Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
3 novembre 2019 7 03 /11 /novembre /2019 23:52

 

 

 

 

“The House of Gucci: A Sensational Story of Murder, Madness, Glamour, and Greed.” Scritto Sara Gay Forben è il libro al quale si è ispirato Roberto Bentivegna per scrivere il film Di Ridley Scott interpretato da Lady Gaga e pubblicizzato in queste settimane.

Si tratta della murder story su un assassinio che ha visto la condanna della moglie dello stilista Patrizia Reggiani quale mandante.

Maurizio Gucci, noto per l’omonima importante casa di moda, venne assassinato nel 1995 e per tale omicidio la ex moglie venne condannata a diciotto anni di galera. Di questa vicenda mi interessa soprattutto la connessione con la pista che, nell’ambito delle indagini sulla strage di Piazza Fontana, ha portato il giudice Guido Salvini a sviscerare le connessioni con il terrorista bombarolo arzignanese Delfo Zorzi.

 

Chissà se il film ne parla.

Delfo Zorzi è uno dei principali stragisti veneti protetti dai servizi segreti. Ha messo una bomba il 12 dicembre 1969 a Milano e nel 1974 è fuggito in Giappone dove è stato ampiamente aiutato a rifarsi una vita. Oggi è un cittadino nipponico e da imprenditore di successo svolge un ruolo di rappresentante del made in Italy. La cosa è tenuta in disparte con qualche imbarazzo dalla narrazione di regime, ma dimostra con nettezza che i militari dell’esercito segreto italo-statunitense che in nome dell’anticomunismo ha fatto 150 morti e 600 feriti tra inermi cittadini italiani vengono tutt’ora coperti, aiutati e ampiamente premiati.

Delfo Zorzi a Tokio è stato aiutato dal diplomatico e orientalista Romano Vulpitta che lo ha introdotto negli ambienti di import-export tra il ministero degli esteri nipponico e la Comunità Europea. Da lì venivano i 30 milioni di franchi francesi che aiutarono Maurizio Gucci, rampollo di un dinastia al tramonto, a salvare il marchio dalla scalata dei soci arabi. Questo enorme prestito fruttò poi a Delfo Zorzi un rientro di 37 miliardi di lire. Ma non salvò l’impero delle borsette.

 

Maurizio Gucci perse l’azienda, si buttò nella costruzione di casinò in Svizzera e la sua avventura finì il 27 Marzo 1995 dopo che un killer gli sparò sotto casa in via Palestro a Milano.

 

 

Mi auguro che il film con Lady Gaga ne parli, sono tutte verità accertate negli atti giudiziari, e mi auguro anche che Delfo Zorzi venga catturato almeno nel giudizio morale dell’opinione pubblica. Ridley Scott è un cineasta in gamba, e potrebbe permetterselo.

 

 

 

 

 

 

Condividi post

Repost0
22 novembre 2018 4 22 /11 /novembre /2018 16:50

 

 

Ludmilla godeva in bicicletta. Più pedalava e più godeva. Teneva il rapporto basso per pedalare più forte e godere di più in meno strada. Il rapporto era inversamente proporzionale soprattutto in salita ove lei soleva pedalare e godere furiosamente, con tanta energia. Arrivava doppiamente sudata, stanca ma felice. Il problema era in discesa, quando pedalava poco e faceva un sacco di strada. Odiava le discese. Erano diseconomiche, le ghiacciavano le mani e l’aria che entrava nella scollatura le raffreddava la pancia. A poco servivano i guanti e le magliette a collo alto: arrivava comunque annoiata e stizzita. E soprattutto non godeva quasi mai. Doveva tenere il rapporto alto e pedalare piano, doveva frenare e stancare le dita. Insomma doveva soffrire pedalando inutilmente.

Un bel giorno di primavera uscì di strada in discesa mentre pedalava a vuoto come una pazza. Con gran fortuna non si fece niente e si accovacciò per riprendere fiato e riflettere.

Già. Si rese conto che non era la quantità percorsa che contava nella sua vita ciclistica, ma la quantità goduta. Nel suo intimo ordine di valori il rapporto pedale/chilometro era sostituito dal rapporto di orgasmo podalico. Ludmilla era ciclovenerea, orgasmopodalica e discesofoba. Erano queste le cause dei suoi continui stati ansiogeni. L’unica soluzione era la pianura. Se ne fece una ragione e pedalò in pianura. Meno orgasmo/meno freddo, più pedale, più godimento a parità di strada percorsa. Il rapporto era direttamente proporzionale. Forse poco stimolante, insomma un po’ banale. Ecco, sì. Trovò la giusta definizione e se ne fece una ragione: d’ora in poi la sua vita ciclistica sarebbe stata “orgasmobanale ma ciclomensurale”.

Alla fine quindo, grazie al piano orizzontale, Ludmilla visse felice e pedalò contenta fino alla fine dei suoi chilometri.

 

 

Condividi post

Repost0
11 maggio 2018 5 11 /05 /maggio /2018 16:52

 

In un suo scritto che risale al Marzo 1982, Borges narra dei suoi genitori. Fu suo padre Jorge Guillermo a stimolarlo a scrivere e per questa ragione penso proprio che il mondo contemporaneo gli debba infinita gratitudine. Scrivere quando se ne avverte necessità e poi nessuna fretta, a pubblicare c’è sempre tempo.

 

Jorge Luis lo racconta in una delle sue preziose autointerviste pubblicate da Il Giornale e oggi riproposte nella collana “fuori dal coro” sotto la direzione di Sallusti. E dopo aver descritto con simpatia le sue minime avventure pubblicistiche tra il 1923 e il1930 parla di sua madre: “Una creatura straordinaria” che “credo non ebbe alcun nemico”.

 

Egli ebbe un rapporto moto bello coi genitori e con tutta la famiglia e qui, in questo testo apparentemente semplice Borges richiama in poche righe alcuni dolci tratti biografici con la modestia dei grandi. In quelle poche righe c’è tutto, perché c’è il senso di una vita anche sofferta, ma sempre con amore.

 

                                                                                ***

 

In questo tempo nel quale si assiste al meschino fallimento del premio Nobel per la letteratura, un fallimento endogeno ma trattato dai media come scandalo sessuale per ottenere magnitudo, si rimpiangono in quelle righe le occasioni perdute. Borges è un Nobel mancato, ma forse non sentiremo più la mancanza del Nobel.

 

 

 

 

Condividi post

Repost0
22 giugno 2017 4 22 /06 /giugno /2017 01:34

 

 

 

Il testo narra lo spasmo del buttero il quale, al ritorno dal gran pascolo, lungo un sentiero sterrato, già brama l'incontro con l'oggetto del suo desiderio.

Si sente la voce del buttero provenre dal sentiero sterrato mentre i cani latrano e il bestiame muggisce. Senti i galli che cantano all'alba fredda, senti ol mormorìo dell'acqua nel fossato.


Accidenti donna mia non languire, che ho già adocchiato una rosa in bocciolo per te!
Ti ho desiderata molto, mia strega, lontano da qui. Perciò lego stretto questo laccio ad un pezzo del mio cuore e te lo mando con la brezza di questa mia canzone. Assieme a tutto il mio amore!
Col tuo amore e la brama di una fiera al sole, io mi sento felice, determinato, coraggioso!
E ho il sentimento di un trovatore.

Guarda la nube di polvere nel sentiero sterrato: è il trotto del branco che lascia il pascolo!
(Perciò) forza ragazzo, dai! Apri la porta del recinto che da qui già vedo la fattoria del Signr Pietro.

Accidenti donna mia non languire! Ecc. ecc.

 

 

 

Condividi post

Repost0
16 marzo 2017 4 16 /03 /marzo /2017 18:49

 

 

 

 

Nel 1949 Orson Welles, durante la lavorazione del film The Third Man, suggerì a Graam Green una battuta destinata a rimanere nella storia del cinema:

 

" In Italia per trent'anni sotto i Borgia hanno avuto guerre, terrore e criminalità con tanto spargimento di sangue. Ma venne prodotto il Rinascimento, con Michelangelo e Leonardo.

In Svizzera vivevano in amore fraterno, avevano cinquecento anni di pace e cosa ne è venuto fuori? L'orologio a cucù."

 

                          

 

L'impatto suggestivo della battuta è favorito dal biaconero espressionista di Kraser, e funziona ancora. Essa ad esempio, è stata ripresa recentemente anche nella serie televisiva The Good Wife. Il significato è connesso con l'idea un po' gothic british che senza il lato oscuro non vi sia creatività nell'animo umano, inoltre la fonetica del cognome richiama l'idea dell'orgia che aggiunge pruderie al dotto richiamo storico. Ma la battuta è sbagliata. La guerra dei trent'anni coi Borgia non c'entra niente e l'orologio a cucù è stato inventato dai tedeschi nel diciottesimo secolo.

 

--------------------------

 

https://youtu.be/pBy5q-UdIrk

 

 

 

 

 

 

Condividi post

Repost0
1 dicembre 2014 1 01 /12 /dicembre /2014 18:16

Il 1 Dicembre 1934 a Leningrado, presso l’edificio dell’ex collegio femminile dal quale Lenin e Trotskij diressero le ultime fasi della rivoluzione d’Ottobre, viene ucciso Kirov Sergej Mironović. Costui era molto vicino a Stalin e considerato da vari osservatori come suo delfino.

Leonid Nikolaev fu il suo assassino, trovato con la pistola fumante sulla scena del delitto. Era il marito di Larissa Nikolaeva, la segretaria particolare di Kirov. Il fatto venne liquidato come delitto passionale motivato dalla gelosia, ma rimangono succosissimi dubbi soprattutto sul lato politico della storia.

A raccontarceli bene, in poche pagine e senza fronzoli, è lo storico/giornalista Arrigo Petacco nel suo libro LA STORIA CI HA MENTITO (Mondadori 2014). Egli sostiene che Stalin sfruttò l’episodio con sospetta velocità per accelerare la svolta autoritaria che diede avvio alle purghe. Stalin infatti fu avvertito subito per telefono della morte di Kirov e partì immediatamente da Mosca per partecipare agli interrogatori. Ma in quegli istanti, pochi minuti tra la telefonata e la partenza, scrisse di suo pugno il testo di una delle leggi più liberticide del secolo scorso: “1 - Si ordina a tutti i tribunali di accelerare i processi contro i cittadini sospettati di essere nemici dello Stato. 2 – Si ordina che gli imputati siano privati di ogni diritto di difesa, appello e grazia. 3 - Si ordina che le sentenze siano eseguite immediatamente. ”

Sembra impossibile a leggerlo ora. Anche la peggior propaganda anticomunista oggi come oggi stenterebbe a credere in un simile testo. Ma Petacco la riporta in questi esatti termini forte della credibilità della sua fonte, niente meno che il segretario del PCUS Chruscev al XX Congresso.

Da quel momento si poteva fare il processo al mattino e l’esecuzione nel pomeriggio sulla base di un semplice sospetto. E così infatti avvenne in molti casi, culminati nel 1936 – ‘38. In proposito un vecchio lettore di tanta, troppa, letteratura comunista come me non può non citare Zinoviev e Kamenev processati e condannati a morte poco più di un anno dopo. Ma anche Radek e Piatakof che ebbero la stessa sorte nei mesi in cui usciva il formidabile libro di Trotskij La rivoluzione tradita.

Oggi non c’è dubbio che era vero quello che scrisse subito Trotzkji dall’eslio: “Stalin ha fatto uccidere il suo amico più caro per addebitare il delitto alla opposizione interna e ottenere man libera nel liquidarla completamente.” Ma all’epoca, si sa, egli non fu creduto neanche dagli anticomunisti, ai quali andava bene che durante la guerra di Spagna venissero fatti fuori i trozkisti e gli anarco-rivoluzionari dagli stessi comunisti stalinisti. Ma alla fine a tagliare la testa al toro in favore della verità (ammesso che sia questa perché non si sa mai…) fu proprio un comunista vent’anni dopo, quando appunto al XX Congresso sotto la guida di Chruscev il capo della polizia sovietica Sciegliepin dichiarò: “L’assassinio di Kirov fu usato da Stalin, Molotov e Kaganovic come pretesto per eliminare i compagni che erano loro antipatici.” E oggi rimane anche nei vecchi comunisti la convinzione che quel decreto fosse in realtà già pronto al momento della notizia.

Larissa era molto bella ed era l’amante, si dice appassionata, di Kirov il quale, si dice, ricambiava al punto che aveva fatto trasferire il marito, funzionario di partito, a Murmansk a dirigere un campo di concentramento. Costui, il Nikolaev, si era visto negare il permesso di rientrare a Leningrado varie volte e, incazzato, era rientrato in violazione degli ordini sorprendendo i due amanti. Il fatto che quel rientro illegale non fosse stato bloccato dalla polizia è molto insolito, vista l’efficienza, e costituisce un forte indizio di complicità del potere. Come pure il fatto che egli sia entrato di notte senza alcuna difficoltà nel sorvegliatissimo edificio del Comitato Centrale. Infine le ricerche svolte ai tempi del XX Congresso dimostrarono che Borisov, l’ufficiale della polizia segreta cui era stata affidata la protezione di Kirov perì in un incidente d’auto mentre veniva portato a Mosca.

Anche Svetlana, la figlia di Stalin, rivelò circostanze sul caso riguardante la morte dello “zio Sergej”. Disse che fu Berja, non suo padre, ad ordire il finto assassinio passionale al fine di eliminare colui che lo teneva in pugno perché conosceva i termini della sua (di Berja) segreta partecipazione al movimento musulmano Musavat durante la guerra civile contro l’Armata Rossa. Situazioni molto complicate. Sta di fatto che dopo l’eliminazione dell’ostacolo che stava tra lui e Stalin la carriera di Berja fu fulminea. E sta di fatto che il gruppo stalinista sfruttò “oggettivamente”, come si diceva una volta nelle analisi leniniste, l’evento, al fine di consolidare il potere proprio e liquidare il vecchio bolscevismo.

Condividi post

Repost0
4 novembre 2014 2 04 /11 /novembre /2014 00:32


L'acronimo P.I.D. significa Paul is Dead ed è una tipica leggenda metropolitana. Essa si è consolidata con il presupposto implicito che il musucista (Paul McCarteney) sia morto e sostituito da un sosia. Ma è difficilissimo credere che un sosia sia bravo musicalmente, vocalmente, mediaticamente ecc. quanto colui che ha sostituito... Eppure dagli anni settanta la mia generazione si sbizzarrisce nel gioco di decodificazione delle tracce di verità che sarebbero state diffuse dai Beatles per farlo sapere. E' un gioco, certamente, Ma è anche un fatto politico. Un fatto che con l'avvento dei nuovi media si sta rafforzando.

Si tratta infatti della prima vicenda che ha fatto attraversare la soglia della Conspiracy Theory alla cultura sessantottina. Ovviamente i complotti e la relativa cultura, giusta o sbagliata che sia, esistevano eccome, pensiamo ad esempio alla uccisione di John Kennedy, ma si trattava di qualcosa che riguardava la sfera politica, qualcosa che stava aldilà dello schermo televisivo o della carta di giornale. Mentre con questa storia di Paul McCarteney il complottismo, le sue tecniche, il suo fascino, entrarono direttamente nel silenzio delle nostre camerette, sulle copertine degli albums che copiavamo e nei nostri giradischi. E oggi che una vita intera ci ha fatto crescere molto pelo nello stomaco, oggi che il web rende molto meno sostenibili le false narrazioni mediatiche, quella leggenda complottista è sempre più accattivante e, paradossalmente, sempre più credibile.

A tutt'oggi lo stato della narrazione italiana di tale vicenda è quello che si può vedere nella trasmissione di Roberto Giacobbo nel 2012 (vedi clip allegata).

In essa si mostrano due aspetti relativamente nuovi per la narrazione italiana ovvero l'intervista a Bettina Kirshbin e a sua figlia, concepita ad Amburgo in un rapporto sessuale con Paul e la ricerca biometrica condotta dalla università di Pavia. Entrambe novità che depongono a favore della tesi complottista.

Gabriella Carlesi, medico legale anatomopatologa esperta nel riconoscimento craniometrico, e Francesco Gavazzeni, esperto in informatica, hanno riesaminato il caso. Sono esperti che in altre occasioni hanno collaborato con il team che conduceva le indagini sul caso del Mostro di Firenze. E ciò i rende particolarmente credibili perchè nel caso Mostro di Firenze sono coloro che hanno esaminato i documenti fotografici realtivi alla morte di Francesco Narducci sul lago Trasimeno. Si tratta di atti ufficiali dello Stato Italiano.

Nel caso del Mostro di Firenze, come in questo di Paul McCarteney è stata utilizzata questa metodologia di indagine che viene chiamata "biometria" e sviluppa le concezioni applicate nell'ottocento dalla polizia francese. Essa viene applicata anche realizzando perizie antropometriche su fotografie e filmati.
La perizia è stata condotta nell'Istituto di Medicina legale di Pavia, diretto dal prof. Giovanni Pierucci, titolare della cattedra di Medicina Legale.
La perizia McCarteney è stata condotta analizzando immagini di Paul dagli anni sessanta ad oggi. Una volta individuate le foto migliori per qualità ed inquadratura si è proceduto a misurazioni, confronti e comparazioni.
Il Paul dei successi da solista, campagne vegetariane, tour e divorzi miliardari vienen chiamato "Faul" (radice di "False" e fusione tra Fake e Paul). Ma per quanto riguarda le foto dei primi anni c'è una forte incertezza di datazione. Le stesse istantanee professionali dell'epoca ancor oggi hanno date diverse. Sgt. Pepper's (Giugno 1967) è il primo disco pubblicato dopo il supposto incidente mortale e conterrebbe la prima foto di Faul. Segna un cambio di look e di stile. In quella foto il volto di Paul è stato oggetto di interventi correttivi, ad esempio i baffi hanno lo scopo di alterare la percezione del punto naso-spinale.

La caratteristica di questo tratto è che non può essere cambiato per via chirurgo plastica, se risulta modificato quindi significa che qualcuno ha voluto modificare la foto in fase di stampa. Anche la forma del palato rilevabile da foto post '67 è incompatibile con quella rilevabile dalle foto pre- 66. Il canino superiore destro ante 66 sporge rispetto all'arcata dentale, mentre quello post 67 sporge, ma per effetto di correzioni stampa ed è incoerente con l'arcata dentale. Quest'ultima dopo il 67 ha i denti che non ruotano più sul proprio asse, ad eccezione proprio del canino. Si tratta di un intervento maxillo facciale già di per sè improbabile e comunque irrealizzabile negli anni sessanta.

Nota: un aspetto non secondario di questa possibilità e che a questo punto tutte le analisi esoteriche, comunicative e musicali che portavano a concludere in favore della la tesi complottistica e tacciate di essere spazzatura verrebbero rivalutate

L'altra novità più giallistica e meno scientifica, coinvolge le prospettive di eredità McCarteney. esiste infatti una pretendente figlia di Paul ed Erika Wohlers i quali ebbero un rapporto negli anni di Amburgo. Bettina Krischbin nacque nel 1961 e non venne riconosciuta da Paul come sua figlia, ma le parti addivennero ad un accordo che impegnò Paul ad aiutare il mantenimento della bambina con un versamento mensile di 200 Marchi. Nel 1979, giunta all'età adulta Bettina fece causa e il risultato in tribunale (non è chiaro il tipo di test di paternità) fu negativo. Ciò ovviamente non porta alla identificazione di Faul, ma costituisce un particolare intrigante. Infatti Bettina non ha ancora perso le speranze perchè se si dimostrasse la falsa identità di Faul si riaprirebbe per lei la possibilità di rimettersi in corsa per il riconoscimeto della linea ereditaria.

A giudizio della perizia Carlesi/Gavazzeni il particolare decisivo è però quello del TRAGO. (un pezzo d'orecchio) ...






òòò

Condividi post

Repost0
19 ottobre 2014 7 19 /10 /ottobre /2014 13:48



Il 19 Ottobre 1974, quarant’anni fa, la rivista Civiltà Cattolica pubblicava un articolo, dal taglio un po’ insolito, firmato dal gesuita padre Giovanni Caprile. In esso venivano “tranquillizzati” i cattolici affiliati alla massoneria. Vi si argomentava infatti che erano passati molti anni da quando papa Clemente XII, nella prima metà del 18° secolo, aveva lanciato la bolla di scomunica contro di loro. E soprattutto erano passati molti papi.
Quest’ultimo accenno poteva, come infatti avvenne per alcuni vaticanisti dell’epoca, richiamare l’idea che ci fosse un messaggio di apertura pubblica verso la massoneria da parte del papa di allora, Montini (Paolo VI). Ed è probabile che fosse così, ma il suo carattere era strumentale.
Dall’inizio dell’anno infatti era in corso, all’interno del Vaticano, una inchiesta riservata sul grado di espansione della massoneria nella curia, e si voleva sbollire il clima interno. L’ inchiesta era stata affidata con estrema riservatezza all’arcivescovo Eduard Gagnon e monsignor Istvàn Mester. I due, l’ultimo dei quali all’epoca era responsabile della Congregazione per il Clero, avevano lavorato duro scarpinando tra i vari corridoi vaticani per poi contribuire alla redazione dello scottante rapporto Gagnon, che attendeva di essere consegnato al papa. Ma il voluminoso documento era misteriosamente sparito ancora il 2 Giugno 1974 secondo quanto denunciato alla stampa dal dottor Alessandrini, portavoce del Vaticano ed era in corso una indagine diretta da Camillo Cibin, ispettore del Corpo di Vigilanza. Interessante sapere che a costui era stato ordinato di riferire al segretario di Stato VILLOT senza redigere verbali.


La ricostruzione della vicenda si può trovare nel libro del 2004 “La Santa Alianza. Cinco Siglos de Epionaje in Vaticano” scritto da Eric Frattini giornalista spagnolo ex inviato di guerra. Costui ci racconta che successivamente il documento venne ricostruito a memoria da Gagnon nonostante l’inchiesta fosse stata affossata dallo stesso Paolo VI che l’aveva commissionata.

La misteriosa relazione sarebbe stata intitolata Nessun Dorma con simpatica allusione al verso: “Ma il mio mistero è chiuso in me, il nome mio nessun saprà…” di pucciniana (e quindi massonica) memoria. Ma a differenza di quanto alluso dall’auspicio pucciniano i nomi usciranno eccome negli anni successivi.

Quattordici membri della curia vennero espulsi dal vaticano e altri cinque vennero mandati ad evangelizzare l’Africa.

Eduard Gagnon chiese di poter lasciare la Santa Sede e tornò in Canada, ma nel 1983 papa Voityla lo richiamò a Roma e lo elevò alla porpora cardinalizia.

Quarant'anni fa operazione Nessun dorma

Video ufficiale tratto dal Blog di Leonardo Metalli

Condividi post

Repost0
16 ottobre 2014 4 16 /10 /ottobre /2014 22:08
Venerdì 17, festa della legge

La terza settimana di questo mese d’Ottobre 2014 ospita una importante festività ebraica, la Festa della Legge (Simchat Torà) e la colloca di VENERDì 17.

Ora, non siamo certo superstiziosi né io né, tantomeno, gli ebrei italiani, ma un po’ d’ironia non guasta.

Il Venerdì è giorno sfigato in area cristiana per via della passione e morte di Gesù. E Luca nel suo vangelo al capitolo 17 ci spiega che:” Come avvenne al tempo di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’Uomo”. Il figlio dell’uomo cui si riferisce il verso lucano ovviamente è Gesù per cui il significato di tale versetto potrebbe essere inteso come se i due fatti (diluvio e passione) dovessero accadere nel medesimo TEMPO, ovvero entrambi di venerdì (mah!)

… Sta di fatto che il numero 17, espresso in cifre romane, contiene le stesse cifre della locuzione tombale VIXI (son morto) per cui il venerdì diciassette è il giorno della morte e della punizione divina sia per il nuovo (cristiani), che per l’antico (ebrei) testamento, sia per i nostri padri latini.

Meglio quindi fare le riunioni importanti prima e dopo, di questi tempi meglio non sfidare la sorte.

Foreign fighters - Ieri, nascosto tra le notizie sulle false polemiche della nostra politichetta, il Consiglio Supremo di Difesa ha preso atto delle decisioni americane sulla lotta all'ISIS. A noi tocca ovviamente la Libia e quando si deciderà di bombardare saranno i nostri a farlo.

Occorre però una maggiore integrazione tra le Armi e i sistemi globali, cioè americani e israeliani. Se l'Arma dei carabinieri ad esempio non vuol perdere il treno dell'aggiornamento tecnologico in atto deve sbrigarsi a mettere a disposizione dell'intelligence anti ISIS i nomi dei nostri sospetti jhadisti. e bisogna dare un'ottima impressione di security a Milano.

La NATO in questa fase è ferma e visto che la Turchia, pur essendone membro, rema contro bisogna sbrigarsi a chiudere la faccenda delle nomine.

Il governo ha detto che va bene tutto purché non ci sia da tirar fuori altri soldi non previsti...

Renzuschino e le sue belle ministre avranno il loro daffare. Buon lavoro.

Condividi post

Repost0
9 ottobre 2014 4 09 /10 /ottobre /2014 00:35
Ante Pavelic e l'assassinio di Marsiglia

Il 9 Ottobre 1934 il cacciatorpediniere Dubrovnik della marina jugoslava entra a Marsiglia. Alessandro I, re di Jugoslavia è in visita di Stato. Viene accolto a terra dal ministro degli esteri francese Louis Barthou. La visita ha una valenza antifascista internazionale e la stampa ha dato risalto all’evento.

Polonia, Jugoslavia, Cecoslovacchia e Romania avevano dato vita alla Piccola intesa dopo il disfacimento dell’impero asburgico e la Francia si comportava da potenza protettrice. Due mesi prima era avvenuto il tentativo di Anschluss connesso con l’attacco mortale a Vienna contro Dollfuss, cancelliere nazista rivale di Hitler. Il movimento fascista era al vertice della propria parabola e Mussolini era reduce dal successo di (Monaco) ove aveva dimostrato di saper arginare le intemperanze hitleriane.

Emergevano in Europa tendenze all’imitazione del fascismo italiano oltre che in Germania ed Austria anche in Belgio, nei Balcani ed in Spagna. A Roma era stata fondata l’internazionale fascista che terrà di lì a poco, in dicembre, il primo congresso in Svizzera. Vi parteciperanno 14 delegazioni straniere.

Alessandro I aveva difficoltà interne. La Croazia non accettava facilmente i confini multinazionali disegnati a Versailles ed al proprio interno era nato il movimento clandestino filofascista degli Ustascia di Ante Pavelić. Costui era in Italia, a Siena, aiutato dall’OVRA nell’organizzazione dei seguaci. Documenti falsi ed armi di ogni tipo. Ospiti a Borgotaro di Parma per addestramenti clandestini sulla Cisa c’erano i suoi killer specializzati tra i quali Eugen Kvaternik. Costui raggiunse Marsiglia con una pattuglia di killer, incontrò Maria Vudrasek la quale fingendosi incinta aveva portato le armi. Alcuni spari tra la folla crearono scompiglio e un uomo armato saltò sulla vettura scaricando il caricatore su Alessandro e su Barthou. Venne abbattuto da una sciabolata del colonnello a cavallo. I giornali internazionali attribuirono subito la responsabilità dell’attentato ai servizi segreti italiani.

Pavelič nel 1941 diventerà con pieni poteri leader del Regno di Croazia, sul cui trono sarà posto (simbolicamente) Aimone d’Aosta, e morirà nel proprio letto a Madrid nel 1949.

Condividi post

Repost0