diario di lettura e scritture semiserie by Francesco Boschetto. Brevi recensioni
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L'autore di questa pubblicazione si chiama Ruben Paul Adalian. Si tratta di uno storico che oggi dirige l'ISTITUTO NAZIONALE ARMENO di Washington. Nato nel 1955 a New York ha ottenuto fama per le sue ricerche sul più importante Genocidio del secolo scorso.
Il libro, in lingua inglese, descrive le condizioni geopolitiche e sociali del popolo armeno nell'Impero Ottomano, la nascita del nazionalismo e le tensioni etniche fino alla diaspora e la Repubblica Armena. Uscito nel 1995, io ho preso in esame la quarta edizione riveduta ed ampliata. Esso presenta una ricca bibliografia.
Il tema è di scottante attualità non solo per emergenti tensioni conflittuali con l'Azerbaigian per la regione del Nagorno-Karabakh che è abitata da una maggioranza armena, ma anche perché evoca la tematica genocidiaria che invita a riflettere su Israele e il suo leader Netanyahu in relazione allo sterminio massivo perpetrato quotidianamente sul popolo palestinese a Gaza, In Libano e in Giordania.
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L'Armenia ha conosciuto numerosi scontri con potenti imperi quali il Persiano, il seleucide, il romano, bizantino e l'arabo e in tutto questo percorso la resistenza e l'identità appaiono come caratteri fondamentali. Si tratta di un popolo indo-europeo situato tra il Mar Nero e il Mar Caspio le cui origini risalgono a 4000 anni fa. Quel territorio costituisce in pratica il collegamento geografico tra Europa ed Asia. La sua storia inizia verso il IX secolo a.C. con la fusione tra le popolazioni del nord e quelle dell'altopiano armeno che danno origine al regno Urartu.
Nel sesto secolo a.C sotto l'impero persiano l'Armenia era classificata come provincia (satrapia) e più tardi nel 301 d.C. l'Armenia divenne il primo paese al mondo ad adottare il Cristianesimo come religione ufficiale, per opera di san Gragorio. Dopo aver abbracciato il cristianesimo gli armeni, memori della lunga lotta contro lo zoroastrismo persiano, svilupparono una costante resistenza contro le religioni imposte dall'esterno. Un duro momento di tale lotta è costituito dalla conquista islamica quando, nel 642 d.C. la capitale DVIN dovette cedere. Da quel momento vennero introdotte la lingua e la cultura araba, ma gli Armeni continuarono a resistere. Nel 705 alcuni nobili armeni incontrarono governanti arabi con buone intenzioni, ma furono massacrati. Un'intera generazione di famiglie nobili fu sterminata. Gli armeni furono costretti alla sottomissione. Il principe Ruben I fuggì dalla regione e fondò un regno armeno indipendente in Cilicia. Questo regno divenne un importante alleato dei crociati nella loro lotta contro i musulmani. Il regno armeno di Cilicia durò dal 1080 al 1375, anno in cui fu conquistato dai mamelucchi d'Egitto e inglobato nel loro impero. Nel 1517 gli Ottomani misero fine al sultanato mamelucco. Questo nuovo impero riconosceva il diritto dei non musulmani a praticare la loro propria religione e usare la propria lingua ma la societa' era gerarchizzata e i cristiani erano in pratica cittadini di seconda classe. Non potevano portare armi né partecipare alla politica. Ma nonostante tali svantaggi, dice l'autore Paul Adalian, gli Armeni seppero assicurarsi un ruolo nell'economia che eccedeva al loro numero. Nella loro regione infatti il commercio e il transito delle merci era facile e sicuro. Tuttavia la ricchezza da loro acquisita non determinò alcuna differenza di status fino al diciannovesimo secolo quando, con la forte espansione dei commerci si verificò una presa di coscienza. Gli Armeni investirono nell'educazione e nell'identità collettiva, ma l'ostilità turca crescente peggiorò i rapporti armeno-turchi.
Nonostante le riforme del 1839 e 1856 mirate all'uguaglianza, la società turca le rifiutò. La crisi raggiunse l'apice dopo il congresso di Berlino del 1878 da cui gli armeni speravano garanzie contro gli abusi subiti in Anatolia orientale. L'articolo 61 del trattato prometteva protezione, ma fu ignorato, portando alla nascita di un movimento nazionale armeno politicizzato. Nel 1889 nacque un gruppo segreto che divenne il CUP (Comitato Unione e Progresso) e promosse l'ascesa del gruppo politico Giovani Turchi il cui obiettivo era la presa del potere con l'obiettivo per modernizzare l'impero in una monarchia costituzionale. Gli Armeni risposero fondando il partito Dashnaktsutyun . Ma nel 1913, i Giovani Turchi radicalizzarono le loro posizioni puntando alla omogeneità etnica e islamica.
All'inizio della Prima Guerra mondale gli armeni vennero accusati di complicità con la Russia. Nel 1914, gli uomini armeni furono arruolati e poi colpiti dall'esercito ottomano: fu la prima fase del genocidio. Il 24 Aprile del 1915, intellettuali armeni di Costantinopoli furono arrestati e deportati. La data di tale evento viene tutt'oggi commemorata come Giornata della Memoria del Genocidio. Successivamente, fu emanata la legge Tehcir, nel 1916, con persecuzioni e massacri che continuarono fino al 1923, anno della nascita della Republica di Turchia.
L’evento genocidiario è stato immortalato nel romanzo "I quaranta giorni del Mussa Dagh" di Franz Werfel. Le stime suggeriscono che circa 1.900.000 armeni persero la vita e i sopravvissuti furono costretti a disperdersi in esilio, principalmente negli Stati Uniti, dando vita alla "diaspora armena".
Nella zona russa, invece, gli armeni riuscirono a ricostituire una repubblica indipendente nel 1918, che fu riconosciuta ufficialmente con il Trattato di Sèvres nell'agosto 1920. Tuttavia, questa esperienza di indipendenza ebbe vita breve. Di fronte alla minaccia di una ripresa dell'espansionismo turco, con l'appoggio dei russi, nel dicembre 1920 fu instaurata una repubblica socialista nella regione.
Questa repubblica socialista fu inizialmente unita alla Repubblica Socialista Federativa Sovietica della Transcaucasia nel 1922, insieme ad altre repubbliche della regione. Successivamente, nel 1936, fu costituita come repubblica autonoma dell'URSS, acquisendo una maggiore autonomia all'interno dell'Unione Sovietica. Questo cambiamento segnò un nuovo capitolo nella storia dell'Armenia, che sarebbe rimasta sotto il controllo sovietico fino alla dissoluzione dell'URSS nel 1991.
Dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, l'Armenia dichiarò la propria indipendenza nel 1991 e il 2 Marzo 1992 l’Armenia fu ammessa come membro a pieno titolo tra le Nazioni Unite.
La Repubblica Armena riconosce la lotta curda ed ha espresso sostegno per i diritti dei curdi condannando le politiche di oppressione contro di loro. Tuttavia, la posizione ufficiale dell'Armenia sulla lotta curda è complessa e influenzata dalle sue relazioni con la Turchia e dalle considerazioni geopolitiche regionali.
L'Armenia ha mantenuto una posizione di sostegno ai diritti umani e alle minoranze, compresi i curdi, ma non ha espresso un sostegno esplicito alle organizzazioni curde armate come il PKK. L'Armenia cerca di mantenere una posizione equilibrata nelle sue relazioni con la Turchia e con le comunità curde, evitando di prendere posizioni che potrebbero aggravare le tensioni regionali.