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diario di lettura e scritture semiserie by Francesco Boschetto. Brevi recensioni

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L'ultima missione di ARCONTE

 

 

L              ‘ULTIMA MISSIONE DI G-71” by Antonino Arconte

 

L’autore,  nato a Oristano nel 1954, cresciuto in una famiglia militare è stato  ex agente speciale del SISMI. Costui nella sua carriera è stato coinvolto in varie operazioni clandestine, con compiti internazionali ma successivamente è stato vittima di una sorta di damnatio memoriae, esperienza che lo ha portato a fare rivelazioni attraverso questo libro. Esso esplora le tensioni militari e le dinamiche umane durante periodi di conflitto dando vita ad un romanzo che contiene elementi di avventura combinati con riflessioni storiche. Il tutto in un testo di oltre 620 pagine che non disdegna la retorica del coraggio, del sacrificio e l’importanza della memoria. La trama è ricca di dettagli storici che aiutano a contestualizzare le vicende ivi narrate catturando l’attenzione sia di chi legge con interesse storico sia per lettori di pura narrativa. I personaggi sono frutto di invenzione ma evocano figure plausibili e la trama include dettagli sulle strategie militari e  sfide operative.

Il volume ha avuto discreta distribuzione, un pubblico di nicchia e continua ad essere reperibile dopo la prima uscita risalente al 2001 con riedizioni ad opera di UGO MURSIA. Io dispongo della  ristampa del 2019.

L’unità operativa nella quale Arconte risulta inserito fin dal 1970 è la Stay Behind nota per le vicende golpistiche che hanno caratterizzato la storia della nostra repubblica, ma si tratterebbe di una parte strettamente militare diversa da quella civile conosciuta per la lista di 622 componenti consegnata da Andreotti al parlamento il 24 ottobre 1990. E proprio questo fatto, ovvero l’esistenza di strutture ed operazioni diverse da quelle ufficialmente dichiarate, costituisce il motivo di interesse della vicenda biografica di Antonino Arconte. La mia lettura, saltellante e non particolarmente appassionata, ha cercato soprattutto riscontri storiografici sui vari misteri d’Italia di cui si occupano queste pagine.

Antonino Arconte venne sentito durante i lavori della Commissione Stragi diretta dal senatore Pellegrino. Tale commissione ha prodotto vari volumi in 12 tomi con relazioni e resoconti stenografici dei lavori, ma non risultano verbali di interrogatorio Arconte. È possibile che siano stati segretati.

Nel capitolo della relazione finale Pellegrino relativo alla “storia di Gladio” sono acclusi i 622 nomi della lista fornita da Giulio Andreotti. Tale lista è considerata incompleta e Arconte all’epoca fu fatto oggetto di un notevole fuoco polemico che mise in dubbio la sua credibilità ma le controdenunce di Arconte ottennero ragione condannando i promotori in via definitiva per diffamazione aggravata. Ciò fa di lui un personaggio molto scomodo e un testimone difficile da digerire. Perche? Mi sono chiesto. Ebbene vediamo alcuni punti sensibili.

Ho effettuato un percorso di lettura veloce del libro concentrando il focus sui passaggi che riguardano il caso Moro e cercando qualcosa di più su Ustica. Non c’è alcun  riferimento esplicito al lodo Moro ma in queste pagine si dice che Giovannone era uno dello stesso gruppo di Arconte, ovvero quelli indicato col G -  ecc. Inoltre egli sostiene che se non ci fosse stato il 16 Marzo Berlinguer avrebbe rotto definitivamente con il PCUS diventando il segretario del più importante partito socialdemocratico occidentale ed entrando al governo con ministri non collegati alla Difesa. (Pgg 221 – 236)

Su Ustica c’è un riferimento sia al missile che alla bomba come scenario anti Geddafi ma senza collegare nessuna delle due ipotesi a qualche Stato particolare. In questo scenario trovo interessante la ricostruzione dell’Affaire maltese e della operazione Tripoli. Di seguito riporto i termini riassuntivi.

 L'Affair Maltese rappresenta una grave crisi politica e militare scaturita dalle difficoltà economiche del governo maltese di Don Mintoff (che aveva maturato lunga amicizia con Craxi nella Internazionale Socialista) dopo la chiusura delle basi militari inglesi nel 1979. Questa crisi, culminata nell'estate del 1980, ha visto l'Italia, supportata dalla NATO, contrapporsi alla Libia. Eventi traumatici, come la strage di Ustica e la strage di Bologna, sono avvenuti in questo periodo. Malta, ottenuta l'indipendenza nel 1979, si trovò a dover sostituire le entrate derivanti dagli affitti pagati dagli inglesi. La Libia fin dal 1973 aveva stretto rapporti di collaborazione con Malta, fornendo assistenza economica e militare. Tuttavia, Malta, nel novembre 1979, decise di avviare ricerche petrolifere nelle proprie acque territoriali, inclusa la contesa secca di Medina, firmando un contratto con la Texaco. Questo scatenò la reazione della Libia, che rivendicava la sovranità su quella zona. L'Italia, grazie all'intermediazione di Craxi, offrì a Malta un trattato di assistenza politico-militare, nonostante i forti legami economici e commerciali con la Libia.

Un altro tema interessante che viene raccontato nel libro riguarda il periodo in cui Arconte ha fatto la guardia del corpo in un apposito team nei confronti di Gardini. Egli racconta un episodio avventuroso avvenuto in Florida dove sarebbero stati sperimentati alcuni impianti per la produzione e lo stoccaggio del famoso Olio di colza ovvero un carburante non sintetico di origine vegetale in grado di sostituire il petrolio. In quell’episodio il suo team avrebbe protetto con successo gli impianti da un sabotaggio terroristico americano. Da come la racconta Arconte pare che Craxi fosse molto interessato alle prospettiva che Gardini offriva all’Italia e forse lo stesso ciclo craxiano dei primi anni ottanta sarebbe collegato ad obiettivi che oggi definiremmo “sovranisti” sul piano energetico. Ovviamente per Arconte, anche se non approfondisce questo mistero, Gardini non si è affatto suicidato. Questa parte però non fu fatta oggetto di particolari polemiche sulla stampa. Al contrario di quella che segue.

Il punto chiave che ha fatto la fama di questo libro è quello che riguarda Aldo Moro. Egli conferma che i servizi subirono l’anno precedente una riforma pesante passando dal vecchio SID al SISDE in funzione della nuova prospettiva di Compromesso Storico. Ma – egli dice – non era tollerabile dai sovietici, sia italiani che russi, che il partito comunista più grande dell’occidente si sottraesse al controllo del Cremlino. E una certa rete di clientele DC non accettava di perdere una parte di controllo sulla vita del paese. Sul piano internazionale dopo il congresso del PCUS nel 1976 a seguito del quale si consolidò il potere di Leonid Breznev sotto la sapiente – egli dice – regia di Berlinguer un po’ tutti i comunisti occidentali di stavano sganciando e non avrebbero tollerato l’espansionistico amore di Breznev per i paesi arabi. Il KGB aveva una potente rete italiana e venne spinto dalla nomenclatura sovietica a considerare il progetto moroteo come la principale emergenza. L’America non disdegnò anzi  era d’accordo e alcuni quadri minori rimasti fedeli al vecchio SISMI nemmeno. Egli cita un viaggio di Miceli in USA e qui cita, a pagina 234, un viaggio di Berlinguer a Sofia in Bulgaria ove sarebbe scampato ad un attentato. Penso che questa sia una grave imprecisione dell’autore che confonde le date attribuendo al periodo dopo la riforma SID il vero attentato a  Berlinguer  avvenuto nel 1973. Ma tornando a Moro secondo Arconte i nostri servizi seppero subito che il 2 Marzo 1978 Carlos lo sciacallo aveva lasciato la Libia per venire in Italia a “dirigere la partita”. Ad eseguire l’operazione sono state le BR ma “dietro di loro c’erano uomini ben più addestrati ed organizzati.” Moro era seguito dal vincitore di una borsa di studio della Università della Lubianka che era la sede dl KGB. Giovannone fece il possibile per salvare Moro dalla tragedia ma la trappola del “partito della fermezza” vinse e Moro venne eliminato. La polemica su questo punto ebbe il suo apice con la trasmissione “TG3 Primo Piano del 12 Marzo 2003”. (oggi reperibile su YouTube) il punto indicibile che sta alla base della sua persecuzione in pratica e questo:  il Comsubin sapeva che ci sarebbe stato il rapimento Moro prima che esso avvenisse. Arconte non lo dice ma ciò dimostrerebbe la complicità di Cossiga. Siamo quindi in presenza di uno dei tanti casi in cui lo Stato al massimo livello istituzionale (Cossiga Presidente della Repubblica) interviene contro un proprio servitore per contrastare la ricerca della verità sul golpe del 16 Marzo 1978.

 

In definitiva il corposo libro di Antonino Arconte racconta la sua vita professionale infilandovi dentro varie pagine di storia politica vista dall’ottica di chi sta all’interno dei servizi e fiuta subito le varie manipolazioni. Ma cosa lo ha spinto a scrivere tale libro? Direi il senso di tradimento da lui subito da parte dello Stato. Sullo sfondo della sua narrazione infatti aleggia un teorema secondo il quale egli era stato emarginato e anche messo in galera con false accuse di spaccio per tenerlo fuori e forse anche proteggerlo dalle vendette di Geddafi. In questa parte della vicenda la sua colpa sarebbe stata quella di aver ordito per conto dei servizi (e forse come componente del Comsubin di Cossiga) il tentativo di colpo si stato antigheddafi per una  Malta a difesa italianizzata. Quel tentativo di golpe come sappiamo dalle indagini di Priore falli perche i servizi di Geddafi furono superiori e perché lo Stato Italiano, nel pieno dello scandalo ENI-Petromin, decise di firmare un trattato con Malta il giorno 2 Agosto 1980 in contemporanea con la strage di Bologna.

Bene. Tutto questo è ben riassunto nelle pagine più efficaci del libro, ovvero quelle comprese più o meno tra le pagine 260 e 330, ma ci sono atri punti bollenti che ora non ho il tempo di commentare…

La sua “Ultima Missione”, titolo un po’ fuorviante, pertanto è quella di offrire alla pubblica opinione  tutte le possibilità in suo possesso per ristabilire la verità. Ma anche quella di offrire ad un ex gladiatore la possibilità di prendere la liquidazione e vari benefit che gli sono stati sottratti cancellando le tracce contabili e manipolando la sua storia amministrativa. In questo libo lo Stato italiano si rivela essere un cattivo datore di lavoro, uno di quelli che ti fa lavorare per la SICUREZZA senza però rispettare le norme di sicurezza e senza versare i contributi previdenziali. Arconte oggi vive a New York.

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