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diario di lettura e scritture semiserie by Francesco Boschetto. Brevi recensioni

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La diplomazia di Francesco

La diplomazia di Francesco

Un paio di settimane fa IL GIORNALE se ne è uscito con la pubblicazione di un saggio sulla diplomazia vaticana.

Il titolo ovviamente è scentrato verso la odierna moda trendy per il mistero: POTERE VATICANO, la diplomazia segreta di papa Francesco. In realtà non c’è alcuna diplomazia segreta, almeno non più di quanto si possa già immaginare col buon senso, ma c’è una buona sistematizzazione del nuovo quadro diplomatico vaticano, ovvero quella riorganizzazione delle relazioni internazionali che si sta configurando sotto Pope Francis.

La tenerezza e la misericordia sono le parole che introducono lo stile di questo papa e trovano importanti esempi sugli scenari di Palestina, Cuba e, auspicabilmente in Cina. Ma non mancano i colpi un po’ più duri come in Turchia sulla questione degli Armeni o i rischi di scivoloni come in Ucraina. Nel complesso però si vede un Vaticano che opera mediazioni efficaci e che procede tracciando un “cammino di pace” in ogni direzione.

Il percorso di analisi non si sofferma sul tema del terrorismo nonostante un breve accenno al fatto che il Vaticano riceve informazioni importanti sulla sicurezza delle comunità cristiane situate nelle zone del radicalismo islamico.

Si parte dallo scorso 11 Gennaio quando Francis ha ricevuto il corpo diplomatico nella sala Regia (il cui nome si pronuncia come se avesse origine monarchica mentre sarebbe più chiaro se pronunciato con l’accento sulla penultima vocale) rilevando che il numero degli ambasciatori residenti si è ulteriormente accresciuto. In tale occasione sono stati evidenziati anche i primi frutti della sua diplomazia in termini di contatti con i paesi islamici e inviti da nuovi paesi come Pakistan o Irak.

Il gesto più eloquente della nuova diplomazia è stata comunque l’apertura della Porta Santa in Africa. Indica che San Pietro non è più il centro, ma che bisogna ripartire dai luoghi del nostro oblìo come la Repubblica Centro Africana.

Poi sono seguite le notizie di un disgelo vero come quella di Cuba che dialoga con USA, un processo che ha un sapore di rilancio di tutto il dialogo Nord Sud del mondo in momento che tirerebbe dall’altra parte. Di questo comunque si avevano sentori fin dall’estate del 2014 quando si iniziò a fiutare la portata dei movimenti di Parolin, un segretario di stato che promette assai bene.

Altri due momenti importanti sono la Palestina e la Turchia. Il primo tra questi due fronti diplomatici particolarmente critici è stato trattato sinora con notevole abilità sul piano simbolico. Francis e Peres hanno piantato un ulivo proveniente dal Getzemani nel giardino di Gerusalemme il 26 Maggio del 2014, lo stesso ulivo che poi è stato piantato con tanto di badili in mano nei giardini dell’Oltretevere da Francis, Peres, Abu Mazen e Bartolomeo (patriarca di Costantinopoli) in segno di speranza e pace per la polveriera mediorientale.

Insomma una diplomazia fatta di preghiera e spiritualità, una diplomazia del terzo millennio che manda messaggi inequivocabili.

***

Nel caso dei rapporti con Erdogan invece non c’è stato altrettanto successo.

Il punto assai critico è dato dalla vicenda degli Armeni nel secolo scorso. La comunità internazionale si appresta a dare riconoscimento a quello che potrebbe essere stato un vero e proprio genocidio tra i più grandi della storia. La Turchia moderna, nonostante ripudi tutti gli errori del passato Impero Ottomano, non riconosce quei milioni di morti come un genocidio e rifiuta tale termine. Sostiene che non ci fu alcuna persecuzione etnica, ma che c’era la guerra e gli Armeni, nonostante sudditi dell’Impero, collaboravano col nemico russo. La comunità armena superstite, diasporizzata per quasi un secolo, vuole oggi ricostituirsi con piena identità nazionale agli occhi del mondo e chiede il riconoscimento del genocidio come è avvenuto per la shoàh. L’atteggiamento del Vaticano non è per niente indifferente e i toni di Erdogan sono stati polemici. Ciò costituisce una cattiva premessa per il viaggio apostolico di tre giorni che si prevede pope Francis faccia a fine Giugno.

L’autore del saggio è il giornalista free lance del gruppo Mediaset Fabio Marchese Ragona. La lettura è buona, ma sul piano dei contenuti questa edizione de IL GIORNALE (quotidiano della destra berlusconiana) non è esattamente “fuori dal coro” come prometterebbe il logotipo.

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