, Pio X,  per quanto attiene ai rapporti diplomatici con lo Stato savoiardo lasciò una situazione difficile da sostenere. L’Italia non riconosceva lo Stato del Vaticano mentre esso era riconosciuto dal contesto diplomatico internazionale, e vigeva un sistema di trattati internazionali che rendevano anomala la posizione dell’Italia molto più di quella vaticana. Si capisce che ciò implicava varie anomalie: nella città di Roma ad esempio, i confini non erano definiti e i diplomatici di mezzo mondo vagavano per quello che consideravano uno stato diverso dall’Italia, ma che per la polizia italiana sottostava alle nostre leggi. In questa situazione Pio X non promosse alcuna conciliazione con lo Stato savoiardo,  mentre Benedetto XV fu iniziatore della svolta che mise in moto il processo diplomatico che condurrà al Concordato del 1929.

Pertanto negli anni del suo pontificato, che va dal 1914 al 1922 e che costituiscono un arco temporale fortemente segnato dalla guerra, egli sviluppò una doppia linea che lo vedeva da un lato conciliante verso lo Stato italiano ma al tempo stesso in perfetta intesa ed amicizia con gli Asburgo. Suo amico di infanzia era il barone Carlo Monti il quale per tutto il pontificato fu intermediario ufficiale tra le due parti Italia e Vaticano. Benedetto XV inoltre scelse Eugenio Pacelli, futuro Pio XII, come sottosegretario di Stato per gli affari straordinari.  E Pacelli poi, nel maggio 1917, divenne nunzio apostolico in Baviera.

Questo papa, Benedetto XV, fu quindi un instancabile attore di pace e fu sempre oggetto di forti attacchi da parte della massoneria italiana e del fascismo dei primi anni. Va detto inoltre, anche se Paloscia non affronta questi aspetti, che la sua memoria fu marginalizzata nei decenni successivi diventando anche oggetto di variegati attacchi.

Un esempio per tutti. Emanuele Brunatto, personaggio a noi noto perché presente nelle biografie di Padre Pio, nel 1933, quand’era esule in Francia, scrisse un libro-dossier pesantemente accusatorio nei confronti di Benedetto XV. In esso egli parla anche di pederastia e definisce il gabinetto papale di quel pontefice “un’alcova”. Il dossier ritrovato, (che nel web si trova qui,) contiene un capitoletto su Gerlach.  E qui veniamo al punto centrale del libro di Paloscia. Rudolph Gerlach, la figura chiave del libro, è un personaggio che aveva un ruolo nel gabinetto pontificio, associabile all’attuale Georg Ganswein, assistente di papa Ratzinger. Entrambi erano le persone più vicine al papa. Ma a differenza di quanto avviene oggi, “il legame tra il papa e Rudolph, quale ne fosse la natura, generò un grande intrigo di stato”. (pg 35, corsivo mio)

E nella ricostruzione di tale intrigo consiste la storia narrata dal libro.

L'autore si serve di nuove fonti d'archivio e il suo lavoro lascia seriamente presumere che le mappe dei porti di Ancona e di Bari, ove avvennero vari e pesanti affondamenti dovuti ai sottomarini tedeschi, fossero state consegnate proprio da monsignor Rudolph Gerlach. Egli fu processato e condannato contumace da un tribunale militare italiano. Ma non fu mai catturato perchè fu aiutato a fuggire in Svizzera dalla polizia italiana la quale agì con la copertura del Governo ingannando gli stessi servizi segreti militari.  

Per quel processo il Vaticano in quanto tale non risultò coinvolto nelle attività spionistiche a favore della Germania, ma successive ricostruzioni permnettono oggi di rirenere realistico che egli agisse con un pieno, per quanto riservato, mandato da parte di Benedetto XV.

 

**

 Che cosa mangiare con questa lettura.

Beh, per non contrastare occorre innanzitutto la consapevolezza che si tratta di un saggio storiografico. Ma non andrei sul pesante, tipo gulasch pepato o cose del genere. Questo libro infatti, anche per le sue piccole dimensioni, non merita un giudizio di pesantezza. Si caratterizza invece per una certa spinta a progredire tra le pagine, una sorta di acquolina in bocca riconducibile alla curiosità generata dal parallelismo con l’attuale situazione dell’omonimo papa in carica.  Direi comunque qualcosa che implica una certa masticazione, quindi rimaniamo sulla carne. Carne di manzo. Magari un manzo lessato avendo cura di sgrassare bene il brodo per non far salire troppo la pressione dopo la digestione. La pressione infatti rischia di salire da sé leggendo di un pontificato che si amerebbe ricordare per il pacifismo e il fermo anti-interventismo, ma che si scopre asservito agli interessi strategici degli imperi centrali al punto da mantener collocato nel posto più vicino al Papa il capo della rete spionistica anti-italiana.

Allo stesso tempo, dopo il manzo tagliato a fette rotonde, con salsa verde  e qualche “granu salis” (poco per carità), accompagnerei con vino rosso corposo, come potrebbe essere un cabernet da cacciatori, ma salterei il dolce, che in questo caso non potrebbe essere altro che una bella fetta di sacher viennese, perché richiamerebbe il gusto per la decadenza dell’impero asburgico. E ciò, haimè, contrasterebbe solennemente con il senso di disgusto che ci danno i metodi della polizia fascista, ma anche i servizi segreti imperiali.

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19 ottobre 2012 5 19 /10 /ottobre /2012 23:28

John-Lennon-s-portrait.jpgOggi si chiama “Femminicidio”, così ha voluto un filone di pensiero socio-giuridico che, a partire da Diana Russel, Marcela Lagarde e in Italia Barbara Spinelli, punta a farne una nuova categoria criminologica. Che cosa esso sia, più che importanti definizioni a me lo spiega bene il primo verso della canzone di Lennon McCrteney che chiude il Long Playng Rubber Soul:

 

preferirei vederti morta, ragazzina

piuttosto che con un altro uomo;

è meglio che tu tenga la testa a posto

o perderò il controllo.

 

Cantata da Lennon e uscita tra Rubber Soul e Revolver, testimonia di un’epoca in cui non si guardava ancora al significato politico dei testi rock. Questo per i Beatles è un fatto acclarato, ma non per John. Quella canzone val la pena di riascoltarla oggi che molti di noi hanno imparato l’inglese, con un occhio critico al testo e al suo significato. La si può gustare soprattutto se il testo è tradotto in spagnolo, perché per noi italiani può assumere una ironica passionalità che attenua l’aggressività del testo inglese.

 

 Run for your life!

 

Beh, non c’è dubbio che oggi, soprattutto sotto i colpi della campagna su femminicidio e stalking, appare una canzone reazionaria. E per quanto la verità possa essere rivoluzionaria non si può ignorare che John Lennon, grande artista, working class hero e poeta rock della Pace… nella vita picchiò varie volte le sue donne. Nessuna però lo ha mai accusato di questo, l’affermazione si trova nella biografia di Albert Goldman che non è certo tenero nei confronti di Lennon.

 

 

 

 

E’ giusto però dare atto a John del suo percorso di maturazione e a questo proposito si può apprezzare doppiamente il senso di quel “I didn’t want to hurt you, I’m just a jealous guy” di parecchi anni dopo.

 

*

 

La violenza domestica è un tema più volte trattato nel rock e non solo in chiave di gelosia. Elvis Presley già nel 1955 chiudeva i versi della sua canzone  Baby Let’s Play House con un verso inequivocabile; “senti un po’ ragazzina, cerca di capirmi, preferisco vederti morta che con un altro”. Poi nel 1966 abbiamo appunto Run fror your life! Dei Beatles, ma un testo rock fortemente femminicida è Hey Joe di Hendrix. Qui il narratore-cantante non si limita a minacciare, anzi canta perché ha già ucciso la sua hold lady … In Hey Joe c’è  l’immanente idea che si possa uccidere impuniti la propria donna se colta a “far casino” con un altro uomo. Egli dice: “Il boia non mi metterà addosso la sua corda” e dialoga con un altro uomo che lo incoraggia, ecc. Insomma un’idea che corrisponde esattamente al nostro concetto di delitto d’onore, che all’epoca di Hendrix era ancora diffuso in Italia. Esso fortunatamante verrà poi cancellato nei primi anni ’70 non senza aver dato spunto a stupende parodie cinematografiche.  

Tale idea violenta quindi non è penetrata nella coscienza della nostra generazione rivoluzionaria nonostante la potenza suggestiva di quel brano. E io melo spiego in termini musicali. Quel pezzo musicalmente è un dialogo antifonale tra il cantante e la sua chitarra (uomo e donna) e credo non ci sia niente di più efficace del brillante stridore di quella Fender che, in un assolo ancor oggi da brivido, urla a nome di quella donna, per quanto colta in flagrante, tutta l’assurdità di ogni morte per amore.

 

 

Ma poi evolvendosi, e politicizzandosi, il Rock cambia registro e prende la posizione opposta. Uno dei momenti più alti a mio avviso lo abbiamo con Tracy Chapman (che porta lo stesso cognome dell’assassino di Lennon) nella sua canzone (in realtà una monodia a cappella) Behind the wall dei primi anni ottanta. Una denuncia della violenza domestica tollerata dalle leggi nella quale il lamento di quella voce drammatica quanto incisiva: “last night I’ve heard the screamin’, loud voices behind the wall…” ecc. se si potesse comprendere senza traduzioni sarebbe, secondo la mia opinione, più efficace di qualunque spot contro la violenza sulle donne. Grazie Tracy.

 

 

**

 

 

Ora, è mia suggestione, forse per perdonare i Beatles, che quello di Run for your life sia stato un testo a tema, o comunque su commissione, per cercare una sigla ad una trasmissione TV.

La suggestione mi viene dalla lettura del libro di Padalino (Massimo Padalino: The Beatles Yeh!Yeh!Yeh! Testi commentati 1962-1966. Arcana Edizioni 2010 ), il quale a pg 480scrive: “Nel 1965 Run For Your Life non è solo una canzone, è anche una serie Tv. Ci recita Ben Gazzara, nella parte di uno che ha poco tempo da vivere. Va in onda sulla NBC, negli Stati Uniti: e continuerà dal 1965 al 1968.”

 

beatles by Padalino 

 

 

E’ un esempio di modalità persuasiva in quegli anni ai primordi, fondata sull’uso del media discografico, saldato con quello televisivo, per veicolare e far maturare messaggi politici.

 

 

***

 

 

Infine una nota malinconica, ma di alto profilo poetico. In quel periodo anche Tenco scrisse un testo e incise una canzone che divenne sigla di una importante serie televisiva nazionale, quella dedicata al commissario Maigret. Questo personaggio così come ideato dallo scrittore francese Simenon è un uomo che conosce l’animo umano e le sue debolezze, mentre nella versione RAI, è solo un pipettaro riadattato per famiglie italiane moderate. Ma se c’è qualcosa che resta ancora oggi di quella serie televisiva si tratta della grande lezione sul senso della vita che possiamo trovare ancor oggi tra quei versi, dove in un domani che è un altro giorno uguale a ieri … i sogni sono ancora sogni.

 

Una opprimente condizione esistenziale fa si che anche qui la vita se ne vada, ma non per femminicidio… qui la vita se ne va senza drammi e senza violenze tra le note di una scala minore. Grazie Luigi.

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18 ottobre 2012 4 18 /10 /ottobre /2012 15:25

Clint---siedge.JPGIn HEREAFTER uno dei protagonisti è stato gravemente ammalato di encefalo- mielite da ragazzo e ha subìto un pesante trattamento chirurgico alla nuca. Durante l’operazione nell’arco di otto ore è morto ed è stato richiamato in vita più volte e da allora avverte dei “contatti”. Si tratta di persone morte da poco con cui riesce ad avere brevi tratti di comunicazione. Il tema è noto (The sixt sence, ecc.) ma qui è trattato con un altro stile, una sua propria cifra narrativa. Non c’è nessuno spiritismo, nessun horror, c’è molta umanità e c’è solo un sottile dolore morale in ciascun personaggio.

 

 

*

Non c’è niente aldilà, dice un personaggio, del resto se ci fosse qualcosa ormai qualcuno lo avrebbe scoperto, non ti pare? Ecco, qui sta il punto sensibile, la chiave del film. Hereafter ci dice che la cosa è nota da tempo, ma su di essa grava una sorta di ipoteca del silenzio che mette in condizione dolorosa le persone che ne hanno invece avuto esperienza diretta.

 

Sono tre storie che si fondono nel finale, intrecciandosi.

La conclusione forse è la parte meno forte, ma si tratta di un livello di qualità narrativa così alto che la flessione risulta comunque più che accettabile. Una tematica simile l’ho già vista in Lars von Trier (Le onde del destino, The Kingdom) ma in quelle opere la cifra narrativa è molto più pesante, tale da raggiungere quasi la violenza in alcuni momenti, mentre qui abbiamo un affabulatore equilibrato, rispettoso e umano, un Clint Eastwood che non ha proprio niente da spartire con gli stereotipi del suo passato da attore, dai pugni di dollari agli ispettori Callaghan. Uso il termine “equilibrato” nel tentativo di cogliere la qualità specifica del racconto, nel senso che non si sbilancia in facili prese di posizione: potrebbe andare verso il tema della “dolce morte”, peraltro evocata nella scena della clinica svizzera; oppure potrebbe andare verso  il catastrofismo globale, il terrorismo, ma non lo fa. Non sarebbe da Clint Eastwood. Il nostro si mantiene saldo in un ambito di moral sensibilità per cui così come Million dollar baby non può essere ridotto a film sull’eutanasia, perché sarebbe banalizzarlo, Hereafter non può essere ridotto ad un film sulla paranormalità. Anzi su questo è il film stesso che fa pulizia dalla spazzatura che gira attorno a questo tema. E il messaggio si stabilizza su una allusione profonda alla “congiura del silenzio” che c’è attorno alle esperienze post-mortem. Ciò vale sia sul piano medico-scientifico, che mediatico.

 

Le tre storie si svolgono a San Francisco, Parigi e Londra, e sono una meglio dell’altra. Nessuna è banale, nessuna è forzata o poco credibile e la narrazione è piena di dettagli altrettanto profondi e credibili. Quella dei due gemelli evoca addirittura un clima Dickensiano nella sua parte iniziale e forse non a caso visto che Dickens poi torna nel finale portando senso. Qui io ci ho visto una regia geniale nella scena in cui rincasa la madre, dove con pochi fotogrammi e senza alcun dialogo si prospetta allo spettatore tutto il dramma del racconto. Poi c’è il dettaglio del berretto, anche questo da grande regista, che diventa un trait d’union dell’intera vicenda e addirittura riformula la narratività dell’attentato alla metropolitana di Londra. Infine lo strazio della “seduta” che avviene in albergo con il sensitivo. Ecco questi per me sono momenti di grande cinema che non vorrei dimenticare. E forse e’ proprio per questo che sono qui a scriverne.

 

Catastrofe naturale.

Gli effetti speciali sono una formidabile attrattiva per il grande pubblico. Questa espressione (grande pubblico) è una formidabile ed elegante perifrasi per dire pubblico sciocco, senza capacità critica, superficiale. Ebbene l’inizio è per costoro, ma dà modo al regista di mostrare la propria grande professionalità.

 

Eutanasia.

Supponendo che nel film vi sia un deliberato messagio filo-eutanasico, bisognerebbe dire che è ben fatto. Secondo la trama infatti il disagio di chi ha conosciuto esperienze post-mortem deriverebbe dal fatto che tali esperienze producono involontari canali di contatto con persone morte da poco e questo apre a visioni che turbano gli equilibri mentali ed emotivi di chi vive ancora ed è, al tempo sgtesso in correlazione affettiva con tali persone morte. La tensione verso questi contatti deriverebbe da aspetti irrisolti che provocano tensione tra i due diversi livelli. Perciò se uno muore in circostanze non serene non sa trovar pace nell’aldilà e cerca persone in vita attraverso le quali canalizzare il proprio impellente messaggio. La letteratura spiritistica ne è piena. La mancata serenità della morte produce quindi un immanente pericolo di invasione del campo vitale, con le conseguenti tensioni e sociopatie.

 

Edipo.

Le dinamiche della personalità descritte da Freud fanno in modo che i ricordi sgraditi, quelli che implicano un pericolo di patologie, vengano rimossi e tale rimozione permette il ristabilimento dell’equilibrio emotivo. Ogni cosa che destabilizzi l’equilibrio post-rimozione costituisce quindi una minaccia alla personalità dell’individuo. Nel film lo si vede bene quando il sensitivo causa una presa di coscienza nella compagna di corso, e la perde. La ragazza evidentemente non può reggere il senso di vergogna.

 

 Insomma ho fatto bene a vederlo, ne vale la pena. C’è un po’ di tensione, ma è un dolore coinvolgente, condivisibile, che rinvia alla ricerca di senso etico.

E di questi tempi, non è poco.

 

 

**

 

 

Per me Clint Eastwood, che ricordo ancora nei panni di uno che sparava per un pugno di dollari, è diventato un ottimo regista. Direi anzi un grande regista. Il Morandini 2011 lo dà al settantesimo posto sui primi cento dell’intera storia del cinema, ma secondo me merita di più.  

 Insomma grazie Clint, continua a far film e non perderti  a chiacchierare con sedie vuote…

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11 ottobre 2012 4 11 /10 /ottobre /2012 21:11

BORTOLAMI-foto.JPGLa Regione, in tempi di Spending Review, sapeva di poter permettersi questi costosissimi impianti solo in un territorio nel quale gli imprenditori fossero disposti a donazioni remunerative, perciò sostenne varie poaratiche di autofinanziamento locale. L’affare venne preparato con somma discrezione dal Padre Vescovile che seppe riportare alla fede il grande (nonché spregiudicato) imprenditore Delfo Marsolato ormai in fin di vita. I figli, che erano di tutt’altra pasta, finanziavano infatti Scientology e il padre vescovile aveva capito che l’eredità sarebbe andata in “cattive mani”. Pertanto la discreta conversione fruttò qualche milioncino di Euro che finirono in una fondazione per la ricerca sul cancro, il cui CdiA (composto di preti, suore e vecchie zitelle appartenenti a grandi famiglie industriali) adottò il progetto “Atomi di Dio” per la salute e la redenzione della persona umana.

L’unità operativa di Medicina Nucleare venne pertanto localizzata presso la ASL della zona Est della ricca provincia pedemontana.

Il sindaco Armisi, noto alle cronache per il suo vivace spirito di iniziativa, presiedeva allora la Conferenza Pedemontana Consortile e sapeva che solo il rilancio dell’ospedale lo avrebbe rieletto al secondo turno, e sapeva anche che ogni finanziamento o ristrutturazione che giustificasse una prospettiva di rilancio del vecchio ospedale passava attraverso la disponibilità all’allocazione di un moderno reparto di Medicina Nucleare. Pertanto dedicò grande impegno, e umana passione, al progetto. Ma il suo piano, haimè si scontrava con quello di Simiani, sindaco uscente del comune limitrofo, che puntava alla propria candidatura come Consigliere regionale. A tale scopo il Simiani per finanziarsi la campagna elettorale aveva garantito, e già avviato senza tante “pastoie burocratiche”, la costruzione dell’inceneritore di salme.

Il punto è che, in vista di tale importante infrastruttura consortile, parecchi altri comuni limitrofi avevano ristrutturato le loro aree cimiteriali per le future dispersioni di ceneri, riducendo di conseguenza le superfici da riservare al sotterramento con notevole beneficio strategico, perché ciò permetteva di destinare maggior superfici alla costruzione di capannoni industriali. Insomma, per farla breve: l’arrivo della Medicina Nucleare avrebbe reso inutili le nuove aree di dispersione cimiteriale perché, notoriamente, le ceneri radioattive non potevano essere “ivi cosparse”.

Lo scontro politico fu molto duro. Gli amici di Armisi, mossi da umana passione, raccolsero nelle parrocchie oltre diecimila firme contro l’inceneritore (di salme) mentre l’ASL diffondeva bollettini che decantavano i successi della Medicina Nucleare con la benedizione del vescovo. Dall’altra parte i Comitati per la difesa della Salute raccolsero oltre diecimila firme nelle piazze dei mercati e nelle sagre paesane in nome di una petizione antinucleare (Medicina) sostenuta dall’ASSOCIAZIONE della INDUSTRIA ARTIGIANA. E questa galvanizzazione dell’interesse popolare rese impossibile, nel senso di elettoralmente inopportuno, ogni dialogo tra le parti. Successivamente, con l’approssimarsi delle elezioni il clima si fece infuocato e nelle scuole iniziò a prendere forma il comitato per la Salute e la Salvaguardia del Futuro che riscosse particolare successo nelle Medie Superiori. Il formicolante sommovimento andò avanti spontaneamente fintantoché, con l’adesione dei sindacati, non si determinò una fusione dei vari gruppi tale da portare alla nascita del Comitato NO Cimiteri  ATomici e assunse rilevanza nazionale tale da determinare l’arrivo della troupe giornalistica del popolare programma “Chi l’ha chiesto?”.

 

*

Dopo le elezioni, che videro sia la conferma di Armisi al secondo mandato, sia l’elezione di Simiani a Consigliere regionale, la situazione anziché calmarsi si aggravò a tal punto che, contrariamente alle previsioni del direttore del GIORNALE PEDEMONTANO, quotidiano provinciale a larga diffusione, la Commissione Prefettizia dichiarò lo stato di allerta ordine pubblico. I parroci cominciarono a tenere omelie domenicali che invitavano alla calma e alla preghiera mentre l’ala dura del movimento, i disobbedienti NO CAT, come risposta a tale “provocazione poliziesca” piantarono le tende davanti ai cimiteri, con sit-in di prodotti biologici e volantinaggi ai funerali.

A complicare la situazione poi sopraggiunse un evento particolarmente delicato in termini di ordine pubblico e destinato ad avere particolare rilevanza mediatica: il summit internazionale per la preparazione dei giochi paralimpici invernali. Tale evento era ben visto dalle amministrazioni e dalle categorie economiche altoplanari perché offriva l’opportunità di richiamare in zona investimenti nei settori dell’edilizia per disabili, dei servizi innovativi e del turismo sportivo. Insomma un appuntamento che l’economia locale, in crisi da globalizzazione, non poteva perdersi.

Con l’inizio del nuovo anno scolastico e la riapertura degli istituti la situazione passò quindi sotto il monitoraggio dei tecnici del Ministero degli Interni, assistiti  da consulenti internazionali in rappresentanza dei paesi coinvolti nel meeting internazionale come Inghilterra, Qatar, Cina, Brasile, Israele ecc. accanto ai supervisori della UE. Il Ministero degli Interni nominò un commissario prefettizio scelto tra gli ex direttori generali della Protezione Civile, il quale  iniziò col dichiarare illegale la pratica di campeggiare davanti alle chiese e quella di affiggere adesivi NO CAT sopra i campanelli di abitazioni private ed edifici pubblici. I sindaci dei comuni “simianisti” infatti, sostenuti anche dai sindacati dei dipendenti comunali, erano restii ad utilizzare i vigili urbani per far sgomberare i piazzali delle chiese e assumevano atteggiamenti di completa tolleranza nei confronti del movimento. Mentre l’unica associazione favorevole alle posizioni Armisiane era la Protezione Civile, appoggiata in parte dalla Croce Rossa locale.

Dopo i primi mesi di schermaglie propagandistiche il movimento NO CAT indisse una grande manifestazione “contro la repressione nucleare e per la salute del territorio cimiteriale pedemontano” fissata per il 2 novembre, giorno dei morti, che in quell’anno cadeva di sabato. Ad essa aderirono varie associazioni anche internazionali determinando forti apprensioni nel mondo politico e nella rete istituzionale. I parlamentari della provincia sottoscrissero un appello trasversale alla pacificazione “in nome della salute collettiva e del rispetto dei nostri morti” ma solo pochi giorni dopo il commissario prefettizio Cestelli dichiarò di avere informazioni attendibili da fonti di intelligence, secondo le quali elementi provocatori dell’area anarco-spiritualista stavano preparando attacchi terroristici dimostrativi contro obiettivi cimiteriali.

Venne predisposto un piano di mappatura dei cimiteri e delle tombe in cui erano avvenute tumulazioni di salme non cremate e relative a persone che in vita erano state oggetto di cure con trattamenti medico-nucleari. Seguì la creazione di un “Comitato di pacificazione” che fosse rappresentativo delle varie posizioni in campo. La Croce Rossa si fece promotrice di una proposta di legge di iniziativa popolare per la istituzione urgente di un “Registro nazionale delle salme e delle ceneri nuclearizzate” al fine di “prevenire la diffusione di fonti radioattive connesse con inopportune pratiche sanitarie e/o funerarie ” ma la proposta si arenò sul tema del divieto di tenuta in edifici privati non cimiteriali di ceneri radioattive e sul tema delle competenze giurisdizionali. Il Governo sollecitò pertanto, con grande urgenza, un pronunciamento del Garante della Privacy il quale, preso in esame il quesito con inusitata sollecitudine, dichiarò lesiva della privacy funeraria ogni misurazione post mortem dei parametri corporei “ivi compresi tests geiger counting” per la  misurazione della radioattività di salme relative a persone che non avessero dichiarato in vita la disponibilità a tali esami post mortem. La questione veniva pertanto rimandata al tema del testamento biologico impantanandosi definitivamente.

 

**

Il giorno della manifestazione arrivò inesorabilmente. Il prefetto Cestelli aveva più volte mandato segnali di pericolo terroristico e così avvenne. Alle quattro del mattino, in quattro cimiteri lontani dal percorso dei cortei, esplosero quattro salme. Un volantino di rivendicazione venne ritrovato alle 16 (ovvero le quattro p.m.,  acronimo, quest’ultimo, che gli esperti di intelligence decodificarono brillantemente nella allocuzione “Post Mortem”) nel fax della sede ANSA di Londra. Risultava spedito dalla sede ANSA di Bengasi e riportava dettagli sui cimiteri colpiti. In particolare venivano indicati, anche nella versione araba del volantino, il nome e la data delle cure medico-nucleari ricevute in vita dai defunti esplosi: Benedetta Scortegagna e Teresina Bedin, nata Scortegagna, Luigino (Gino) Campanella e Maraschin Pietro, detto anche, in bocciofila, Piero Moro. I nomi di queste  quattro salme martirizzate fecero il giro del mondo, pronunciate nei modi più strani, ma sempre con grande senso di cordoglio nell’espressione delle annunciatrici televisive. Nella rete della TV araba Al Jazeera in particolare venne mostrata ripetutamente la foto mortuaria di Teresina Scortegagna che portava il velo.

Gravi e ripetuti furono gli episodi di violenza e devastazione. Squadre di Black Block NO NUKE dotati di una maschera facciale a forma di teschio piangente invasero i cimiteri di vari comuni montani filmando violenze indiscriminate sulle tombe e ci furono forti scontri nel cimitero del paese di Armisi davanti alla tomba di famiglia. I servizi d’ordine dei sindacati, coadiuvati dagli esperti del PACSOK, giunto in delegazione ufficiale per portare la solidarietà del popolo greco, anch’esso martoriato dalla nuclearizzazione sanitaria, fece comunque un buon lavoro salvando dalla furia devastatrice molti capannoni e molti negozi di artigianato locale. Già fin dalle prime ore della mattinata You tube riportava decine di clips relative ad episodi della manifestazione e molti di essi vennero sequestrati dal ministero degli Interni per studiare a scopo repressivo i volti dei manifestanti violenti. Nell’ operare tali sequestri il Governo si avvaleva delle norme stabilite dall’ International Standards Cleaning Network, in forza delle quali cliccando sul link sequestrato anzichè immagini postate appariva un messaggio Pubblicità Progresso plurilingue recante spot della campagna Rete Pulita. Il messaggio indicava poi i relativi estremi di legge e l’elenco delle sanzioni previste in caso di trasgressione. Ma la novità era i Cerchio Rosso.

Il cerchio rosso: nuova frontiera della partecipazione, digitale, alla delazione. Il servizio d’ordine del sindacato, i proprietari di negozi associati alla FEDERVETRINE  e gli impiegati comunali vennero dotati di telefonini che mandavano automaticamente al server del Ministero dell’Interno ogni foto scattata. Il dispositivo fotografico di tali apparecchi era inoltre dotato della possibilità di cerchiare in rosso il volto desiderato. Una foto inviata senza cerchio rosso valeva 10 euro, con cerchio rosso 25 euro mentre con cerchio rosso indicante flagranza per un volto già noto agli archivi del ministero degli interni poteva arrivare ad un premio di 250 euro. I fondi destinati alla incentivazione della delazione elettronica provenivano dalla lotta antimafie.

Ma nonostante le sofisticate tecniche di prevenzione e repressione della lotta di piazza, la manifestazione antinucleare ebbe successo e dette al mondo un’immagine insicura e negativa della regione altoplanare pedemontana, la quale continuando di questo passo avrebbe pagato con il crollo del settore turistico le intemperanze di una lotta locale tra comuni, questione che, presa per sé stessa, non avrebbe meritato alcuna rilevanza globale. La prova di tale rischio venne dalla decisione del Comitato Internazionale Paralimpico di rinunciare al meeting previsto e spostarlo direttamente in Qatar, a Dubai nei lussuosi locali della famiglia reale.

Fu un colpo durissimo per le comunità locali. E alcuni sindaci, tra i quali addirittura uno al primo mandato, dettero le dimissioni. In pochi giorni il clima cambiò radicalmente raffreddando ogni animosità del popolo. Anche nei confronti dei banchetti biologici no global davanti ai cimiteri le persone comuni iniziarono a mostrare insofferenza. Soltanto alcune frange studentesche inneggiavano ancora al successo della lotta dopo la dichiarazione del direttore generale ASL il quale ammise in un’intervista al Giornale Pedemontano, di grande tiratura, di considerare l’ipotesi di chiusura del reparto Medicina Nucleare. Si diffuse invece un sentimento realistico secondo il quale in fin dei conti ciò che conta è la salute e che ci sia un lavoro per i figli. E una riunione di sindaci ed amministratori seguita da varie interviste giornalistiche locali, sancì la necessità di trovare una quadra alla vertenza. Per farla breve, la Medicina Nucleare restò attiva e l’inceneritore di salme venne realizzato con solerte perizia e opportuno coinvolgimento delle ditte locali.

 

***

Rimaneva però il dettaglio tecnico della collocazione delle ceneri radioattive, problema per il quale una apposita commissione interministeriale, creata su sollecitazione del prefetto Cestelli col coinvolgimento del Ministero della Difesa e, ovviamente, dell’Interno, provvide a cercare soluzione.

Si rese noto l’esito del concorso di idee vinto dalla società HAL Gmbh, riconosciuta dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, grazie alla quale la comunità locale disponeva del know how necessario alla progettazione e realizzazione di un bunker sotterraneo che sarebbe stato risolutivo di ogni problema. Una volta realizzato, tale innovativo cenotafio era  in grado di ospitare, in condizioni sicure e solenni, migliaia di ash balls, piccole palle di piombo contenenti ceneri funerarie etichettate, mettendo così in grado la popolazione locale di soddisfare il fabbisogno di allocazione cineraria per vari secoli. Per la sua realizzazione si ricorse al criterio della bodies tax, una semplice tassa di scopo che avrebbe finanziato i costi mentre l’ubicazione venne decisa nella zona della Grande Guerra dove fu possibile sfruttare vecchie gallerie e camminamenti abbandonati ridando ad essi un nuovo senso  alla sacralità del luogo. Il cenotafio monumentale venne inaugurato con una targa intestata alla memoria di Delfo Marsolato.

 

****

La vita pacifica delle popolazioni pedemontano-altoplanari riprese il ritmo della propria storica pax laboriosa, e la Regione che sapeva, in tempi di Spending Review di non poter destinare grandi risorse alle economie locali, indicò nel modello Atomi di Dio l’esempio da seguire per curare i malati di cancro e, al tempo stesso, assicurare la pace del riposo eterno ai nostri morti e alle loro ceneri.

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8 ottobre 2012 1 08 /10 /ottobre /2012 17:13

Poe-s-dissolution-into-an-abyss.jpgNell’anniversario della morte di Edgar Poe, conosciuto col secondo cognome di Allan affibbiatogli dall’indesiderato patrigno, suggerisco una rilettura che oggi simboleggia come non mai la vera situazione in cui si trova il destino dell’occidente.

 

 

La perdizione nell’abisso non l’ha inventata Edgar. Essa è in realtà un incubo archetipico del genere umano che la letteratura ha sempre rappresentato nel corso della storia. Ho già ricordato in altripost di San Paolo e il suo naufragio ecc. narrati da Luca negli Atti. La differenza in Edgar Poe la fa il suo specifico genio narrativo.

 

Nel suo “Manoscritto trovato in una bottiglia” la paura di affogare viene descritta con una lucida follia che oggi può evocare quell’incubo alle menti di ogni gusto: il Titanic per chi ama le cronache filmizzate, il biblico Giona per chi ama le Scritture, oppure Hotel California degli Eagles per chi ama il rock. In quest’ultimo caso l’incubo arriva nella …Shimmering light that you can never leave … ecc.

 

Ma solo la lettura di “Ms. Found in a Bottle” (in particolare per coloro che hanno il privilegio di conoscer la lingua di Edgar) fa riemergere quelle ataviche paure con una forza terrificante, direi ineguagliabile. Il buio angosciante della scena chiave, quando il narratore moves from the commercial ship to the mysterious ship, è infatti il risultato di una costruzione lenta che inizia fin da subito quando la singolare nuvola si espande da nord ovest e la luna diventa rosso cupo. Da quel momento l’abisso si insinua tra le angosce del lettore… and play’s done!

Grazie Edgar.

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6 ottobre 2012 6 06 /10 /ottobre /2012 16:15

Tapestry.JPGRecenti scomparse, anche dolorose, mi hanno indotto a letture, approfondimenti e appunti come quelli che seguono.

Penso che i laici, gli atei o gli agnostici, come le persone autenticamente religiose, posti davanti ad una salma possano convenire che esiste una sacralità della vita come una sacralità della morte. Un sentimento che ciascuno di noi può vivere come crede, ma dal quale difficilmente può prescindere. Un sentimento collettivo che affratella, senza il quale una società è votata a perdere la speranza. Il ricordo del defunto, la cura della sua memoria, il rispetto del dolore dei parenti è un segno di civiltà. Un segno intimo di fratellanza che probabilmente non mancava neanche nella società tribale, ma che contraddistingue la moderna civiltà da queste per le forme e i riti con i quali si manifesta.

 

*

CREMAZIONE

La cremazione è oramai la scelta di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, e la Chiesa non vuole ovviamente restare fuori dalla tendenza. E’ dal 1963 che anche la Chiesa cattolica ha abolito il divieto di farsi cremare per i propri fedeli. E nell'aprile 2002 il cardinale Jorge Medina Estevez, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino, ha annunciato la preparazione di una liturgia apposita per questa cerimonia.

La posizione formale della Chiesa, comunque è sancita dal Codice di Diritto Canonico il quale, al canone 1176, recita che «la Chiesa raccomanda vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi dei defunti; tuttavia non proibisce la cremazione, a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana». In pratica quindi dal 1963 la CREMAZIONE  è ammessa, ma è invece la DISPERSIONE  ad essere osteggiata. Per la Chiesa Cattolica infatti:" ... essa priva ciascuno della possibilità di avere un luogo in cui pregare i defunti. Se si perde il luogo si perde anche la memoria, il culto dei propri cari e si scivola verso una dimensione individuale della preghiera e della fede."  (Severino Poletto, cardinale di Torino). In ogni caso per quanto riguarda l’Italia un  punto di riferimento certo è l'assemblea CEI tenutasi l'11 novembre 2009 ad Assisi, la quale ha stabilito e precisato che va condannata sia la pratica della dispersione che la tenuta in casa propria. Mentre è stato approvato,  per essere poi adottato programmaticamente, un nuovo rito delle esequie che recepisce la cremazione.

Ora, in forza di queste innovazioni, oltre che poter essere conservate in urna o tomba di famiglia le ceneri del defunto potranno essere disperse sul suolo, ma attenzione: esso dovrà essere consacrato.

**

Prima di queste innovazioni il punto di conflitto tra la nostra legalità laica e il diritto ecclesiastico riguardava la validità o meno delle volontà testamentarie in materia di cremazione e dispersione delle ceneri. La Chiesa Cattolica infatti proibiva di dare esecuzioni a tali volontà perché il diritto canonico obbliga il sacerdote (ma anche il semplice cristiano) a considerarle nulle al punto che, anche di fronte alle insistenze degli eredi, il sacerdote, che non poteva opporsi alla esecuzione testamentaria in quanto tutelata dalla legge, poteva negare il funerale religioso. Oggi invece il celebrante deve solo essere certo che la scelta della cremazione non venga fatta in spregio alla fede nella resurrezione del corpo del defunto. Pertanto un ateo che voglia essere cremato e disperso potrà beneficiare della cerimonia in chiesa a patto che non abbia dichiarato in vita, o peggio stilato in sede testamentaria, una dichiarazione che precisa di volerlo al fine di evitare la resurrezione del proprio corpo. E ciò, in una prospettiva, per il momento inattuale, nella quale attraverso la pratica della clonazione sia possibile ricreare il fenotipo biologico del deceduto, non è una cosa priva di senso. E non c’è contraddizione tra il fatto che uno sia ateo, agnostico o semplicemente un razionalista e desideri la cerimonia in chiesa, perché nella prassi consuetudinaria reale è esattamente questo il momento collettivo del commiato.

Questioni di lana caprina, si dirà, che lasciano il tempo che trovano e non interessano a nessuno. Ma in realtà da queste disposizioni in Italia, come nel resto del mondo seppur in misura diversa, dipendono molti investimenti legati alle politiche dei Comuni per i servizi cimiteriali. Ad esempio gli spazi cimiteriali dovranno evolversi prevedendo un’area comune di dispersione, bisognerà distinguere tra semplice dispersione e interramento, ecc. Inoltre occorrerà prevedere un’area islamica nei cimiteri e, soprattutto, occorrerà dotare le aree cimiteriali di una SALA del COMMIATO; cosa questa che esiste già nelle grandi città, le quali spesso hanno aree cimiteriali ACATTOLICHE, anche se spesso si tratta di piccoli cimiteri ebraici tout-court.

Ma restiamo in ambito cattolico. I documenti sul nuovo rito delle esequie chiariscono che non c’è più lo storico divieto di dispersione, ma precisano che rimane un divieto di dispersione e di conservazione delle ceneri a di fuori di un luogo consacrato. Cosa questa che esclude ad esempio neo-padaniche “dispersioni sul Po’ ”.  Non si tratta quindi di innovazioni senza ricadute sui comportamenti civici, neanche per chi approccia il tema con puro senso pratico, si tratta invece di un fatto civicamente rilevante esattamente come per chi ragiona in termini di fede e coscienza.

 

***

Un passo avanti quindi. Ora il pensiero razionalista e la cittadinanza acattolica si trovano di fronte ad una sfida: l’ideazione di nuovi riti di commiato laici e la costruzione di veri e propri Templi di Cremazione, altrimenti anche per il non credente occorrerà continuare ad andare in chiesa per piangere il morto.

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