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diario di lettura e scritture semiserie by Francesco Boschetto. Brevi recensioni

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De grandi e morti parla ben e lassa stare i torti.

De grandi e morti parla ben e lassa stare i torti.

La notizia relativa morte di Ariel Sharon, sabbatina, arriva non certo inaspettata, anzi pre-sondaggiata con moderne tecniche di inganno dell’opinione pubblica. Si dirà che sono ormai solo i fissati come me a sostenerlo, ma il Mossad non è certo estraneo ai piani di gestione della notizia. L’aspetto da cogliere è che vengono utilizzati i social networks per l’assaggio tattico dell’impatto. Su Facebook infatti era uscita la notizia, di venerdì, e gli stimolati followers avevano già iniziato a inviare commenti. E’ quindi arrivata la smentita della notizia e la sua gestione sabbatina. Ora Israele tace per osservare sia il riposo sabbatico che il comportamento dei sistemi infomativi dei vari paesi all over the world.

Il punto chiave è che la vera vox in capitulo da ascoltare in questo caso viene diluita tra gli encomi più o meno sinceri degli alleati occidentali.

Ma ovviamente non può sfuggire. Siamo in piena trattativa per la soluzione “due popoli due Stati”, certamente auspicabile, e rischiamo in tal frangente di sorbirci l’enfasi di coloro che vorrebbero dedicare alla figura di Ariel un tributo simile a quello, ipocrita e sproporzionato ma umanamente doveroso, recentemente dato a Mandela.

Perciò si dica ciò che si vuole, si dica che è solo un giudizio emotivo, ma si dica ciò che i Palestinesi dicono di Ariel:

“Un criminale con le mani sporche di sangue palestinese.”

***

E’ un fatto accertato, ed ammesso dagli atti ufficiali dello Stato di Israele medesimo, che Ariel Sharon, ministro in carica, all’alba del massacro di Sabra e Chatila venne contattato, informato e reso edotto con precisione su ciò che stava per accadere. Si tratta di un contato diretto con la direzione operativa che stava sul campo ed egli non mosse un dito, ma lasciò fare deliberatamente. A me basta questo; non occorre neanche seguire coloro che dichiarano tutt’oggi a gran voce che quello fu in realtà un massacro da lui voluto e pianificato: quello fu un crimine contro l’Umanità e si svolse sotto il suo consapevole silenzio. Un crimine noto, denunciato, accertato, ma rimasto senza processo. Oggi Ariel Sharon muore senza che la giustizia internazionale lo abbia mai dichiarato criminale di guerra, ma solo perché una comunità internazionale insabbiata nella propria diplomazia, a differenza di quanto avvenuto con i criminali della ex Jugoslavia non ha avuto la capacità di incriminarlo.

Per questo io mi sento legittimato a credere in ciò che dicono le sue vittime; in ciò che dice Fatah. I due grandi rivali di quella storia non possono essere messi sullo stesso piano.

Onore all’eroe Jasser Arafat. Rispetto umano per Ariel Sharon. Sic transit gloria mundi.

Ma per quanto riguarda me, il mio intimo pensiero, voglio onorare l'insegnamento della mia famiglia:

"de grandi e morti parla ben. No ocor mia che te li basi.

Sàra la boca e tasi!"

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