diario di lettura e scritture semiserie by Francesco Boschetto. Brevi recensioni
Il testo della canzone dice più o meno questo: Goldfinger è l’uomo
con Il tocco di Re Mida. Il tocco di un ragno che con quel dito freddo invita a entrare nella sua rete di peccato. Ma tu non andarci! Egli verserà parole d’oro nel tuo orecchio, ma senza che
le sue bugie possano ripararti da ciò che temi perché una ragazza d’oro sa che quando lui l’avrà baciata… quello è il bacio della morte. Perciò ragazzina stai lontana dal cuore d’oro, il cuore
freddo del signor Golfinger. Egli ama solo l’oro.
E’ chiaramente un testo che non dice niente di preciso, ma è ricco di metafore che possono voler dire ciò che vuoi. Comunica una suggestione maligna, un sentimento di tentazione che richiama l’amore e la morte. La seduzione viene ricondotta ad un incanto che evoca il sibilo del serpente e il terrore del ragno. E l’associazione ripetuta tra oro e freddo accapona la pelle. Infine questo testo viene cantato in modo forte e pervasivo da una Shirley Bassey che, guardare per credere, aggiunge l’idea del dito come tentazione femminile. Fu un grande successo ed è curioso osservare che in quell’anno nel mercato anglo-americano questa canzone fu l’unica a spiazzare, se pur per poco tempo, i Beatles dal primo posto in classifica dei dischi più venduti.
Nei titoli di testa l’oro, o meglio il suo colore, sta nella pelle della modella solarizzata e c’è l’idea di un fuoco che brucia la pellicola o addirittura lo schermo. Questa suggestione nel 1965 era molto innovativa e ribadiva l’idea del mezzo cinematografico come strumento forte, irresistibile, capace di affascinare le masse. La ragazza che si vede in quelle foto è ancor oggi un’icona di sessualità.
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IL caso ha voluto che finissi di leggere Goldfinger nel giorno dedicato al sostegno della campagna contro la violenza sulle donne. (25 Novembre) Mi ha fatto riflettere quindi come questa storia, che ha influenzato non poco la cultura e gli atteggiamenti della mia generazione, non sia per niente in linea con le moderne aperture di genere. La donna che nel film risulta essere il personaggio femminile più forte, Pussy Galore, nel testo di Fleming è spesso fatta oggetto di ironie che oggi risulterebbero fuori luogo. Ad esempio è lesbica e la sua “confusione sessuale è una conseguenza del voto alle donne”. Ancora: Pussy viene sottomessa dal fascino macho di Bond e ridotta a “bambina obbediente” che si “accuccia nel cavo delle braccia di Bond e alza gli occhi verso di lui”. Qui, alla stoccata di Bond che le ricorda ciò che si dice di lei e cioè che dovrebbero piacerle solo le donne, Pussy fornisce una spiegazione che addirittura riconduce il suo lesbismo una psicopatologia. Come se la condizione omosessuale fosse il risultato aberrante di una adolescenziale violenza incestuosa. Ella infatti racconta: “Io sono del Sud. Sai come definiscono laggiù una vergine? Bè, è una ragazza che corre più veloce di suo fratello. Nel mio caso io non sono riuscita a correre più veloce di mio zio. Avevo dodici anni.”
E’ interessante anche osservare che già i soli cinque anni che intercorrono tra la stesura del libro e la produzione del film segnano un salto in avanti e gli sceneggiatori del film tratteggino il personaggio di Pussy con una maggiore positività, in un miglioramento del personaggio che fonda il proprio fascino nel fatto di essere una donna emancipata. Una donna che desidera e seduce in piena libertà ed autonomia. In pratica se volgiamo, mentre nel film le donne sono in una condizione di parità, nel libro sono in una condizione di sottomissione.
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Nel film ci sono tre bond girl e Pussy Galore, quella più importante e più riuscita, è interpretata da una attrice di tre anni più vecchia di Connery. Si tratta di Honor Blackman, già nota al pubblico britannico per il personaggio Cathy Gale della serie The Avengers, serie di telefilm televisivi che andò in onda dal 1961 al 1969, nota più tardi in Italia come Agente Speciale. Quindi nel '65 abbiamo il personaggio televisivo di Cathy Gale che si evolve in quello cinematografico di Pussy Galore. Si potrebbe pensare ad una distorsione sessualmente allusiva del cognome “Gale” in “Galore” (che per assonanza richiama l’italo ispanico “calor” operata dagli sceneggiatori, ma non può essere così perché il cognome di Pussy è già presente nel libro. Cioè tre anni prima che nascesse la serie televisiva. In ogni caso la trasgressione allusiva resta e Wikipedia tutt'oggi traduce il nome Pussy Galore in “carosello di figa” e c'è chi preferisce l’assonante latino “fighetta in Calore”. Ma è meglio fermarci ed evitare altre cadute di stile.
La donna coperta d’oro c’è nel libro, ma non c’è la scena del corpo sul letto che invece è l’icona del mito narrativo. Penso che il successo dell’icona sia connesso con l’emozione del pubblico per la recente (allora) e iconicamente omologa, morte di Marilyn Monroe.
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