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diario di lettura e scritture semiserie by Francesco Boschetto. Brevi recensioni

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IL COMMISSARIO PEPE, di Ugo Facco De Lagarda

 

 

 

 

Ugo Facco De Lagarda, autore de IL COMMISSARIO PEPE, lo scrisse su richiesta amichevole dell’editore vicentino Neri Pozza che lo pubblicò per la prima volta nel 1965. Successivamente seguirono altre edizioni, tra le quali quella della casa editrice GIANO del 2009.

 

La mia generazione, che all’epoca non lo lesse per niente, venne a conoscenza della tematica che esso tratta attraverso il ben più famoso film omonimo interpretato da Ugo Tognazzi. In esso l’attore, diretto da Scola nel 1969, interpreta il ruolo di un poliziotto che deve condurre, un po’ controvoglia, un’inchiesta di buon costume nella città di Vicenza. Egli la porta a termine ma alla fine accetterà l’insabbiamento e si farà trasferire perché i personaggi coinvolti stanno molto in alto. E la mesta tranquillità cittadina, per quanto moralmente corrotta, non andrà turbata.

Film e libro sono un po’ diversi perché nel romanzo alla fine è il commissario stesso a distruggere il fascicolo per non far nulla e se nel film c’è malinconia e satira di costume, nel romanzo c‘è invece rassegnazione e addirittura, a mio giudizio, un po’ di paranoia. Ma entrambe le opere sono di qualità e l’ispirazione è molto realistica.

Il romanzo, che ho letto con piacere e curiosità pochi giorni orsono, va considerato un giallo come il Pasticciaccio di Gadda o La donna della domenica di Fruttero e Lucentini. Ovvero romanzi che attraggono anche per il contesto realistico che descrivono. E’ fatto di interrogatori che si svolgono in sordina e buone maniere, e il commissario Pepe, che nonostante il cognome è un vicentino, per mantenere la riservatezza anche in questura si insedia per quindici giorni nella casa della sua donna, Matilde, mandandola per un po’ a stare a Milano. Ma via via che procede nell’inchiesta il povero commissario si trova sempre più accerchiato da un malcostume sessuale diffuso e protetto.

La vicenda viene collocata tra il 10 Aprile e il 5 Maggio 1964. In quell’arco di tempo cadono due festività importanti che normalmente si caratterizzano per commemorazioni e cerimonie pubbliche impegnative. Esse avrebbero potuto offrire al narratore l’occasione per descrivere l’ipocrisia di un ceto politico amministrativo cittadino corrotto dentro ma perbenista fuori. Ma l’autore non ha colto tale opportunità e non ne parla. Io non escludo però che inizialmente egli possa averci pensato altrimenti non si spiegherebbe la collocazione temporale scelta. Forse all’epoca, quando la politica ancora non interessava ai lettori, si è preferito lasciarla stare. E ne è uscito un racconto in cui sono descritte le nostalgie per il fascismo in ambienti religiosi e i torbidi intrecci di corruzione sessuale tra le famiglie bene della città. La città ovviamente non è una metropoli e trasuda provincialità. In essa, a differenza della situazione odierna la corruzione sessuale non è legata tanto al denaro quanto piuttosto ad una forte bramosia di “esperienze e sfoghi” e in questo si vede che la storia narrata è un po’ datata e non riproponibile.

Dal punto di vista della scrittura va detto che ci sono riferimenti sessuali anche espliciti, cosa rara all’epoca ma non sono efficaci come quelli di Fruttero e Lucentini che verranno sette anni dopo, nel 1972, stabilendo una contaminazione tra giallo ed erotismo che farà scuola. Inoltre, come osserva Alessandro Scarsella nella postfazione dell’edizione che ho letto, anche rispetto alla tipologia tipica del giallo vi sono anomalie come quella di coinvolgere nella sfera dei colpevoli la stessa donna del poliziotto; contravvenendo in tal modo uno stereotipo narrativo che resiste tutt’oggi (es. il commissario Montalbano).

 

                                                                                      **

 

Nel contesto vicentino sia il libro che il film non vennero accolti con favore. Ne riferisce Pupillo ad esempio nel suo “Il pesciolino rosso” laddove descrive l’attacco pesante del foglio cattolico locale La Voce dei Berici, che disconosce la storia narrata ne Il commissario Pepe, attribuendogli l’intento di voler colpire una provincia ancora sana, nella quale anche la stessa “contestazione” si richiama alla matrice del cattolicesimo.

Il riferimento è alle battaglie giovanili come quelle sulla obiezione di coscienza che ebbe risvolti interessanti proprio a Vicenza dove nel 1965 il Procuratore della Repubblica fece sequestrare con l’accusa di vilipendio delle forze armate il libro Appunti sulla Naja. Tale libro era stato scritto da Giuseppe Gozzini, primo obiettore cattolico, e pubblicato dalla casa editrice vicentina LA LOCUSTA, di Rienzo Colla.

 (Guido Crainz, Il paese mancato, pg 114)

 

 

                                                                                          ***

 

Ad un lettore valdagnese come me non può mancare la tentazione di cercare tra le pieghe di questa storia qualche allusione alla famiglia Marzotto che nel 1965 era molto in auge. Ma non c’è alcun riferimento e anzi l’intreccio tra contesse e curia vescovile ivi alluso allontana ogni possibilità di riferimento alla illustre famiglia valdagnese la quale com'è non non coltivava paticolari relazioni clericali. Tuttavia è opportuno notare che solo otto mesi dopo l’uscita del film avvenne la vicenda Casati Stampa.

In conclusione direi che la lettura di questo vecchio romanzo è ancora piacevle perchè ben scritto e perchè, soprattutto nella parte iniziale, offre ancora una descrizione suggestiva della cultura e dello stile di vita locali. Ma a cinquant'anni di distanza appare come limite pesante la totale assenza, in quella descrizione, de "i schei"  che sono fattore identitario portante del vicentino attuale.

Una cosa che trovo senz'altro indovinata invece è la copertina dove si mosta una donna vista dal basso mentre sale le scale. Mi risulta indovinata perchè richiama il verso di Fabrizio De Andrè che dice "... a vederla salir le scale/fino a quando il balcone è chiuso".

 

Ma soprattutto invita ad immaginare cosa ci sia sotto, che è esattamente ciò che scopre il commissario Pepe.

 

 

 

 

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